Schiavitù, piaga del 3° millennio

12 milioni di esseri umani costretti ad una vita di schiavitù. Uomini ma soprattutto donne e bambini condannati dalla loro debolezza e vulnerabilità allo sfruttamento lavorativo, economico o sessuale. Individui privati della libertà, costretti a lavorare senza possibilità di scelta, senza tutela o riconoscimento, senza stipendio, in condizioni disumane. Un profitto da 32 miliardi di dollari l’anno, circa 13 mila dollari per ciascuna vittima, soldi che entrano nelle tasche di governi, di giunte militari o di organizzazioni criminali che gestiscono lo sfruttamento sessuale e il lavoro forzato soprattutto minorile. Sono dati allarmanti dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) che racchiudono la corruzione degli uomini di potere e la complicità delle corporazioni multinazionali, il coinvolgimento dei paesi in via di sviluppo ma anche di quelli industrializzati. Schiavi in Asia, Africa, America del sud, ma anche schiavi connessi alla globalizzazione e quindi schiavi coinvolti nelle migrazioni e nel traffico di esseri umani. Nel mondo la stima minima delle vittime coinvolte nella tratta è di 2.45 milioni, un milione di persone all’anno, l’80% donne e bambini, il 70% coinvolto nella prostituzione. Ogni anno nel territorio dell’Europa occidentale entrano 500.000 vittime del traffico di esseri umani e anche nel nostro paese la tratta si nasconde in fabbrica e nei campi, nelle case, nel lavoro domestico, nelle strade. Una schiavitù “usa e getta” che a differenza delle epoche passate non racchiude nessun interesse nel mantenimento e riproduzione del proprio “investimento”. Ma come un tempo questi “negrieri” si impossessano delle proprie vittime con la forza, l’inganno, la minaccia, ma anche con mezzi più subdoli facendo leva sulla povertà, sulle persecuzioni ma anche e soprattutto grazie al miraggio del benessere facilmente accessibile nei paesi occidentali. In seguito la merce umana viene sottoposta a sfruttamento nei luoghi dove è maggiore la domanda. Prezzate, vendute o barattate, queste persone arrivano nelle mani dei loro sfruttatori finali quando sono state ormai totalmente spogliate della propria dignità. Non più esseri umani ma oggetti di basso costo facilmente sostituibili che concludono la loro esistenza nei campi e in fabbriche protagonisti di disumani lavori forzati, nelle case sottoposti a vessazioni o a matrimoni forzati, nelle strade coinvolti nell’accattonaggio o per vendere il proprio corpo come oggetto sessuale ma anche nelle cliniche per venderlo pezzo per pezzo. La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ha sancito da tempo i valori di libertà e di eguaglianza ma è ormai tempo che questi valori vengano riconosciuti dalla totalità delle Nazioni e che tutte le nazioni coinvolgano non solamente la politica, e l’istituzione giuridica, ma soprattutto la forza intellettuale, culturale perchè nessuno possa più essere considerato schiavo.

di Massimiliano Fanni Canelles

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Massimiliano Fanni Canelles
Massimiliano Fanni Canelles Head of CAD Nephrology and Dialysis, Health Department with University of Udine Adj. Professor in Alma Mater University in Bologna of International Cooperation Editor of SocialNews Magazine President of Auxilia Foundation Twitter. @fannicanelles Instagram @fannicanelles

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