Famiglia, è tempo di rilancio

Emanuela Baio Dossi

La famiglia è il vero motore della società. Nei prossimi anni l’Unione affronterà la sfida cruciale dell’invecchiamento della popolazione e della bassa natalità. Bisogna portare la donna in primo piano, rispondere all’incremento della non autosufficienza e rafforzare i rapporti fra generazioni, contrastare le nuove forme di disagio e di povertà, dare impulso alla crescita demografica.

Oggi siamo il Paese più vecchio d’Europa: gli over 65 sono il 16,5% della popolazione, fra cinque anni la percentuale salirà al 20,4%. Nel 2030 per ogni 100 ragazzi al di sotto dei 15 anni ci saranno 307 persone anziane. E’ quindi indispensabile costruire un welfare a misura di famiglia. Occorre realizzare un modello di stato sociale che armonizzi i diritti, le responsabilità e le opportunità dei diversi componenti del nucleo – genitori e figli – nel corso delle varie fasi della vita.

Investire sulla famiglia significa, innanzitutto, investire sui diritti delle persone e in particolare sulla maternità. La prima grande scelta deve essere quella di riconoscere il diritto di avere un figlio, non una tantum, come hanno fatto le destre con gli assegni da consegnare a ogni nato. Costruire le condizioni che permetteranno alle donne di diventare madri è il primo anello di una catena a cui sono collegate tutte le altre decisioni da prendere in sede di programmazione economico-finanziaria. Occorre incrementare il tasso di occupazione femminile, che nel nostro Paese è di molto inferiore ai livelli minimi stabiliti dall’Europa. E’ indispensabile aumentare la diffusione del part-time, la flessibilità del sistema deve portare ad approntare misure che permettano la conciliazione fra i tempi del lavoro e quelli dedicati alla cura. La famiglia, infatti, è il luogo che più di ogni altro forma le persone, ma è anche una sorta di “avamposto” della società, dove avviene il primo contatto con le tensioni e le contraddizioni del nostro tempo.

Per sostenere questo processo riteniamo utile creare uno strumento che offra un aiuto economico ai genitori e contemporaneamente sia una reale opportunità di investimento per l’avvenire dei figli. Impegneremo risorse pubbliche per assegnare a ciascun neonato un fondo da restituire in 30 anni, in base alle capacità lavorative e di reddito sviluppate nel corso della vita. Il fondo sarà finanziato dallo Stato fino alla maggiore età dell’assegnatario, i familiari potranno fare a loro volta delle donazioni, al patrimonio accumulato sarà garantirà la rivalutazione nel tempo. I genitori potranno disporre del fondo solo per il 50% dell’accreditamento annuo. Il giovane potrà utilizzare la parte restante per la formazione, le attività professionali, artigianali o imprenditoriali.

Anche i diritti dei minori hanno bisogno di nuovo impulso e di investimenti adeguati per contrastare i crescenti fenomeni di abbandono, violenza, disagio psicologico e sociale. Bisogna lanciare una grande campagna contro la povertà minorile che coinvolge nel Paese ben 2 milioni di ragazzi. Intendiamo realizzare una politica integrale di accoglienza della vita, che sostenga le famiglie e in particolare le donne nel compito di promuovere la crescita e l’autonomia dei figli. L’ipotesi dei nidi aziendali si è rivelata poco incisiva e culturalmente miope. Vogliamo favorire la creazione di nuovi nidi, rafforzando e qualificando i servizi di cura con le infrastrutture necessarie a rendere più ricco il tempo libero dei bambini e dei ragazzi.

Ma c’è da considerare anche che l’allungamento della vita media ha incrementato i bisogni di assistenza agli anziani e più in generale alle persone non autosufficienti, un problema ormai esplosivo per milioni di famiglie. E’ necessario rafforzare l’assistenza domiciliare e favorire la convivenza tra le generazioni, per farlo crediamo che la soluzione giusta sia la nascita del “Fondo nazionale per i non autosufficienti”. Va sbloccata e approvata la proposta di legge insabbiata dal Governo delle destre, che si è rifiutato di finanziare un intervento strutturale in grado di mettere subito a disposizione delle famiglie ben 4 miliardi di euro.

C’è poi il problema cruciale della casa: le amministrazioni locali, penalizzate dal taglio dei trasferimenti, hanno abbandonato ogni programma di edilizia residenziale pubblica con ricadute sulle condizioni di vita delle persone e in particolare delle giovani coppie. Intendiamo potenziare il “Fondo per il sostegno agli affitti”, che incidono sul reddito nella misura del 60%. Metteremo a punto un “piano casa”, incrementando il patrimonio abitativo, pubblico e cooperativo, a canone agevolato. Occorre promuovere un patto con gli imprenditori, perché si predispongano piani di investimento nel settore edilizio.

Non posso che chiudere con una considerazione sulle coppie di fatto. In questa materia ci atterremo strettamente al programma di governo sottoscritto da Romano Prodi e da tutte le forze politiche che si riconoscono nell’Unione. Crediamo fermamente nella necessità di riconoscere alcuni diritti – la possibilità di avere la reversibilità della pensione, ma anche quella di informarsi sullo stato di salute del partner, per fare degli esempi e non sono i soli – senza però costruire le condizioni di una competizione con la famiglia tradizionale, che resta il modello più diffuso per fare comunità scelto dagli italiani nella propria vita privata.

 

Emanuela Baio Dossi
Senatrice

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