Le leggi si possono cambiare

Nella società occidentale la relazione del padre con il figlio deve fronteggiare le spinte di frattura provocate da pregiudizi, tradizioni e consuetudini giudiziarie che fino ad oggi sono prevalse nelle decisioni per l’affidamento dei figli nelle separazioni coniugali. La legge sull’Affidamento Condiviso appena approvata al Senato, con le sue innegabili limitazioni, rappresenta il primo passo verso un fondamentale cambiamento culturale e di mentalità ma anche una modifica nel Diritto di Famiglia. Da oggi, secondo la nuova legge, la salute, l’educazione e lo svago dei propri figli dovrà essere un diritto e dovere per entrambi i genitori separati, come diritto e dovere dovrà essere il contatto continuativo con i propri nipoti da parte dei nonni. La commisurazione dell’assegno in base a capitoli di spesa, le modifiche di assegnazione della casa coniugale in caso di convivenza more uxorio di uno dei due genitori o di nuove nozze, dovranno essere rispettate. Le pene, in caso di mancato rispetto delle decisioni del magistrato per la non corresponsione dell’assegno di mantenimento o per il mancato esercizio del diritto di visita, dovranno essere inasprite. Ma soprattutto l’esclusione dell’esercizio della potestà genitoriale ad uno dei due genitori dovrà essere opportunamente motivata e le famiglie già separate non dovranno essere escluse dai benefici della legge. Le separazioni coniugali sono ormai un fenomeno di massa sia sociale che mediatico e le vittime dei conflitti che in esse si innescano sono prevalentemente i bambini. Lo Stato, con l’approvazione di questa legge, ha cercato di prendere un provvedimento per arginare un dramma sociale sempre più consistente, anche se l’obiettivo principale avrebbe dovuto essere volto a ridurre le motivazioni che innescano le conflittualità, piuttosto che escludere uno dei due genitori in caso di conflittualità come invece è specificato. E piuttosto che accontentare l’una o l’altra parte o l’una o l’altra lobby, il compito del futuro governo dovrà essere quello di concentrare le energie per tutelare i diritti dei nostri figli, che tutti noi indistintamente definiamo il bene più prezioso della vita e il futuro della società, mettendo in secondo piano -se non escludendo del tutto- gli interessi economici e politici che spesso condizionano certe scelte. Oggi infatti non abbiamo la possibilità di capire se le norme di questa legge verranno applicate nel modo in cui ognuno di noi diversamente spera e se l’applicazione o meno della legge porterà ad una riduzione dei danni che oggi le separazioni comportano. E non siamo neanche in grado di prevedere se un adeguato servizio di mediazione sarà sufficiente a ridurre il male, l’odio, l’astio, la ripicca e la vendetta nei contendenti della lotta familiare o meno: lotte e conflitti fra persone, fra stati, fra culture, esponenzialmente crescenti, sempre meno controllabili e sempre più drammatici. Nella nostra società tutto ormai è competizione e mentre la civiltà negli ultimi anni è riuscita ad arginare i drammi che affliggevano i più deboli, come un fiume impetuoso, il male, trovandosi alcune strade sbarrate, ne cerca e trova inevitabilmente di nuove perché la massa del suo essere non è diminuita. Il nostro compito per il futuro non dovrà quindi essere quello di vincere come vince il male e cioè con l’arroganza, con la sopraffazione del nemico, con il desiderio di dare una lezione una volta per tutte, perché una vittoria ottenuta in questi termini è una vittoria sempre fallimentare che spingerà il male verso nuovi obiettivi. Dobbiamo invece ribaltare le logiche e i linguaggi con i quali ci confrontiamo, ribaltare i concetti di giudizio e di lotta, ribaltare i concetti d’armi e vittoria per smettere di accettare gli idoli che governano le nostre logiche, quelle stesse che alimentano e legittimano l’ingiustizia, l’esclusione sociale, la violenza….logiche fino ad ora predominanti nel genere umano.

di Massimiliano Fanni Canelles

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