La sfida di una grande, piccola donna

“Proprio lì è Dio, nel più povero, nel più indifeso, nel più impotente: il bambino nel seno della madre. Amare, non uccidere. Toccare ogni vita umana così come vedete il sacerdote toccare l’Eucarestia, con la stessa delicatezza e attenzione, con la stessa capacità di contemplarne la sacralità” Madre Teresa di Calcutta

“Dateli a me. Madre Teresa e l’impegno per la vita” di Pier Giorgio Liverani è un libro dedicato a tutti coloro che hanno a cuore la vita umana, a tutti quelli che giorno dopo giorno combattono ostacoli insormontabili per salvare anche un solo bambino sul quale incombe la terribile minaccia dell’aborto. Soprattutto è dedicato a tutti coloro che a volte, finita la giornata, si ritrovano con la testa tra le mani e gli occhi gonfi di lacrime perché quel bambino, no, non sono riusciti a salvarlo, ed è sempre più difficile, in un mondo forgiato sull’indifferenza e sulla cecità, promuovere la vita ed educare ad amarla e rispettarla. Sopra di loro infatti, al di sopra dell’appassionato lavoro di uomini e donne del popolo della vita, impegnati ad esempio nei Centri di Aiuto alla Vita, si stende la mano benedicente e incoraggiante di Madre Teresa di Calcutta, nominata “Presidente onorario dei Movimenti per la Vita di tutto il mondo” nel 1990, su iniziativa del Movimento per la Vita Italiano (www.mpv.org). Ed è questo aspetto della vita della Madre, di protettrice e salvatrice della vita umana nascente, che Pier Giorgio Liverani, opinionista di Avvenire e condirettore di “Sì alla vita”, mette in luce nel libro “Dateli a me. Madre Teresa e l’impegno per la vita” (Città Nuova, 2003)

            Il testo è un documento estremamente prezioso innanzitutto in quanto “lente di ingrandimento dello specifico rapporto della piccola suora albanese di cittadinanza indiana con il diritto alla vita dei figli concepiti, ma non ancora nati”, come dice Carlo Casini nella Prefazione. Ed ecco allora che Liverani, con l’usuale e apprezzato taglio giornalistico, ci conduce indietro nel tempo, tra le migliaia di persone accorse nelle città italiane per ascoltare nel silenzio più misterioso le parole di Teresa: siamo a Milano, aprile del 1977, nello stadio di San Siro, nei mesi in cui il Movimento per la Vita tentava di scongiurare il varo della Legge 194 sull’aborto, con l’aiuto delle testimonianze delle voci più autentiche…ma poi siamo al Castello Sforzesco nel 1979 ad ascoltare le sue parole, mai senza speranza e colme di fiducia nel futuro, nonostante si ricordasse in quell’occasione il triste anniversario della promulgazione di quella terribile legge (oltre 4 milioni di morti fino ad oggi!)…e poi ci ritroviamo nel 1981 a Firenze, al suo fianco per raccogliere le firme a favore del referendum per l’abrogazione della legge 194, la sera stessa in cui Giovanni Paolo II fu colpito da Alì Agca…e ancora a Firenze nel 1986 per gridare con la voce di lei un “Appello all’Europa” affinché il vero umanesimo ritrovi le sue antiche radici a partire dal riconoscimento, reale e non retorico, della inviolabilità assoluta della vita umana…e siamo a Baghdad nel 1990 nella “Casa della Carità”, ivi da lei fondata, seduti con la piccola suora vicino ai letti dei bambini per convincerli che i rombi che sentono non sono bombe, ma tuoni e pioggia ai quali seguirà il sereno…e in mille altri luoghi (ai quali Teresa avrebbe rinunciato per stare sempre solo con i bisognosi se il Papa non l’avesse invitata a testimoniare ovunque), dalle Conferenze del Cairo e di Pechino alle raffinate sale dell’Onu o della Casa Bianca, dai colloqui con i Presidenti di gran parte delle nazioni più potenti del mondo ai discorsi alle radio e alle televisioni più importanti del pianeta…..E la Madre ha ripetuto sempre le stesse e semplici parole: “proprio lì è Dio, nel più povero, nel più indifeso, nel più impotente: il bambino nel seno della madre. Amare, non uccidere. Toccare ogni vita umana così come vedete il sacerdote toccare l’Eucarestia, con la stessa delicatezza e attenzione, con la stessa capacità di contemplarne la sacralità”.

          Vi è però almeno un secondo motivo per cui è essenziale che questo libro di Liverani sia oggetto di studio e lettura, soprattutto da parte di chi teme di trovarsi sconfitto dalla “cultura della morte”: la più piccola delle donne, la più umile servitrice, la madre dei “più poveri tra i poveri” ha dimostrato che con la fede nel Padre e l’azione concreta nel presente è possibile cambiare il mondo, scardinare sistemi e ideologie che parevano immodificabili, mutare i pensieri nel cuore degli uomini apparentemente più crudeli… E di questa capacità “scandalosa” di Madre Teresa l’autore ci offre numerosi esempi: fu addirittura Saddam Hussein a donare alla Madre una casa per ricoverare i bambini di Baghdad, così come fu lei a far adottare da una vera famiglia, capace di sincero amore, anche i bambini abbandonati (e pertanto disprezzati e ritenuti “intoccabili”) di Calcutta, e ancora fu lei con le sue parole a incrinare la società statuinitense passata poi dal filoabortismo di Clinton alle attuali posizioni pro life di Bush…

          In questo sta la potenza della “dinamite” di Teresa di Calcutta (così ne parla l’autore ricordando il giorno in cui, nel 1979, la Madre ricevette il Premio Nobel): nel testimoniare che la “cultura della morte” può essere sconfitta, purché si decida di seguire, con lei, la via “del dono”, una via che non è affatto coperta dalla polvere e sulla quale proprio lei ha ritracciato le orme nel lavoro silenzioso e umile. E proprio oggi, in un’epoca in cui gli uomini sembrano sempre insoddisfatti, annoiati e scontenti, questa via può dischiudere ad ognuno la comprensione del senso dell’esistenza e una vera serenità che nasce solo dal riempire di felicità gli altri. Serenità che Teresa insegnava con queste parole, riportate dall’autore nel capitoletto Le mani di Teresa: «Guarda le tue mani: quando ti sembra di non poter fare niente chiedi al Signore: che cosa farò oggi per Gesù? Cinque dita, cinque parole, una mano. Poi l’altra: cosa farò oggi per l’uomo? Altre cinque dita, altre cinque parole…E se la sera ti senti deluso, ripeti: che cosa ho fatto per Gesù? E per l’uomo? Quindi alza le braccia al cielo, ringrazia Dio Padre e vai a dormire sereno».
La felicità passa attraverso l’opera delle nostre mani: «La vita è una sfida, affrontala. La vita è una lotta, accettala. La vita è un sogno, fanne una realtà».

Antonello Vanni
scrittore e docente universitario di bioetica
www.antonello-vanni.it

Redazione SocialNews

Rispondi