Terapia AIDS

Per la prima volta si ipotizza di utilizzare la tecnologia dell’RNA messaggero (mRNA) per combattere l’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita), la malattia provocata dal virus HIV. Si tratta della stessa tecnologia impiegata nei vaccini anti-Covid-19 sviluppati da Pfizer/BioNTech e Moderna.

Nonostante i progressi della terapia antiretrovirale non siamo ancora in grado di sconfiggere l’AIDS. I farmaci disponibili sono altamente efficaci nel bloccare la replicazione del virus e permettono alle persone sieropositive di condurre una vita lunga e in buona salute ma non riescono a eliminare completamente l’HIV dall’organismo. Il virus si rifugia in modo silente all’interno dei linfociti TCD4+ integrando il proprio materiale genetico con il genoma umano. Questo è un meccanismo simile a quello osservato in altri virus latenti, come quelli del gruppo degli Herpesvirus che restano inattivi per lunghi periodi e riprendono la proliferazione solo quando le condizioni sono a loro più favorevoli. Queste cellule infette costituiscono il cosiddetto serbatoio virale: il virus al loro interno si trova in uno stato di latenza, non si replica e non induce l’espressione di antigeni virali sulla superficie cellulare. Questo le rende invisibili al sistema immunitario, che non è in grado di riconoscerle e distruggerle. Il fenomeno, noto come ciclo lisogeno, rappresenta la principale barriera biologica che impedisce di ottenere una cura definitiva contro l’HIV.

Lo studio che potrà risolvere questo problema è stato realizzato dall’Università di Melbourne con i ricercatori del Peter Doherty Institute for Infection and Immunity di Melbourne (VIC, Australia). Sono stati utilizzati linfociti umani prelevati da persone infettate dal virus dell’AIDS in terapia antiretrovirale. I risultati sono stati pubblicati su Nature Communications il 29 maggio 2025.

La novità di questa tecnica risiede nello sviluppo di particelle lipidiche di nuova generazione – chiamate LNP X – progettate appositamente per penetrare i linfociti TCD4⁺ quiescenti. Una volta all’interno queste nanoparticelle rilasciano un mRNA che codifica per la proteina Tat dell’HIV. Questa proteina è capace di riattivare il virus latente inducendo l’espressione degli antigeni virali sulla superficie della cellula infetta. In questo modo la cellula diventa riconoscibile dal sistema immunitario che può procedere alla sua eliminazione. 

Nell’esperimento le cellule umane trattate con Tat-mRNA hanno effettivamente espresso le proteine virali e lo hanno fatto senza segni di tossicità. Tuttavia la strada verso un trattamento efficace e proponibile è ancora lunga. Uno dei principali interrogativi è se la riattivazione del virus sia sufficiente a permettere l’eliminazione della cellula infetta e se questo evento non possa fare ripartire la malattia dell’AIDS, fino a quel momento controllata dai farmaci antiretrovirali. In molti casi infatti il sistema immunitario non è abbastanza efficiente per svolgere questo compito da solo. Bisognerà quindi valutare se associare questa tecnica a immunoterapie, anticorpi neutralizzanti o cellule CAR-T per ottenere un’eliminazione completa e definitiva del serbatoio virale. In ogni caso, dopo i promettenti risultati ottenuti, il prossimo passo sarà la sperimentazione su modelli animali, seguita da studi clinici sull’uomo. 

Va inoltre sottolineato che la tecnologia sviluppata dai ricercatori australiani potrebbe essere adattata anche ad altre malattie croniche, oncologiche o infettive, caratterizzate dalla presenza di cellule che sfuggono al riconoscimento del sistema immunitario. La possibilità di utilizzare l’mRNA per istruire le cellule a esprimere specifici segnali biologici sulla loro superficie — rendendole così più riconoscibili al sistema immunitario — rappresenta una vera e propria rivoluzione terapeutica, resa possibile dai progressi tecnologici maturati durante la pandemia da COVID-19.

Massimiliano Fanni Canelles

Viceprimario al reparto di Accettazione ed Emergenza dell'Ospedale ¨Franz Tappeiner¨di Merano nella Südtiroler Sanitätsbetrieb – Azienda sanitaria dell'Alto Adige – da giugno 2019. Attualmente in prima linea nella gestione clinica e nell'organizzazione per l'emergenza Coronavirus. In particolare responsabile del reparto di infettivi e semi – intensiva del Pronto Soccorso dell'ospedale di Merano. 

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