Uomini e donne, ancora troppi stereotipi

Scandaloso è forse il termine più appropriato a definire quanto avvenuto di recente nel corso della trasmissione Rai1 “Parliamone… sabato”. Il programma ha proposto una lista choc contenente i motivi, o meglio stereotipi di genere, per i quali un uomo dovrebbe preferire una fidanzata proveniente dall’Est, con tanto di ospiti in studio. Questo l’elenco:

  • Sono tutte mamme ma, dopo aver partorito recuperano un fisico marmoreo
  • Sono sempre sexy. Niente tute né pigiamoni
  • Perdonano il tradimento
  • Sono disposte a far comandare il loro uomo  
  • Sono casalinghe perfette e fin da piccole imparano lavori in casa.

Tale provocazione ha finito per creare una situazione caratterizzata da toni alquanto sessisti, soprattutto a causa degli interventi effettuati. Momenti che si sarebbero dovuti evitare ma che hanno posto in evidenza quanto sia ancora diffusa una cultura maschilista.  

Uomini contro le donne: gli stereotipi a scuola

bambini stereotipi di genere

Fonte: https://www.flickr.com/photos/richteabiscuit/

 

Aldilà di quanto di grave accaduto nella trasmissione, è facile notare come stereotipi di questo tipo rappresentino ancora quasi la normalità. Ma cos’è esattamente uno stereotipo? In questo contesto essere definito come un insieme di credenze per le quali degli individui associano delle caratteristiche ad altri gruppi di individui.

Da qui si può ricavare il concetto di stereotipo di genere. Difatti, esso consiste nell’attribuire comportamenti e caratteristiche a un genere, maschile o femminile. Ad esempio, aggettivi quali “carina, sexy, gentile, sensibile” vengono quasi sempre utilizzati per descrivere dei tratti femminili. Dall’altra parte “coraggioso, aggressivo, muscoloso, dominante” è ciò caratterizza il maschio. Si tratta di concetti che si annidano nella mente umana sin dall’infanzia.

Il progetto “Che genere di cultura”, promosso dalla Provincia di Venezia, ha voluto proprio verificare la presenza di stereotipi di questo tipo all’interno del contesto scolastico. Sono stati fatti compilare agli studenti di elementari e medie dei questionari. I risultati hanno mostrato come determinati aggettivi siano attribuiti di getto a un genere piuttosto che all’altro, e come quello femminile sia contraddistinto da maggiori attribuzioni negative, come fragilità e debolezza.

Il progetto ha dimostrato, inoltre, che i ragazzini associano differenti lavori al genere maschile o femminile. Scavando più a fondo, è possibile notare che determinate scelte scolastiche siano predilette dall’uno o dall’altro genere.  E queste decisioni non sono forse dettate da stereotipi ben radicati nell’immaginario collettivo che vedono i ragazzi ottimi matematici, e le ragazze adatte a svolgere lavori sociali?

La psicologa australiana Cordelia Fine l’ha definito “neurosessismo”. La scienza, però, ha già dimostrato come non sia possibile stabilire se un cervello sia maschio o femmina: siamo tutti uguali. Non esiste prova che abbia saputo dimostrare che – ad esempio –  le donne non possano riuscire nelle materie scientifiche. Il problema è allora di fondo, radicato nella società.

Il Rapporto europeo del 2010 Differenze di genere nei risultati educativi” ha dimostrato che molti ragazzi e ragazze delle scuole superiori scelgono ancora carriere che rispecchiano i tradizionali ruoli di genere. Le donne rappresentano però la maggioranza degli studenti e dei laureati in quasi tutti i paesi e sono particolarmente presenti nell’istruzione, nella sanità, nel welfare e nell’ambito umanistico e artistico. Gli uomini si trovano invece perlopiù nell’ingegneria, nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni.

E l’Italia?

donna casalinga stereotipi genere

Nel nostro Paese la rilevazione Istat 2013 illustra come alcuni stereotipi sui tradizionali ruoli di genere siano ormai stati superati. Il 77,5% della popolazione,infatti, non è d’accordo nel ritenere che l’uomo debba prendere le decisioni più importanti riguardanti la famiglia. Quasi il 70% afferma che per una donna la responsabilità in ambito familiare rappresenti un ostacolo all’accesso alla posizione di dirigente.

La maggioranza pensa, a questo proposito, che l’uomo dovrebbe partecipare in modo più attivo alla cura e all’educazione dei figli e che le faccende domestiche andrebbero divise all’interno della coppia. Nonostante ciò, ancora metà popolazione ritiene che gli uomini siano i meno adatti ad occuparsi dei lavori di casa e continua a persistere lo stereotipo dell’uomo breadwinner, al quale compete il mantenimento della famiglia. Termine che vuole indicare un modello di sostentamento familiare, in questo caso, di tipo patriarcale. L’uomo è occupato nel lavoro per ricevere uno stipendio, mentre la donna è esclusivamente moglie e madre, dedita alla casa e ai figli. Con l’aumento dell’occupazione femminile, però tale percezione ha iniziato a cambiare anche se il reddito femminile viene ancora considerato un plus rispetto a quello dell’uomo. Questo perché i due stipendi vedono ancora un alto differenziale: le donne dovrebbero lavorare un mese in più per avere uno stipendio annuale pari a quello maschile.

 

Superare gli stereotipi di genere? Ci vuole un cambio di mentalità

Angelo Trocchia, il presidente di Unilever Italia, una multinazionale anglo-olandese a cui appartengono marchi operanti nell’industria alimentare, dei prodotti per la casa e per l’igiene, ha dichiarato che per colmare la distanza tra uomini e donne sul lavoro, il primo passo da fare è cambiare mentalità. Si devono, infatti, abbandonare definitivamente stereotipi e pregiudizi.

stereotipi genere break

Fotografia di Jennifer Wu/Flickr

Unilever ha lanciato un progetto di cambiamento che vuole mettere al centro l’individuo esclusivamente basandosi sulle sue capacità professionali. A questo fine, l’azienda ha commissionato una ricerca che ha evidenziato come anche la pubblicità abbia un ruolo cruciale nella diffusione di ruoli sociali differenti. Un semplice esempio: alle bambine sono, da sempre, destinati prodotti quali bambole o accessori di bellezza. Questi rappresentano fin da subito l’ambito, da una parte, della cura materna e, dall’altra, dell’apparire.

E sono davvero i media che continuano a fornire una pubblicità sessista, con la donna protagonista quale oggetto sessuale. L’unico spazio disponibile è per le belle, le magre e le sensuali. Ma è proprio la comunicazione commerciale a diffondere i modi di essere, i linguaggi, le metafore e le visioni del mondo che entrano nell’immaginario collettivo e che non fanno altro che danneggiare la donna.

copertina vogue stereotipi genere

 

Perché non provare allora a promuovere un’immagine diversa? Che sia aderente alla realtà e in grado di schiacciare lo stereotipo. È questo che tenta di fare, ad esempio, la campagna #unstereotype di Unilever e  “Cambiamo il gioco” di Audi.

La prima vuole contribuire ad un cambiamento culturale proponendo la donna con delle caratteristiche veritiere nelle pubblicità di tutti i vari brand del gruppo. Anche Audi ha manifestato la volontà di promuovere un modello sociale più egualitario. In un recente spot ambientato in un negozio di giocattoli, una bambola si tuffa nel reparto dei giochi maschili, rimanendo affascinata da una macchinina, l’Audi appunto. Vi si mette alla guida, sfrecciando tra le corsie del negozio, fino all’accensione delle luci. Arriva, a quel punto, un bambino che, oltre al modellino, decide di portare a casa anche la bambola. Al termine dello spot un forte messaggio: il gioco non dovrebbe conoscere nessun genere.

Progetti di questo genere sono già diffusi, ma il loro impatto è ancora limitato: le donne, infatti, continuano ad imbattersi ogni giorno negli stessi stereotipi e sono costrette a superare barriere sociali.

Abbattere gli stereotipi è difficile, ma non impossibile. Con una maggiore consapevolezza, che parta dalla prima infanzia, sarà possibile auspicare un futuro in cui uomini e donne saranno posti sullo stesso piano, con le stesse possibilità di scelta.

 

Alice Pagani

Alice Pagani, nata a Verona il 21/06/95. Attualmente studente di Scienze Politiche, Relazioni Internazionali, Diritti Umani presso l'Università degli Studi di Padova. Da sempre lettrice accanita, amante di lingue, culture e nuovi posti da scoprire. SocialNews mi permette di coltivare la passione per la scrittura, applicando, allo stesso tempo, gli studi universitari. Cosa sono per me i diritti umani? Tutti quei diritti che spettano a ognuno in quanto essere umano presente sulla Terra, non sono ammesse discriminazioni. 

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