On the road: cosa fare per proteggersi?

Un viaggiatore preparato può affrontare e godersi qualsiasi viaggio! Purtroppo, come mostrano le ricerche internazionali, succede che la maggior parte dei viaggiatori internazionali, anche (specialmente) quelli italiani, spesso non sono ben preparati dal punto di vista sanitario

Alberto Tomasi, Andrea Rossanese

In un mondo in cui il viaggiare, a vario titolo, assume un posto centrale tra le attività umane – per l’aumento dei flussi migratori e della facilità di interscambi e di contatti con Paesi lontani – la necessità di garantire assistenza sanitaria a tutti i viaggiatori occupa ormai un posto di rilievo tra le attività mediche.
Proteggere se stessi, ma anche evitare di importare patologie infettive diventa un obiettivo per un turismo veramente responsabile. In realtà, un viaggio dovrebbe essere prima programmato, studiato nel suo itinerario. Bisognerebbe prepararsi sulla storia del Paese visitato, la sua arte, la cultura, magari anche la lingua. Prima di partire andrebbero raccolte informazioni sul posto da visitare, letti libri, guide, guardati documenti, ascoltate conferenze.
Un viaggio va preparato anche sul piano sanitario: le vaccinazioni raccomandate, la chemioprofilassi contro la malaria, i farmaci da portare con sé, le malattie ed i rischi presenti nella Nazione. Solo così è possibile ottenere dal viaggio tutto ciò che si cerca. Solo così il viaggio, che può essere iniziato per tanti motivi diversi, diventa una vera grande esperienza sul piano umano, culturale, sociale.
Ogni anno, quasi 18 milioni di Italiani si recano all’estero. Il 10% dei viaggiatori raggiunge Paesi tropicali e subtropicali, nei quali condizioni igienico sanitarie, abitudini alimentari, clima e stili di vita sono meno controllati che in Italia. Ogni 100.000 viaggiatori in Paesi in via di sviluppo per mese di soggiorno, quasi 50.000 manifestano disturbi nel corso del viaggio, 8.000 ricorrono al medico, 5.000 sono costretti a letto, 1.100 limitati nelle attività, 300 ricoverati nel corso del viaggio o a casa, 50 rimpatriati per ragioni sanitarie ed uno muore.
Nella maggior parte dei casi (circa il 60%) le persone che oggi viaggiano lo fanno per turismo. Non manca, però, chi si sposta per lavoro, cooperazione internazionale, adozioni. Non vanno neppure dimenticati militari, emigranti, rifugiati, sportivi. In generale, aumentano i viaggiatori anziani, i bambini, le donne gravide, i portatori di malattie croniche, i VFR (visiting friends and relatives), tutte categorie, in un modo o nell’altro, maggiormente esposte allo sviluppo di condizioni patologiche.
I problemi sanitari correlati ai viaggi sono molteplici, dagli effetti del clima, delle radiazioni solari (colpo di sole, di calore, disidratazione, ecc.) e delle temperature estreme (congelamento), alla sindrome del jet-lag; dalle patologie legate al mezzo di trasporto (aereo, nave, auto) a quelle da altitudine; dagli incidenti stradali e balneari alle malattie sessualmente trasmesse; dalle malattie a trasmissione oro-fecale alle patologie infettive e tropicali trasmesse da vettori (tabella 1).Tabella1 Spesso, tuttavia, la gente viaggia senza sapere dove va o cosa va a vedere. Viaggia perché lo fanno gli altri, per sentirsi uguale agli altri.
Recenti indagini, svolte anche a livello internazionale, hanno messo in evidenza come un numero significativo di viaggiatori, diretti verso destinazioni a rischio, non sa stimare le eventuali minacce sanitarie e non ha richiesto alcuna consulenza sanitaria, né si è preoccupato di adottare opportune misure preventive prima e durante il viaggio. Il modo migliore per salvaguardare la salute dei viaggiatori è quello di creare una migliore collaborazione tra turismo e sanità.
In quest’ottica, il ruolo di diversi mediatori (medici di medicina generale, farmacisti, agenti di viaggio, ecc.) è fondamentale per indirizzare i viaggiatori, prima della partenza, ai diversi ambulatori di Medicina dei Viaggiatori istituiti nelle ASL italiane. Vari studi mostrano che gli ambulatori di Medicina dei Viaggiatori, ora presenti in tutte le ASL italiane, sono in grado di offrire adeguata assistenza a tutti coloro i quali viaggiano. Sono, inoltre, proprio i viaggiatori a ritenere che le informazioni ricevute in questi centri siano le più affidabili. Ma la percentuale di coloro i quali vi si rivolgono è, generalmente, molto bassa. In Italia è stato stimato che soltanto il 10 – 20% dei viaggiatori diretti in zone a rischio sanitario prevenibile consulta un ambulatorio di Medicina dei Viaggiatori prima della partenza. È stato, invece, ampiamente dimostrato come il vantaggio per i viaggiatori che si recano in ambulatorio per lo meno 15 giorni prima di partire sia notevole, e che essi hanno meno bisogno di contattare un medico durante il viaggio ed al ritorno. La sensibilizzazione effettuata nell’ambulatorio di Medicina dei Viaggiatori non può riguardare solo i metodi per evitare disturbi e malattie (profilassi antimalarica, vaccinazioni contro le malattie infettive, ecc.), ma fornisce anche indicazioni relative ai comportamenti da adottare nel caso si presentino situazioni che richiedano assistenza sanitaria. I viaggiatori che si recano in altri Paesi devono essere stimolati in generale a riflettere sui valori culturali e sul rispetto dei popoli che vi risiedono.
In tema di turismo responsabile e di prevenzione delle malattie, non si può non fare riferimento ai rischi del turismo sessuale e del preoccupante aumento confermato dall’ECDC delle malattie infettive a trasmissione sessuale.

Medici dei viaggiatori

Che cos’è il turismo sessuale?
Si tratta di un viaggio, nazionale o internazionale, svolto da uomini e donne con l’intento principale di avere rapporti sessuali con uomini/donne/bambini che risiedono nel luogo di destinazione. La prostituzione è spesso illegale, ma ampiamente praticata. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, si tratta di un’industria che vale molti miliardi di euro.
Ogni anno, circa tre milioni di persone viaggiano per scopi sessuali. Oltre al vero e proprio turista sessuale, anche ad altri viaggiatori può accadere di ritrovarsi a far parte della medesima categoria: turisti che tornano con una certa regolarità in uno stesso Paese, lavoratori, uomini e donne che viaggiano per affari, ecc. Ciò che preoccupa maggiormente a proposito di turismo sessuale sono le violazioni dei diritti umani e lo sfruttamento delle diseguaglianze esistenti (sul piano politico/economico, di sesso, di razza o di età) con lo scopo di perseguire la propria gratificazione sessuale. Questa forma di turismo non è dannosa solo per il/la partner sessuale del turista, ma anche per le rispettive famiglie e comunità. A parte l’impatto devastante sui bambini, sussistono seri problemi legali: i trasgressori possono essere perseguiti non solo nel Paese nel quale commettono il reato, ma anche nel loro Paese d’origine, in molti casi anche se non vi ritornano. Un esempio viene dall’Australia, ove si prevede il carcere per 20 anni per un Australiano che commetta abusi sessuali su un bambino in un altro Paese o per 10 anni se viene anche solo scoperto ad organizzare un viaggio per turismo sessuale.
Il turismo sessuale e la prostituzione minorile rappresentano la principale e, molto spesso, unica fonte di reddito per i Paesi asiatici, africani ed europei coinvolti (basti pensare che questo business è uno dei tre più redditizi a livello globale, insieme al commercio di armi e di droga). I turisti sessuali occasionali, abitudinari e pedofili, hanno un’età compresa tra i 20 e i 40 anni (più bassa rispetto al passato) e sono in cerca di nuove esperienze, dettate dal “consumismo sessuale”, da una “discriminazione che sconfina nel razzismo”, dalla “difficoltà nello stabilire rapporti paritari con le donne” e dalla “falsa credenza che fare sesso con bambini sia a minor rischio AIDS”, con la rassicurante certezza dell’anonimato e dell’impunità. Secondo dati recenti, sono 80.000 ogni anno i turisti del sesso che partono dal Belpaese alla volta di qualche meta in cui la prostituzione minorile è forte e radicata. Di questi, il 60% è occasionale, il 35% abitudinario e “solo” il 5% è costituito da pedofili. La nostra società scientifica, la SIMVIM (www.simvim.it), propone a tutti i viaggiatori queste dieci regole per viaggiare in salute ed in modo responsabile per sé e per gli altri.

LE 10 REGOLE D’ORO DEL VIAGGIATORE RESPONSABILE (SIMVIM)
– 3-4 settimane prima di partire, verificare se occorrono vaccinazioni obbligatorie o raccomandate rivolgendosi all’Ambulatorio di Medicina dei Viaggiatori della ASL.
– Assicurazione sanitaria: verificare di averne sempre una ben attiva.
– Attenzione a ciò che si mangia: NO a cibi freddi o riscaldati, buffet freddi di carne, pesce o molluschi, creme all’uovo o alla panna, salse crude all’uovo.
– Attenzione a ciò che si beve: spesso l’acqua del rubinetto e delle fontane non è potabile. Usare acqua minerale in bottiglie sigillate, evitare il ghiaccio.
– Evitare rapporti sessuali occasionali. Utilizzare sempre il preservativo.

Farmaci da viaggio. Ricordarsi di portare:
– farmaci che si assumono abitualmente;
– antimalarici (nei casi indicati) e repellenti per gli insetti;
– farmaci che potrebbero essere utili (antidolorifici, antibiotici);
– attrezzatura varia (creme solari a fattore protettivo molto alto, forbici, cerotti, salviette disinfettanti).

Per prevenire la malaria:
proteggersi dalle punture di zanzare e, quando necessario, assumere farmaci antimalarici. La chemioprofilassi va iniziata prima dell’arrivo in zona malarica, assunta con regolarità durante tutto il periodo di permanenza e continuata ancora dopo aver lasciato la zona a rischio. Al rientro, se compare febbre di origine non chiara, ricordarsi di riferire al medico che si è frequentata una zona malarica.

Traffico stradale:
prestare la massima attenzione alla guida, anche a quella degli altri. In molti Paesi in via di sviluppo gli incidenti stradali sono molto frequenti e, spesso, gravi.

Criminalità:
attenzione a non esporre troppo denaro e oggetti di valore, specie nei quartieri e nelle aree pericolose delle città.

Attualmente si conoscono più di venti malattie sessualmente trasmesse. Le più comuni sono:
• Gonorrea
• Sifilide
• Chlamydia
• Herpes
• Aids
• HPV (papilloma virus)


Alberto Tomasi, Andrea Rossanese,
SIMVIM (Società Italiana di Medicina dei Viaggiatori e dei Migranti)

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