Un viaggio per aiutare gli altri e ritrovare se stessi

“Piangerai quando verrai qua e piangerai quando te ne dovrai andare – mi avevano detto appena arrivato ed è stato proprio così. È stata dura entrare nel progetto ed è stata dura andarsene perché si è consapevoli che, se qualcuno non va a dare una mano, la situazione è critica”

Diana Frattini

Inizia così il racconto di Andrea Ramella, diciannovenne milanese al primo anno di Economia, partito, la scorsa estate, per un progetto di volontariato in Sri Lanka.
Il programma grazie al quale Andrea, per quattro settimane, ha vissuto e prestato aiuto a Kendy è il ProgettoHuman, una tipologia di Viaggio Solidale della WEP. Questa organizzazione internazionale favorisce scambi linguistici e culturali in tutto il mondo e promuove una serie di progetti caratterizzati dall’obiettivo di portare aiuto nei Paesi in difficoltà, salvaguardando le specie animali e vegetali a rischio (Progetto Eco e Wildlife) oppure contribuendo al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali (Progetto Human, quello scelto da Andrea). Ai programmi partecipano giovani provenienti da tutto il mondo. Vengono guidati da coordinatori esperti i quali non solo mostrano le tecniche manuali per la realizzazione dei progetti, ma istruiscono anche sulle caratteristiche ambientali e culturali del luogo.
Deborah Portolan_2
Ai Progetti Wildlife e Human possono aderire i ragazzi di età superiore ai 15 anni; per i Progetti Eco è, invece, necessario aver compiuto 17 anni. Dell’attività più difficile e delicata in Sri Lanka – disabled orphanage, assistenza ai disabili troppo poveri per provvedere a se stessi o rifiutati dalle loro famiglie – Andrea racconta: “Spesso è dura, ma, grazie a queste attività, c’è modo di garantire un supporto concreto a persone completamente isolate perché non accettate da nessuno. Si creano legami molto forti: i monaci ai quali sono andato a pitturare il tempio mi hanno chiamato su Viber quando sono tornato in Italia. La conversazione non è stata delle più lunghe perché sapevano dire solo – Hi Andria, welcome to Sri Lanka! – ma è stata ugualmente gratificante.”
Quando gli si chiede che ne pensi di questa esperienza, risponde sorridendo: “Nel mese in Sri Lanka ho imparato che anche l’ultima persona di questo mondo possiede una storia degna di essere ascoltata. Una parola, un gesto, uno sguardo possono cambiare il modo in cui interagisci con gli altri. Penso che il lascito maggiore di questo viaggio sia una grande carica d’intraprendenza e di autostima per affrontare le occasioni future. È stata un’esperienza fantastica, vissuta in un Paese accogliente e con delle persone sempre solari e interessanti. Ringrazio molto la WEP per questa opportunità.” Rispetto al 2015, nell’anno in corso l’organizzazione ha registrato un significativo aumento del 30% nelle adesioni. Analizzando i dati, oltre il 60% dei volontari parte dal Nord Italia e, del totale dei ragazzi in partenza, circa il 73% è di sesso femminile. Il progetto Human incontra il maggior gradimento: viene scelto da circa la metà dei ragazzi.
Fra le destinazioni possibili, Indonesia e Sud Africa sono le più richieste, preferite, rispettivamente, dal 23 e dal 22% dei ragazzi. A seguire, Thailandia (8,2%), Sri Lanka (5,2%), Cina (3,4 %) e Tanzania (1,7 %).

Matilde Lanata, invece, giovane genovese in Sud Africa per prendersi cura degli animali di una riserva naturale, racconta: “Ho preso parte ad un Viaggio Solidale in Sud Africa, a Porth Elizabeth. Ho avuto l’occasione di entrare in contatto con gli animali allo stato brado ed in cattività presenti in un centro di riabilitazione e cura.
Per l’intera esperienza è stato affascinante come, essendo circondata da compagni provenienti da ogni parte del mondo, anche quando le giornate erano meno impegnative tutto rimaneva una continua scoperta”. Deborah Portolan, Udinese poco più che ventenne, ha trascorso un mese nella provincia di Singburi, zona centrale della Thailandia. In questo periodo ha prestato la sua attività all’interno dell’orphanage project. “Si tratta di un tipo di volontariato faticoso – racconta – ma è impagabile il sorriso dei bimbi che ti aiutano a portare i secchi di terra da un posto all’altro. Sono davvero soddisfatta di questo viaggio. Nel mio piccolo, sento di essermi resa utile. Devo molto anche alle persone che ci hanno seguito. È grazie alla loro esperienza ed al loro coordinamento se il nostro contributo può risultare davvero utile.”

Diana Frattini, WEP World Education Program

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