Peter Greste: guerra al terrore per l’informazione

“Libertà di espressione e guerra al terrore”: si intitolacosì l’intervento di Peter Greste, corrispondente per Al-Jazeera English, intervistato dalla reporter Marina Petrillo, in occasione del Festival Internazionale del giornalismo a Perugia ’16. Un intervento accurato che ha acceso i riflettori sulle difficoltà del giornalista nell’assolvere alle proprie funzioni di servizio pubblico con libertà.

Di Maria Grazia Sanna

Photo by Maria Grazia Sanna

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La guerra al terrore è uno status che incatena chi ha il dovere di fare informazione. Lo scopriamo attraverso le parole e l’esperienza di Peter Greste, giornalista australiano, corrispondente per aljazeera english che, in occasione della 10° edizione del Festival del giornalismo a Perugia, ha lanciato un allarme sulle condizioni di oppressione, che minacciano giornalisti e reporter . Introdotto da Marina Petrillo, corrispondente per Reported, Peter Greste ha argomentato questa mancanza di libertà, riportando, tra le altre, la sua storia come prigioniero in Egitto accusato di essersi messo contro la sicurezza nazionale, dando notizie false.

Per offrire un background del contesto su cui operano oggi tanti suoi colleghi, Peter Greste è partito dalle mappe del Freedom House, che mostrano una netta involuzione della libertà di espressione per i giornalisti dal 1995 al 2010, in particolare nelle aree del sud america, dell’africa e dell’asia. Ha poi definito il 2001 come turning point: dopo il 9 settembre di quello stesso anno, data dell’attentato alle Torri Gemelle da parte di al qaeda, il modo di relazionarsi agli operatori dei media è cambiato radicalmente sul fronte del medio oriente. Nel novembre 2001, un paio di mesi dopo la dichiarazione di guerra da parte del governo Bush, 4 giornalisti, tra cui l’italiana Maria Grazia Cutuli sono stati assassinati in un attacco in Afghanistan. Successivamente, sembra per sbaglio, una sede di aljazeera english è stata presa di mira dal governo americano. Una nuova epoca di terrore è così iniziata: i reporter non erano più visti da parte del governo americano come il canale di accesso per investigare su ciò che avveniva in Medio Oriente e, viceversa, da questi governi come lo strumento per modificare l’immagine che ne veniva delineata.

In tutte quelle aree segnate dalle rivoluzioni, tra cui anche la primavera araba, chi si presentava come giornalista era in pericolo per il solo fatto di esercitare quella professione. Stando ai dati del CPJ (Committee to Protect Journalists) è cresciuto in questo ultimo decennio il numero di giornalisti imprigionati: nel 2012 c’è stato il picco con 232 reporter catturati.

Molti di loro sono stati accusati di essere sovversivi nei confronti del governo, oppure, in una minoranza di casi, di riportare notizie false e insulti. In particolare è cresciuta l’attenzione per le notizie online. Lo stesso Peter Greste, mentre si trovava in Egitto, nel 2015, è stato catturato e tenuto in prigione per 400 giorni, con l’accusa di collaborare con i terroristi e gli estremisti islamisti,  dopo solo due settimane in cui si trovava a El Cairo per riportare le difficoltà tra ciò che era rimasto dei conflitti della Primavera araba e i fratelli musulmani. In seguito è stato ritenuto innocente e liberato dallo stesso governo. Ma questo è solo un esempio di quanto sia difficile oggi per un giornalista operare senza timore.

In australia, vista come colonna portante della libertà di stampa, alcuni anni fa è stata approvata una legge che permette l’arresto da 5 a 10 anni per qualunque giornalista diffonda informazioni considerate servizi segreti di intelligence. Peter Greste, nel corso della presentazione, definisce questo un grave attacco alla democrazia e richiama l’attenzione dei professionisti presenti perché si adoperino costantemente per proteggere la libertà di espressione. Come ha detto il filosofo francese, Albert Camus, una stampa libera può essere buona o cattiva, ma senza libertà, la stampa non potrà mai essere altro che cattiva”.

 

 

Maria Grazia Sanna

Nata a Sassari il 14/08/1991, attualmente studio Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna e scrivo per Social News cercando di trovare connubio tra teoria e pratica. Appassionata di viaggi, cultura e politiche, ricerco sempre nuovi stimoli nelle esperienze quotidiane e in quelle all'estero. Ho vissuto in Francia come tirocinante, in Belgio come studentessa Erasmus e a Londra come ragazza alla pari ma questo è solo l'inizio. 

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