Visita di Aiuto Umanitario al Centro Rifugiati in Slovenia

Marta Vuch

12509732_800283746766216_2126413739906335735_nSi possono trovare numerosi articoli di giornale con gli ultimi aggiornamenti riguardo alla cosiddetta “crisi dei rifugiati”. I tragici eventi di questi ultimi mesi sono serviti a sollevare ancora più interrogativi sul futuro status di molti di questi migranti e sulle politiche dei Paesi europei attraverso i quali essi transitano. All’interno della comunità dell’UWC (United World College) dell’Adriatico, molti di noi leggono e si sforzano di trovare un senso alle questioni ed alle sfide poste dall’odierna situazione. Spesso, ci sentiamo inutili, incerti su cosa potrebbe essere fatto per contribuire ad una situazione tanto complessa da un punto di vista storico, politico, sociale ed economico quanto quella che il mondo si trova ad affrontare al giorno d’oggi. Ovviamente, non abbiamo soluzioni.
Fatichiamo persino a sapere come riconoscere nel modo più appropriato le tragedie accadute, a sapere come contribuire ad evitarle. Ciononostante, persiste il desiderio di aiutare in qualunque maniera ci sia possibile, e anche se potremmo analizzare e, addirittura, criticare la misura in cui le nostre azioni fanno effettivamente la differenza, sono felice che ci sentiamo comunque spinti ad aiutare.

Nelle scorse settimane un piccolo gruppo di studenti del college si è recato presso un centro in Slovenia che fornisce cibo, indumenti ed un posto per dormire ai rifugiati che vi passano.
Il gruppo di studenti che ha partecipato al viaggio è interamente parte di una squadra di servizio sociale che si incontra per un’ora e mezza una volta alla settimana in un centro di donazione del Friuli Venezia Giulia per impacchettare scatole di approvvigionamenti da distribuire ai rifugiati della zona. Prima di partire, gli studenti hanno organizzato una vendita di torte ed hanno chiesto donazioni all’interno della comunità del college per raccogliere i fondi per poter portare del cibo al centro, così come erano state raccolte in precedenza le donazioni per gli indumenti.
Gli studenti hanno ottenuto oltre 200 Euro ed hanno portato con é un furgoncino pieno di cibo e vestiti invernali. Nel centro, sono stati in grado di intravedere fugacemente come potrebbe vivere un rifugiato che passa per la Slovenia. Nonostante al momento nel centro non ci fossero rifugiati, era atteso un gruppo per i giorni successivi, ed erano già in corso i preparativi.
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La segnaletica intorno al centro era scritta in Inglese, Arabo e Sloveno. Un piccolo promemoria di un’altra sfida che molti migranti affrontano ed affronteranno: la lingua. Il corridoio nel quale gli arrivati si recavano per ricevere nuovi articoli di abbigliamento era fiancheggiato da centinaia di paia di scarpe donate che sarebbero state presto impiegate per percorrere le successive tappe di viaggi difficili: scarpe per uomini, donne e bambini. Le ampie stanze in cui gli immigrati avrebbero presto dormito erano piene di letti vuoti e brande. Tuttavia, l’evidenza della privazione e della difficoltà è stata in qualche modo eclissata dall’impattante traccia di umanità e determinazione rimasta nel centro.
C’erano un tavolo ed un tappeto con libri per bambini colorati ed impilati con precisione e peluche sistemati con cura semplicemente in attesa di qualcuno che ci giocasse.
I volontari hanno spiegato che il corridoio principale del centro era stato usato molte volte come palestra o pista da corsa per i bimbi che vi passavano la notte. All’arrivo, a tutti i migranti veniva consegnata una moltitudine di beni di prima necessità, oltre ad una tazza di tè. Anche quando le cose erano difficili i bambini giocavano e correvano tutt’intorno, e le persone erano felici di ricevere qualcosa di caldo da bere.
Anche quando il mondo politico stava affondando nell’incertezza su come gestire la “crisi migranti” i volontari si sono fatti avanti con immutata ospitalità ed attenta cura. Perciò, mentre continuiamo a leggere le notizie e a sforzarci con sfide apparentemente sempre più grandi poste dai recenti conflitti, violenze ed incertezza, è forse importante riconoscere che non abbiamo le risposte a questi problemi, ma non sempre dobbiamo farlo, ed anche se le nostre azioni sono spesso piccole e limitate, il nostro desiderio di aiutare non lo è. Una manciata di libri per colorare, tazze di tè e vestiti invernali faranno sicuramente ben poco per cambiare la crisi dei migranti, ma possiamo sperare che faranno una piccola differenza sul piano individuale. E nonostante sia importante valutare criticamente l’efficacia delle nostre azioni, spero che non perderemo mai il nostro desiderio di trovare un modo per aiutare.

Marta Vuchresponsabile per il Medio Oriente di Auxilia Onlus

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