Il bambino e l’acqua sporca

di Paolo Sceusa

I Tribunali per i minorenni assumono competenze penali quando giudicano i minori imputati di reati e competenze civili quando devono intervenire a regolare le funzioni genitoriali mal esercitate. Le norme procedurali penali sono codificate in modo completo e minuzioso; quelle procedurali civili, invece, non sono codificate in un’apposita legge, ma si devono trarre dal sistema processuale civile nel suo complesso, sempre più frammentato e ricco di fonti, anche sovranazionali. Ne deriva una sensibile difformità di prassi processuali civili fra i vari Tribunali minorili del Paese, che determina comprensibile sconcerto fra gli operatori del settore (avvocati e personale dei servizi socio-sanitari), oltre che tra le stesse parti private (minori, genitori e parenti) e, spesso, tra gli stessi giudici minorili e quelli di famiglia. Trovandomi, dal luglio del 2009, a presiedere il Tribunale per i minorenni di Trieste, mi sono deciso ad introdurre molte modifiche dimostratesi risolutive dei molteplici ed annosi problemi che affliggevano l’immagine di questa istituzione giudiziaria. Dovendo stare nei limiti imposti dall’editore, procederò ad esporne alcune in estrema sintesi:

1. problema dell’eccessiva durata dei processi civili:
–  per correggere l’eccessivo afflusso di ricorsi, ho istituito un sistema di formazione e informazione del personale dei servizi socio-sanitari del territorio di competenza (tutto il Friuli-Venezia Giulia e parte del Veneto) tramite un ciclo di videoconferenze a cadenza mensile. Le strutture socio sanitarie sono state così reindirizzate a trattare autonomamente, senza coinvolgimento del Tribunale, i casi caratterizzati da buona collaboratività dei genitori e dei parenti, nel seguire il sostegno e le indicazioni correttive fornite dagli operatori;
–  per abbattere gli arretrati spaventosi e garantire una correntezza che non continuasse a produrne, ho formato personalmente i giudici onorari (ben 21 professionisti del settore psico-pedagogico) affinché potessero effettuare, nel rispetto della legge, la necessaria quantità di udienze istruttorie sentendo sempre tutte le parti (in primis i minori) e i loro avvocati, così da accertare i fatti, a prescindere dalle relazioni valutative dei servizi sociali, da portare alle decisioni collegiali, dove sono sempre presenti i giudici togati.
Risultati ottenuti: la durata media dei procedimenti di adottabilità è scesa da oltre 7 anni a 478 giorni; la durata media dei processi di controllo sulle funzioni genitoriali è scesa da oltre cinque anni a 267 giorni. L’arretrato è stato da tempo azzerato, non essendo pendenti procedimenti iscritti anteriormente al 2013 (salvo alcune unità, tutte già fissate per la decisione).

2.  problema dell’esecuzione dei provvedimenti:
–  per appianare le difficoltà esecutive, che spesso esitano nella mancanza di reale esecuzione (e dunque di effettività) dei provvedimenti minorili, oppure sfociano nelle operazioni disastrose con cui l’informazione mena scandalo (ad esempio gli allontanamenti manu militari sul modello del recente caso di Cittadella), ho introdotto la figura del giudice delegato all’esecuzione. In contatto con gli organi esecutivi (servizi e forza pubblica), egli governa in tempo reale tempi e modi dell’esecuzione del provvedimento. Il provvedimento stesso, poi, non è mai generico, automatico o stereotipato, ma già dettagliato nel regolare le problematiche esecutive che si intravvedano già come prevedibili, alla luce della conoscenza delle parti derivata dall’istruttoria.
Risultati ottenuti: le decisioni sono caratterizzate da precisione nei dettagli esecutivi. La loro osservanza è garantita da un giudice.

3.  problema dell’abbinamento dei (pochi) minori abbandonati in Italia ad una delle (moltissime) coppie aspiranti ad adottarli:
–  per:
a) evitare l’assordante silenzio di informazioni agli aspiranti all’adozione nazionale sullo stato della loro domanda, informazione garantita dalla legge “in ogni tempo” e necessaria alle persone per poter valutare le loro chance di accoglimento, così da poter orientare le loro fondamentali scelte esistenziali in proposito di filiazione;
b)  garantire la totale comparazione, imposta al Tribunale dalla legge, delle caratteristiche proprie di ciascuna coppia titolare di una domanda valida ed efficace rispetto alle caratteristiche individuali del bambino da affidare per l’adozione;
si è introdotto un metodo innovativo di rating per sette aree di valutazione personologica, sussunte in apposito database, che consente una rapida ed accurata formazione della rosa entro la quale poter scegliere in tempi rapidissimi la coppia da abbinare al minore abbandonato (o alla fratria).
Risultati ottenuti: cessata reiterazione all’infinito da parte delle coppie con chance adottive minime; compressione dei tempi processuali di abbinamento; reperimento, finora al 100%, di coppie cui abbinare financo i minori con caratteristiche “disperate” (già adolescenti o in condizioni psico-fisiche molto compromesse, gravi o gravissime); “svuotamento” completo delle strutture di accoglienza presenti nel nostro territorio da tutti i minori dichiarati adottabili e rimasti “inoptati”, anche da anni, con superamento positivo dell’affidamento preadottivo; fin qui, nessuna “restituzione” di minori abbinati con questo metodo.

4.  problema della carenza di personale amministrativo nelle cancellerie:
per risolvere tale annosa, penosa e gravissima carenza, che tanto influisce sull’operatività e sull’efficienza concreta di un Tribunale (ed è per questo che ne parlo qui), mi sono inventato (assumendone la responsabilità), una modalità di inserimento di personale volontario per sgravare i pochi impiegati presenti (che, altrimenti, non avrei nemmeno potuto mandare in ferie, a meno di non chiudere le cancellerie) delle numerose e quotidiane incombenze materiali di tipo meramente esecutivo (fax, fotocopie, inserimento atti, compilazione di quaderni di cancelleria, ecc.), attraverso un’inedita applicazione della cosiddetta “legge quadro sul volontariato”, previa informazione agli organi di vigilanza del mio operato di presidente.
Risultato: cancellerie aperte, con impiegati maggiormente dediti alle loro funzioni di concetto e di rapporto col pubblico.
Concludo spiegando il titolo. Sono all’esame del Governo alcuni progetti di riforma dei Tribunali per i minorenni, esistenti nel nostro Paese dal 1934.
Se ne ipotizza anche la loro soppressione. Può darsi che questo risponda al desiderio di quelli che li considerano alla stregua di “acqua sporca da buttare”. Può darsi che non sempre tutti i Tribunali minorili del Paese abbiano dato buona prova di sé e che alcuni non si siano ancora completamente adeguati alle regole del giusto processo, imposte da Costituzione e Convenzioni europee ed internazionali.
Tuttavia, il Tribunale per i minorenni di Trieste, che ho l’onore di dirigere, ha compiuto molti passi in avanti e sicuramente non è l’unico ad essersi posto sulla strada dell’innovazione e dell’efficienza, attraverso il maggior rispetto dei diritti di tutti i soggetti con cui si rapporta. Ecco: il bambino che rischia di esser gettato con l’acqua sporca.

di Paolo Sceusa
Presidente del Tribunale per i minorenni di Trieste.

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