Attenzione, non si parla delle immondizie della nonna

Padre Maurizio Patriciello

Non ha mezzi termini il parroco di Caivano nel descrivere la situazione disumana che si sta consumando sul territorio campano dove non c’è famiglia che non debba fare i conti con una sepoltura da tumore o con una patologia comunque in corso a causa dei rifiuti

In Campania è in atto un vero e proprio dramma ambientale e umanitario. Le province di Napoli e Caserta sono da anni oggetto di un’ingiustizia plateale portatrice di sofferenze e morte. Le nostre campagne sono state inquinate. Milioni di tonnellate di rifiuti sono stati, e ancora vengono, interrati.
Così. Semplicemente. Stupidamente. Vigliaccamente. Attenzione, non stiamo parlando di rifiuti urbani, delle immondizie della nonna. Non ci stiamo riferendo alle bucce di banane o ai gusci di uova. Assolutamente. Stiamo parlando piuttosto dei rifiuti industriali, altamente tossici e nocivi per la salute.
Alcuni industriali, soprattutto del Nord Italia, con la complicità della camorra nostrana e di una politica assente, pigra – Dio non voglia, collusa e corrotta – hanno trovato in questi anni un autentico albero della cuccagna a cui aggrapparsi per mangiare a sbafo. Gli scarti delle loro lavorazioni industriali, anziché essere smaltiti regolarmente e con spesa adeguata, venivano – e in parte ancora vengono – semplicemente affidati a ditte che con lo smaltimento non hanno niente a che fare. In mancanza di un sistema satellitare che possa controllare chi, che cosa e perché parta da una regione del Nord Italia per raggiungere una regione del Sud, nella nostra Campania, in questi anni, è arrivato di tutto. Affari milionari sono stati sottoscritti sulla pelle della povera gente ignara e innocente. Le nostre campagne, un tempo tra le più belle e fertili del mondo, hanno subito uno sfregio che farebbe gridare di sdegno anche la persona più indifferente e cattiva. All’interramento si sono aggiunti anche i famigerati “roghi tossici”. Il rogo, una diversa modalità per far scomparire gli scarti industriali senza lasciare traccia. I rifiuti vengono dati alle fiamme. Incendiati. Bruciati, sprigionando colonne mastodontiche di fumo nero e velenoso: nuvole altissime, che si alzano da mattina a sera emanando un fetore nauseabondo e irrespirabile. La gente è costretta a chiudersi in casa. Anche d’estate. Anche ad agosto. Deve tapparsi in casa e azionare il condizionatore nel patetico e inutile tentativo di difendersi da un nemico senza volto. Un nemico vigliacco. Cattivo. Disumano. Non se può più. Intanto, noi cittadini che abitiamo questo territorio ci accorgiamo che aumentano a dismisura le patologie tumorali. Non c’è casa, non c’è famiglia che non pianga un morto per tumore o che tenti di curare un familiare affetto da cancro o leucemia. La paura è tanta. Il popolo protesta, alza la voce, ma nessuno lo ascolta. Le amministrazioni comunali non fanno che lamentare mancanza di personale, di fondi, di mezzi. Lamentarsi con sindaci e assessori è inutile. Addirittura c’è chi, per difendersi dalle accuse, minimizza o nega l’evidenza. Grottesco. Nascono comitati in ogni paese. I giovani, soprattutto, si danno da fare. I volontari vanno per le campagne fotografando e filmando roghi tossici e discariche a cielo aperto. Lo scempio è tale che è impossibile tacere. Le parole di Gesù ci ritornano alla mente: “Se tacerete voi, grideranno le pietre”. La Chiesa scende in campo.
Deve farlo. Per troppo tempo ha nutrito fiducia in coloro che, di volta in volta, si sono assunti la responsabilità di governare e non lo hanno fatto. O, almeno, non lo hanno fatto bene.
Per troppo tempo ha ritenuto e insegnato che ognuno dovesse fare la sua parte senza intralciare il cammino degli altri.
Per troppo tempo ha creduto che bastasse predicare il rispetto per l’ambiente e per l’uomo. Fino al momento in cui ha compreso che, in certi casi, il troppo rispetto potrebbe confondersi con il peccato di omissione. È vero: non spetta a me, prete, ma a suo padre, dar da mangiare al bambino che mi cammina accanto. Ma è pur vero che, se so con certezza che quel padre, per un motivo o un altro, non fa il suo dovere e il bambino muore di fame, mi corre l’obbligo di strapparglielo dalle mani e impedire che giunga a morte certa. “Ingerenza umanitaria” ebbe a chiamarla Papa Giovanni Paolo II diversi anni fa. Ingerenza umanitaria: prendere di petto i veri problemi della povera gente qualora chi ne ha il dovere non lo faccia. La Chiesa deve stare dalla parte del più debole, del più povero. Sempre. Sono costoro, infatti, che pagano il prezzo più alto per le omissioni e i peccati altrui. Gesù, al riguardo, ebbe parole di una limpidezza estrema. L’uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo lasciarono mezzo morto necessita di essere soccorso. Non puoi far finta di non vedere. Non puoi cambiare marciapiede illudendoti di essere nel giusto. Non puoi accampare pretesti o giustificazioni. Il Sud Italia soffre. Tanto. Troppo. Non è mia intenzione ripercorrere la storia di questi ultimi 150 anni. Dico solo che il popolo meridionale – e quello campano, in particolare – reclama i suoi diritti. Diritti sanciti dalla Costituzione.
I Campani sono cittadini italiani ed europei e come tali pretendono di essere trattati. A questo popolo, già tanto maltrattato, è stato rubata anche l’aria. Mai, nella mia vita di uomo e di prete, avrei immaginato di dover scendere in piazza con la mia gente a reclamare il diritto al respiro. Incredibile. A questa gente, già povera e negletta, è stata rapinata la terra dei suoi avi. Una terra oggi martoriata e devastata. Ferita e maltrattata. Spetta a noi richiamarla in vita. Spetta a noi farla risorgere per poterla consegnare alle nuove generazioni. Sono convinto che Dio, ricco di misericordia, potrà un giorno anche perdonare coloro che ne fecero scempio solamente per bramosia di denaro, ma la storia non potrà farlo.
La storia alzerà alta la sua voce e condannerà questa mia generazione che sarà ricordata come la “generazione degli stolti”. Da sempre gli uomini si dividono in ricchi e poveri. Da sempre ci sono persone oneste e disoneste. Ladri e imbroglioni li troveremo fino alla fine del mondo. Capisco l’affamato che si industria per dar da mangiare ai figli. Quello che è successo in Campania, però, non ha nessuna giustificazione.
Non è possibile che uomini intelligenti, anche se disonesti, interrino veleni per arricchirsi, ben sapendo che, in questo modo, nessuno potrà più sentirsi tranquillo. Certo, perché il fatto strano e incomprensibile sta proprio qua. Su questi terreni avvelenati i contadini continuano a coltivare. Frutta e ortaggi arrivano sulle tavole di tutti. Chi potrà difendersi adeguatamente? Chi potrà mai sapere che cosa servono in questo o in quel ristorante? Chi potrà rassicurarci sulla provenienza dei sottaceti che stiamo degustando? E l’amianto che viene gettato ai bordi delle strade? Tutti sanno che basta una semplice molecola per provocare il mesotelioma, terribile tumore del polmone. Anche 20 anni dopo
che fu inalato. Sicché, se un bambino di otto anni lo respira oggi, potrebbe soffrirne delle conseguenze nefaste dopo essersi laureato. Ma siamo diventati folli? Abbiamo dei precisi doveri verso coloro cui abbiamo dato vita. I nostri antenati, per migliaia di anni, hanno mangiato le mele, le pesche e l’uva e ci hanno conservato frutteti e vigneti.
Noi, nel giro di 20 – 30 anni, abbiamo consumato tutto, abbiamo tagliato gli alberi alla radice e, infine, abbiamo avvelenato la terra per il futuro. Non va. Proprio non va. Occorre correre ai ripari. Oggi. Per quanto è possibile. Chiedendo aiuto a tutti. Facendoci mendicanti. Non è facile. Il Governatore della Campania, Stefano Caldoro, ha affermato che ci vogliono circa 80 anni per la bonifica. Il che significa che non solo noi, ma nemmeno i bambini che nascono oggi potranno goderne gli effetti.
Eppure, occorre insistere. Che fare? Per prima cosa, occorre avere la mappa esatta delle zone inquinate per distinguerle da quelle buone. È fondamentale per non fare di ogni erba un fascio.
Per dare ai contadini la possibilità di continuare a coltivare la buona terra e non aggiungere un tracollo economico ai problemi già esistenti. Bisogna, poi, videosorvegliare le campagne e tenere sotto controllo le falde acquifere. Il geologo Giovanni Balestri, nella perizia sull’area di Giugliano, è stato catastrofico. Ha detto a chiare lettere che il peggio non è ancora arrivato. Ha previsto una data che ci spaventa: 2064. Sarebbe questo l’anno in cui il percolato, il potentissimo veleno di colore nero che si forma dai rifiuti, giungerà alla falda acquifera. Allora ci sarà la vera tragedia. Non possiamo aspettare con le mani in mano che questa tristissima profezia si avveri. Chiediamo che i Tir che partono dalle industrie siano tracciati con sistema satellitare. Vogliamo sapere da dove partono, dove arrivano e perché. Chiediamo che in Campania ci sia un registro tumori funzionate per disporre di dati certi sull’aumento di patologie con conseguenti morti per cancro e leucemie. Vogliamo che lo Stato smetta di fare orecchie da mercante, chieda perdono alla nostra gente e si metta, finalmente, a lavorare seriamente per richiamare in vita la nostra terra e farla tornare a essere “Campania felix”. Occorre fare in fretta. Occorrono intelligenza e onestà. Trasparenza e volontà. Sdegno e speranza. Bisogna ricordare che l’uomo che riesce a essere veramente grande, tante volte non si vergogna di raggiungere i livelli più bassi della scala umana. Perciò occorre tenerlo sotto controllo e non permettere a coloro che ci hanno inquinato di cambiare la casacca e passare nella veste dei bonificatori.

Padre Maurizio Patriciello
Parroco di Caivano

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