La “tragedia umana” della Siria nelle parole di Papa Francesco

Tiziana Mazzaglia

Siamo nel XXI secolo e continuano a verificarsi tragedie umane. È questo il termine utilizzato da Papa Francesco il 18 settembre scorso, all’udienza generale, davanti a 40.000 persone. Il Santo Padre ha sollecitato i Cattolici ad unirsi ai politici per spegnere i “focolai di guerra” nel mondo: “La tragedia umana si risolva con il dialogo e la trattativa, nel rispetto della giustizia e della dignità (…) specialmente dei più deboli”. “Il mio pensiero va specialmente alla cara popolazione siriana”. Già in occasione dell’Angelus del 1° settembre il Papa aveva invocato la pace attraverso la preghiera: “Che in questa nostra società (…) scoppi la pace!”. Parole in cui riecheggia la scelta lessicale del verbo “scoppiare”, troppo spesso associato ad espressioni di guerra. Qui viene adoperato come stato di vita da assumere da subito per poter, finalmente, porre fine a massacri e distruzioni. Proprio quest’anno si celebra l’anniversario dell’Editto di Tolleranza, proclamato dall’imperatore Costantino nel 313 per porre fine alle persecuzioni contro i Cristiani. In esso si concede loro completa ed assoluta libertà religiosa, così come ai pagani, pretendendo tra di loro una serena convivenza. Molti secoli dopo, noi non siamo ancora capaci di portare avanti gli insegnamenti dei nostri antenati. La soglia della tolleranza era già stata varcata. Etimologicamente, la parola tollerare deriva dal latino “tòlero” e viene tradotta in sopportare, rinunciare ad opporsi, soffrire, subire, resistere. Tollerare è un termine adoperato in vari espressioni. Da Cicerone possiamo citare il concetto di “tributa tolerare”, cioè accettare i carichi fiscali; “famem tolerare”, sopportare la fame; “vitam tolerare”, sopportare il peso della vita. Tutti concetti, non ancora superati, che condiscono la nostra quotidianità. Nella sua opera “Sulla tolleranza”, Michael Walzer si esprime così: “Gli uomini si uccidono l’un l’altro per anni e anni finché insorge la pietà e la violenza si arresta: a questo punto si parla di tolleranza”. Siamo, ormai, arrivati al punto in cui si è parlato fin troppo e non resta che agire mettendo a frutto quanto già detto. Un discorso antico e sempre nuovo, un passo da compiere ogni giorno, nella consapevolezza che quanto viene fatto al nostro prossimo ricade, anche, su noi stessi. Non è solo il singolo Stato ad essere dilaniato dalla guerra: tutto il mondo ne soffre le conseguenze. Il Papa ha deciso di mutare il Suo nome in Francesco, abbracciandone tutta la spiritualità legata al Santo di Assisi. Nelle Fonti Francescane abbiamo testimonianza scritta di come la pace rappresenti l’elemento indispensabile per la serenità ed il benessere: “E in qualunque casa entreranno, dicano prima: Pace a questa casa” (FF: 40,2).

di Tiziana Mazzaglia
Collaboratrice di SocialNews

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