Guida allo studio: Dante, Divina Commedia, Purgatorio, canto I, vv. 1-48. L’arrivo di Dante in Purgatorio.

 

Purgatorio-invenzione-cattolica-romanaIl viaggio simbolico, intrapreso da Dante si svolge nel periodo di Pasqua e all’interno dell’opera sono ben definite le connotazioni temporali. L’arrivo nel Purgatorio di Dante, accompagnato da Virgilio, cade  il 10 aprile 1300, questi due sono i personaggi principali del primo canto e sono detti “i due poeti”. Dante ci fornisce anche informazioni sui luoghi geografici, per dare del vero al racconto, infatti, dice di approdare in una spiaggia dell’emisfero antartico, in mezzo all’oceano e agli antipodi di Gerusalemme, luogo in cui si erge una montagna. Questa è simbolo del cammino di salvezza che le anime devo compiere per arrivare in cima, cioè alla purificazione e alla gloria. Un percorso in salita, molto articolato e difficile, perché è simbolo (allegoria) del cammino interiore delle persone che devono rigenerare l’anima dai loro peccati, prima di arrivare in Paradiso. L’autore descrive anche la presenza di tre scalini di colore diverso, che rappresentano le tre fasi della confessione, uno bianco, uno nero e uno rosso che scandiscono la confessione dei peccati, in preghiera per iniziare il sacramento, l’accusa dei propri peccati e l’assoluzione. La simbologia dei numeri,  trattata nell’articolo precedente (www.socialnews.it/angolo-della-scuola/9158) viene ripresa, anche all’interno del purgatorio, con la divisione in : antipurgatorio, purgatorio e paradiso terrestre. Analizziamo, ora le tematiche presenti nel canto I:

 

Dove siamo?

Siamo nell’emisfero australe, prima in mare e poi in spiaggia. La spiaggia è simbolo di spazio aperto, finalmente alla luce del sole, dopo il viaggio nell’Inferno.

 

Quando?

È quasi l’alba del 10 aprile 1300, giorno di Pasqua. Precisamente tra la notte e il giorno, momento in cui le stelle sono più visibili e il cielo comincia a rischiararsi.

Chi sono i personaggi di questo canto?

Dante è narratore, perché ci racconta quello che sta accadendo ed è anche personaggio narrata, perché prende parte nella vicenda; Catone, personaggio narrato e narratore di secondo grado; Virgilio, personaggio narrato e narratore di secondo e terzo grado.

 

Quali sono i temi ricorrenti?

Dal v. 1 al v. 12 si ha la descrizione secondo la retorica classica con l’invocazione delle Muse per l’ispirazione; Dal v. 13 al v. 27 viene raccontato il viaggio mentre la notte sta per cedere al giorno. Viene descritta l’alba luminosa e questa luce serve per dare gioia e speranza, è la luce che permette di fare chiarezza, contrapposta alla serva oscura. Virgilio e Dante sono approdati sulla spiaggia e sono ai piedi della montagna; Dal v. 28 al v. 111, entra in scena Catone, un vecchio nobile e fiero che si uccide in epoca a.C. per non essere sottomesso al volere del tiranno Cesare (credeva in Dio e non aveva altri dei all’infuori di lui) e che ora è il custode del Purgatorio. A lui Virgilio spiega le ragioni soprannaturali del viaggio di Dante e il proprio compito di guida; Dal v. 112 al 136 su consiglio di Catone, Virgilio lava il volto a Dante per purificarlo della caligine infernale e cinge il suo corpo con un giunco (pianta).

 

 

Passiamo, adesso ad analizzare il significato delle terzine scrivendo la parafrasi:

 

1. Per correr miglor acque alza le vele

2. ormai la navicella del mio ingegno,

3. che lascia dietro a sè mar sí crudele;

 

Per raggiungere velocemente posti migliori (dell’Inferno), alzo le vele della navicella che mi sta permettendo di compiere questo viaggio, e lascio alle spalle il luogo della crudeltà ( inferno).

 

4. e cantero’ di quel secondo regno

5. Dove l’umano spirto si purga

6. e qui Calliopè alquanto surga,

 

Così, arrivato in questo nuovo luogo potrò raccontare in versi (cantare) com’è il luogo in cui gli uomini scontano le pene e affido a Calliope, la prima musa, l’ispirazione a scrivere bene questi versi.

 

7. Ma qui la morta poesì resurga,

8. sante muse, poi che vostro sono;

9. e qui Calïope alquanto surga,

 

Ma, a questo punto, la poesia che ha finora trattato di morte, risorge grazie alle sante Muse che mi danno ispirazione, soprattutto per merito di Calliope.

 

10. seguitando il mio canto con quel suono

11. di cui le Piche misere sentiro

12. lo colpo tal, che disperar perdono.

 

Le Piche (personaggi della mitologia classica, narrate da Ovidio nella Metamorfosi, si tratta di nove figlie del re della Tessaglia che avevano sfidato le muse ad una gare di canto e per tale superbia furono tramutate in gazze, come punizione), dopo aver sentito i miei versi (canto) hanno compreso di essere state superate e hanno supplicato il perdono.

 

13. Dolce color d’orïental zaffiro,

14. che s’accoglieva nel sereno aspetto

15. del mezzo, puro infino al primo giro,

 

Un color azzurro, dalle tonalità piacevoli da guardare, simile alla pietra dello zaffiro, si diffondeva nell’aria serena e pura e recava sollievo.

 

16. a li occhi miei ricominciò diletto,

17. tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta

18. che m’avea contristati li occhi e’l petto.

 

E i miei occhi ripreso a vedere un paesaggio sereno, dopo il viaggio negli inferi, che aveva rattristato la vista e l’anima.

 

19. Lo bel pianto che d’amar conforta

20. faceva tutto rider l’orïente,

21. velando i Pesci ch’erano in sua scorta.

 

Il pel luogo (pianeta) che io stavo ammirando faceva risplendere tutta la parte orientale del cielo e nascondeva la costellazione dei Pesci che mi vegliavano il mio viaggio.

 

22. l’mi volsi a man destra, e puosi mente

23. a l’altro polo, e vidi quattro stelle

24. non viste mai fuor ch’a la prima gente.

 

 

Poi, mi voltai a destra e vidi quattro sette viste solo dai primi uomini che abitarono sulla terra e poi da nessun’altro.

 

 

25. Goder pareva ‘l ciel di lor fiammelle:

26. oh settentrïonal vedovo sito,

27. poi che privato se’ di mirar quelle!

 

Il cielo sembrava godere della luce delle stelle, come fossero fiamme e mi rendevo conto di quanto fosse spoglio il cielo senza la presenza di queste stelle.

 

28. Com’io da loro sguardo fui partito,

29. un poco me volgendo a l’altro polo,

30. là onde’l Carro già era sparito,

 

Non appena allontanai lo sguardo guardando l’altro polo, vidi che la costellazione era già cambiata.

 

31. vidi presso di me un veglio solo,

32. degno di tanta reverenza in vista,

33. che più non dee a padre alcun figliuolo.

 

Vidi nelle mie vicinanze un vecchio solo e degno di essere guardato con rispetto, come quello che un figlio deve a suo padre.

 

34. Lunga la barba e di pel bianco mista

35. portava, a’ suoi capelli simigliante,

36. de’ quai cadeva al petto doppia lista.

 

Portava una barba lunga e brizzolata simile ai suoi capelli lunghi, di cui due ciocche cadeva sul petto.

 

37. Li raggi de le quattro luci sante

38. fregiavan sì la sua faccia di lume,

39. ch’i’l vedea com ‘l sol fosse davante.

 

Il suo volto era adornato dalla luce di quattro stelle, come le teste dai santi. E lui mi era davanti, così luminoso da sembrare che io avessi davanti a me il sole.

 

40. «Chi siete voi che contro al cieco fiume

41. fuggita avete la prigione etterna?»,

42. diss’el, movendo quelle oneste piume.

 

Disse, muovendo i suoi capelli e la barba: «Chi siete voi che risalite dal fiume della prigione eterna?».

 

43. «Chi v’ha guidati, o che vi fu lucerna,

44. uscendo fuor de la profonde notte

45. che sempre nera fa la valle inferna?

 

«Chi vi ha guidati? Chi ha illuminato il vostro cammino nell’Inferno, dove regna la notte profonda?

 

46. Son le leggi d’abisso così rotte?

47. è mutato in ciel novo consiglio,

48. che, dannati, venite a le mie grotte?».

 

Le leggi dell’inferno vengono così facilmente infrante? O in cielo è stata proclamata una nuova legge per cui anche i dannati posso salire al luogo santo?».

 

Da qui prende parte Virgilio e spiega a Catone che Dante non è mai morto e su di lui sta vegliando Beatrice.

 

 di Tiziana Mazzaglia

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