Anno 1956 – Vigilia di Natale

Avevo 14 anni e tanta aspettativa per quella notte speciale. Nella piccola cucina dove dividevamo ogni giorno il poco che c’era, non mancava il calore dell’amore, c’era il fuoco acceso, l’alberello con i mandarini che piegavano i rami, le noci colorate che pendevano sparse dall’albero portato via abusivamente alla natura.

Sapevo che i regali dovevano ancora essere sistemati, non mi aspettavo molto, bastava un dolcetto, un paio di calzetti caldi o di guanti di lana, per Daniela, mia sorella, che aveva due anni forse c’era una cuffietta sferruzzata da mani nodose, ma che importanza aveva, sarebbe stato bellissimo aprire i pacchetti.

Mancava il papà e si sentiva, era in Francia a lavorare, anche la mamma non stava bene,la febbre alta la costringeva a letto, però si sarebbe alzata per vedere la nostra gioia.

Eppure in quella notte magica successe qualcosa, bussarono alla porta e ci dissero di vestirsi e di prendere alcune coperte per coprirci. Nevicava molto era proprio una notte quasi fatata per la vigilia di Natale.

Ci caricarono su di un furgone senza telo, mamma sapeva ma non parlava, forse non credeva che potesse succedere in quella sera, stringeva la piccola per proteggerla e per scaldarsi, io più curiosa osservavo il mondo, e la neve fioccava bella e candida.

Mi ricordai allora della storia dell’esodo raccontatami al catechismo,Maria, Giuseppe e Gesù fuggivano in Egitto per paura del re Erode,ma Gesù era già nato e perciò non era quella notte.

Noi da cosa fuggivamo? Dove ci portavano?

Il tragitto non fu molto lungo, lento per colpa della neve, freddo e gelido tra i boschi e il buio, non avevo paura ma mi domandavo perché non eravamo più nella nostra piccola cucina.

Finalmente arrivammo nel paese che già di per sé sembrava un presepe, ed in una minuscola casa fredda, senza luce e senza acqua ci scaricarono.

Mamma piangeva, Daniela si era addormentata ed io a tentoni le portai a coricarsi sull’unico letto che c’era con il materasso che scricchiolava perché fatto di foglie di pannocchia.

Ci scaldammo così tutte e tre abbracciate, l’indomani era Natale chissà? Alla luce del giorno anch’io piangevo, non era più un’avventura, mamma mi spiegò che li dovevamo stare perché ci avevano sfrattato ed il Comune aveva trovato questa situazione.

Io pensavo: Ma proprio nella notte Santa? Perché tanta cattiveria, dov’era la gente buona che pregava in quella notte, dov’era Gesù. Ecco che si sentì bussare alla porta, io andai ad aprire e fu subito Natale. La gente di quella frazione avendo saputo il fatto ci portò la legna, il petrolio per la lampada, il latte, il pane, il caffè che a quel tempo era un bene prezioso, ognuno aveva qualcosa,

così ci fu anche il pranzo di Natale. Io pensai che allora Gesù c’era e c’erano anche le persone di buon cuore, è così che cominciammo i nostri giorni in quel luogo.

Natale 2004

Ho raccontato questa storia confrontandola ai nostri giorni, se riflettiamo non è cambiato nulla, storie così o peggiori o più crudeli esistono anche oggi, ma anche oggi esiste la solidarietà di tante singole persone, di Associazioni benefiche, di Volontariato rivolto ai più deboli indifesi, chiamati indigenti, invisibili, senza tetto, mendicanti e quant’altro.

Queste persone e sono tante, hanno un nome, una storia, un’ingiustizia subita da raccontare, si sono allontanati dalla società del consumismo per scelta obbligata non riuscendo ad integrarsi nel sistema. Umiliati e soli aspettano con dignità il nostro interessamento, la nostra disponibilità e per fortuna questo avviene, come una volta anche oggi le persone sensibili a questi problemi si chiamano “ Gente di buon cuore”.

Molti di noi per pensiero giusto o ingiusto che sia, non si fidano di Associazioni che promuovono la solidarietà in televisione o su Internet o per posta, ecco che esiste l’alternativa in ogni nostra città, ogni Parrocchia segnala una o più famiglie bisognose, casi disperati, situazioni di emarginazione che si legano inesorabilmente a povertà e solitudine.

Possiamo così portare il nostro contributo personalmente sapendo dove va a finire, si riceve pure gratitudine, trasmessa con un sorriso, una stretta di mano, con la semplicità di chi non ha niente ma sa donare con gesti di affetto.

Sicuramente sarà Natale anche per loro.

 

Loredana Capellaro

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