Il suono del ricordo

Ricordo che da ragazzina sentivo in lontananza il rumore dei treni: era talmente familiare che rimanevo stupefatta quando qualche ospite si lamentava di quel “baccano” che aveva disturbato il sonno nel corso della notte. Ricordo il particolare cigolio della maniglia della porta d’ingresso, le voci delle persone che mi circondavano,  gli svariati suoni del giardino nella calura estiva, il caratteristico stridio dell’avvitamento della caffettiera che sanciva l’inizio di una nuova giornata, il suono profumato delle rose al vento.

Ciascun essere vivente potrebbe raccontare i propri vissuti sonori e quindi chiedo ai lettori di questa pagina di provare per un istante a riascoltare i suoni dell’ infanzia……cosa sentite? Immediatamente scattano ricordi, emozioni e insieme all’udito anche gli altri sensi si mettono in moto.

Senza entrare nei particolari dato che ciascuna esperienza è assolutamente soggettiva, mi sembra importante sottolineare il valore delle sonorità che ci circondano e che giorno dopo giorno, in sordina, entrano a far parte di un patrimonio sonoro personale.

Spesso, quando si parla di sonorità, si ricorre all’ultimo successo del gruppo XY emergente, alla radio, al cinema o alla televisione, mentre esiste una “mappa sonora” molto sottile e molto resistente allo scorrere del tempo. Sono i suoni dell’ambiente familiare che ci “nutrono” e ci aiutano a crescere. Pensiamo ad esempio che già il feto è in grado di recepire svariate sonorità, a distinguere la vibrazione della voce materna e paterna, i vari suoni che si avvicendano all’esterno e all’interno del corpo della madre. Un bambino è in grado di reagire positivamente a canti o canzoni ascoltate in fase di gestazione. Determinate melodie recepite sempre in questo periodo e nell’infanzia, possono condurre l’adulto a ricordare momenti più o meno felici della sua esistenza. A tutto questo si aggiunge un fattore importantissimo che si oppone alla frase che spesso sento dire da diverse persone “Ah, purtroppo capisco poco di musica perché non ho studiato!”: ogni essere umano è un essere musicale e quindi un potenziale musicista.

Come già accennato, ognuno di noi ha assimilato una gamma di suoni e di ritmi ancor prima di nascere; in seguito ciascuno ha esplorato il mondo sonoro e ritmico attraverso varie esperienze e tappe di crescita. Anche le nostre abitudini hanno in sé un ritmo, un andamento che perfezioniamo di giorno in giorno. Così pure l’ambiente in cui si cresce e le caratteristiche della nostra cultura danno il loro contributo sonoro-musicale.

E qui entra in gioco la famiglia: come detto precedentemente, i suoni familiari possono “nutrire” un bambino così come possono essergli nocivi. Mi riferisco ad ambienti molto “chiassosi”, dove regna sovrana la voce della televisione, dell’impianto hi-fi, dell’asciugacapelli, mentre in cucina c’è la mamma che prepara la torta con l’ultimo elettrodomestico “tuttofare”. Accade che in ambienti inquinati da tanti rumori e suoni, venga a mancare un vero ascolto e quindi una buona comunicazione interpersonale. Il suono della televisione e dell’impianto possono coprire le sonorità dei singoli individui, livellando ogni caratteristica personale. Senza nulla togliere all’importanza dell’ascolto musicale – per il quale andrebbe aperta un’ulteriore parentesi – demandare ad un apparecchio elettronico il compito di rendere sonoro e comunicativo l’ambiente, in certi casi significa mettere a tacere le vere voci della casa.

Ascoltare direttamente il canto e le vocalità dei familiari, intraprendere lo studio di uno strumento, dedicarsi all’aspetto musicale dell’essere, consente al bambino e all’adulto di relazionarsi in modo più profondo con l’ambiente, vivendolo direttamente senza intermediari. Ciò richiede più fatica, eppure la soddisfazione che se ne ricava è  veramente impagabile, ve l’assicuro.

Antonella Grusovin

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