MARE & CLIMA: BINOMIO INDISSOLUBILE

INFINITE LE INTERAZIONI FRA GLI OCEANI, L’INTERO ECOSISTEMA GLOBALE, LE ATTIVITÀ UMANE E I CAMBIAMENTI CLIMATICI. OGNI AZIONE DELL’UOMO CHE INFLUISCA SUL SISTEMA MARINO DEVE GARANTIRE IL MANTENIMENTO DEL GOOD ENVIRONMENTAL STATUS. QUALSIASI IMPRESA CHE ALTERI IL GES NON È SOSTENIBILE. NEPPURE ECONOMICAMENTE

Nella storia del pensiero filosofico e politico occidentale, il legame che unisce la società umana alle risorse naturali fu riconosciuto già da Platone.

Tuttavia, solo nel 2005 il Millenium Ecosystem Assessment definì i servizi ecosistemici come le condizioni ed i processi attraverso cui gli ecosistemi naturali, e le specie che vi vivono, sostengono e soddisfano la vita umana. Essi mantengono la biodiversità e la produzione dei beni ecosistemici, come il pescato, il foraggio, il legname, il combustibile da biomassa, le fibre naturali, molti prodotti farmaceutici e industriali, i loro precursori e molto altro ancora. Inoltre, in addizione alla produzione di beni, i servizi ecosistemici supportano le funzioni necessarie alla vita, quali la depurazione e il riciclo e la produzione di ossigeno e di sostanza organica, oltre a conferire molti benefici estetici e culturali.

L’uomo riceve molti beni e servizi da mari e oceani. I beni sono il cibo, il sale, l’energia, le alghe, utilizzate come fertilizzante, e altro ancora. I servizi sono, ad esempio, la rimozione di anidride carbonica attraverso la fotosintesi operata delle alghe (micro e macroalghe), il riciclo della sostanza organica, la disponibilità di nutrienti essenziali, come i sali di azoto, fosforo, zolfo e, soprattutto, la regolazione del clima. Il trasporto di calore operato dalle grandi correnti oceaniche dalle aree tropicali verso le medie– alte latitudini supporta le attività umane in aree ove, altrimenti, la vita sarebbe difficile. Il mare assorbe, infatti, il 93% dell’eccesso del calore liberato dalle attività antropiche nell’atmosfera.

Allo stesso tempo, il mare immagazzina anidride carbonica (CO2) catturando una grande parte di quella prodotta dalle attività dell’uomo (il 26%). L’assorbimento di calore e l’immagazzinamento di CO2 hanno consentito agli oceani di rallentare il riscaldamento globale.

Queste caratteristiche, in uno scenario di crescita della temperatura media globale e di vertiginoso incremento della concentrazione di CO2 in atmosfera, stanno provocando molti effetti negativi all’ecosistema marino stesso.

L’anidride carbonica è un gas che si scioglie in acqua reagendo con essa e determinano la diminuzione del pH, il quale diventa, pertanto, sempre più acido. Le conseguenze di questo cambiamento chimico dell’acqua possono essere molto pesanti: un abbassamento del pH può limitare la disponibilità di un sale fondamentale per la composizione degli scheletri e dei gusci di molti organismi marini, il carbonato di calcio (CaCO3). Vi è, infatti, un limite, definito “di saturazione”, oltre il quale il carbonato tende a sciogliersi. Dunque, se si raggiunge un certo livello di acidità, superando il limite di saturazione del CaCO3, si verificano importanti complicazioni nella capacità degli organismi di formare gusci: sostanzialmente, questi tendono a sciogliersi. Il carbonato di calcio è essenziale per la formazione delle conchiglie dei molluschi, degli scheletri dei coralli, dell’esoscheletro dei crostacei, ma anche di molti organismi animali e vegetali di minori dimensioni e fondamentali per gli ecosistemi marini: gli organismi planctonici.

La scomparsa di alcune specie, anche di microscopiche dimensioni, o anche la loro riduzione, provoca gravi alterazioni delle catene alimentari e dell’intero ecosistema. Il mantenimento della biodiversità rappresenta un requisito fondamentale per garantire la funzionalità dell’ecosistema marino e assicurare, così, la sua produzione di beni e servizi.

Nonostante il mare occupi il 71% della superficie del pianeta, la sua biodiversità sembra essere di gran lunga inferiore a quella terrestre. Ad oggi, le specie descritte rappresentano poco più del 15% della biodiversità totale del nostro pianeta. E’, tuttavia, necessario ricordare che soltanto una parte ridottissima degli oceani è a tutt’oggi esplorata (circa il 10%). A fronte di un numero di specie ridotto, però, nel mare sono presenti numerosi phyla che non hanno rappresentanti sulle terre emerse.

Oltre che dai cambiamenti climatici, la biodiversità è minacciata dall’inquinamento, da attività antropiche indiscriminate, dal traffico marittimo.

Per combattere la perdita di biodiversità è fondamentale realizzare strategie e azioni finalizzate a rendere gli ecosistemi e le specie meno vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici. In termini ecologici, ciò significa, come accennato, fare in modo di “contenere i danni” (favorendo la resistenza ecologica) e, al contempo, incrementare la possibilità di recupero (favorendo la resilienza ecologica) dei sistemi naturali.

Ogni azione dell’uomo deve garantire il mantenimento del Good Environmental Status (GES), come prescritto dalla Direttiva Europea Marine Strategy. Qualsiasi impresa che altera il GES non è, pertanto, sostenibile.

Neppure economicamente.

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