Rifiuti plastici. Merijn Tinga propone il vuoto a rendere

Siamo sette milioni di abitanti sulla terra, 8,7 milioni di specie animali; 79 milioni invece i chilogrammi di rifiuti plastici distribuiti su di un’area di 1,6 milioni di chilometri quadrati. Un quantitativo tale da dover destare l’attenzione non solo di ong dedicate all’ambiente, ma anche delle principali istituzioni, come l’Unione Europea e le grosse aziende – è quanto auspicato da Merijn Tinga, (classe 1972), olandese di origini, biologo per lavoro e surfista per passione oltre che attivista ambientale, il quale come soluzione al problema propone di introdurre anche il vuoto a rendere.

Secondo quanto affermato nell’intervista che viene riportata più avanti, per Merijn Tinga si tratterebbe infatti della maniera più utile per combattere l’utilizzo eccessivo di plastica. Tuttavia l’Unione Europea e le grandi aziende non sembrano essere sulla stessa linea. All’interno dell’ultima direttiva approvata di recente dall’Unione Europea non si prescrive l’obbligo per tutti gli stati membri di adottare il vuoto a rendere per difendere il pianeta dai rifiuti di plastica. Tra quelli auspicati vi sono invece “solo” i seguenti:

  • tutte le confezioni di plastica sul mercato europeo dovranno essere riciclabili entro il 2030
  • il consumo della plastica monouso dovrà essere ridotto
  • l’uso intenzionale delle micro-plastiche sarà limitato.

Per incentivare questa nuova proposta, sarebbe dunque nata Pick up 10, un’applicazione che permette di identificare da dove provengono i rifiuti plastici e di cui abbiamo discusso con l’autore della stessa, Merijn Tinga.

Ogni volta che proponevo di introdurre un deposito su cauzione per la plastica, mi sono accorto infatti che l’assenza di dati era sempre uno dei problemi principali.

Salve Merjin, intanto grazie per la disponibilità. Come sai, abbiamo scelto di contattarti innanzitutto per via della tua pickup10. Potresti spiegare com’è nata l’idea e a cosa serve l’app?

Sono anni che mi batto per prevenire l’inquinamento della plastica. Monitorando la situazione mi sono reso conto che non c’erano molti dati disponibili sui rifiuti nel nostro ambiente e che questo era un problema perché i legislatori hanno bisogno di dati. Ogni volta che proponevo di introdurre un deposito su cauzione per la plastica, mi sono accorto infatti che l’assenza di dati era sempre uno dei problemi principali. Questo è il motivo per cui in Olanda sono entrato in contatto con persone che recuperano i rifiuti plastici per hobby. 

Loro semplicemente prendono i rifiuti e li fotografano. Dopodiché ad un certo punto ho sentito che google stava lavorando su un modello di riconoscimento sui rifiuti: grazie a questo puoi fare una fotografia e google riconosce se si trattava di una bottiglia plastica o una lattina e anche di quale brand. Questo mi è sembrato a dir poco fantastico. Ho infatti pensato: e se potessimo fare questo e renderlo una sorta di gioco, poi potremmo renderlo accessibile a molte persone? Il modello dunque è nato in questo modo. Al momento stiamo solo discutendo con google sul prezzo, perché si tratta della stessa tecnologia della loro applicazione Litterati.

 

Dunque il tuo scopo è quello di rendere l’Unione Europea consapevole dell’inquinamento provocato dalla plastica?

Penso che ci siano diversi obiettivi in pick up 10. Il primo è di portare le persone a vedere i rifiuti di plastica, di renderli consapevoli; secondo quando tu prendi qualcosa quello è il momento in cui realizzi; quello è il momento in cui diventi consapevole del tuo comportamento; infine è quello di utilizzare i dati raccolti per andare dalle aziende

 

rifiuti plastici

Credits photo: Eelke Dekker

Quante fotografie avete ricevuto?

In questo momento (5 settembre) penso 30 mila; ma se si guarda all’app Litterati che è molto più grande, penso che loro abbiano raggiunto 1.5 milioni di fotografie

Quanti rifiuti di plastica ci sono in Olanda?

Beh, se si parla solo di bottiglie di plastica sono 75 milioni all’anno, ci sono poi 80 mila chili di rifiuti plastici di altro genere, così come immagino che sia in Italia. Voi non avete nemmeno un servizio di rimborso per le bottiglie di plastica, o si?

No. Assolutamente, esiste solo per le bottiglie di vetro e non tutte per l’esattezza. Ma parlando del tuo impegno contro l’inquinamento da plastica, quando andrai in Italia e qual’è il tuo progetto?

Andrò in Italia questa primavera. Sto infatti parlando già con alcuni avvocati a Milano. Stiamo guardando in che modo possiamo presentare questa notifica ufficiale alle aziende per renderli consapevoli dell’inquinamento della plastica. Nel mentre stiamo organizzando anche una spedizione di uno/due giorni, probabilmente, a Venezia. Uno dei problemi al momento è che non parlo italiano, dunque sto cercando un compagno, un surfer italiano, qualcuno che posso portare con me nella spedizione. Questa sarà la persona che parlerà con i media e anche quella che presenterà la notifica ufficiale alle aziende.

 

 

Sono un’artista visuale e un surfista; mi è capitato varie volte di incontrare dei rifiuti di plastica durante le mie spedizioni in mare; così ho combinato le tue cose

Tornando al principio, però, tutto è iniziato con la tua tavola da surf, da dove è partita di realizzare una tavola da surf con rifiuti plastici?

Questo è stato molto tempo fa. Sono un’artista visuale e un surfista; mi è capitato varie volte di incontrare dei rifiuti di plastica durante le mie spedizioni in mare; così ho combinato le tue cose. Volevo fare un rendiconto sulla plastica che ho visto nella spiaggia locale. Avendo uno studio d’arte, sperimentando con questi diversi tipi di materiali, ho alla fine pensato di creare questa tavola composta di rifiuti plastici e di esaudire uno dei miei desideri ossia fare una spedizione di lunga distanza. Dunque ho semplicemente combinato queste due cose.

the plastic soup surfer

Credits photo: Eelke Dekker

Ti saresti aspettato di ricevere così tanta attenzione?

No no. Per fortuna ho una grande squadra che mi sta dietro, soprattutto il mio film maker. Quello che stiamo facendo è comunicare. Vogliamo raggiungere il più alto numero di persone.

E come ti senti?

Ora? Mi sento abbastanza bene. Qualche giorno fa invece ero in ansia per le scadenze che dovevamo raggiungere.

Quali sono state le difficoltà maggiori?

Fisicamente sicuramente tante perché nessuno aveva mai fatto ciò nemmeno su una tavola da surf normale. Ma la sfida maggiore è quella di raggiungere le persone giuste con questo messaggio. Sono fortunato che in Olanda posso realizzare la nostra campagna World Cleanup, al cui interno c’è anche l’app pick up 10. In Belgio stiamo aprendo un’iniziativa sul deposito su cauzione, trovando alcuni partner lì. In Francia stiamo andando in una discarica di rifiuti che si sta espandendo nel mare, che richiede attenzione. C’è da fare ancora ma sono contento per il momento.

 

E cosa fai tu, quotidianamente invece contro i rifiuti?

Ovviamente sono molto consapevole del mio uso della plastica. Faccio dunque quello che fanno tutte le persone consapevoli. Ho la mia bottiglia riutilizzabile. Ho figli e loro non ricevono ovviamente tutto quello che vorrebbero dai negozi, ma non sono estremo. Ci sono delle persone qui in Olanda che vivono realmente senza plastica, per esempio. Non sono così. Ma il mio messaggio principale è che la plastica non dovrebbe raggiungere l’ambiente.

Che messaggio vorresti lanciare dunque per le istituzioni europee?

Iniziate una petizione per mettere un servizio di rimborso sulle bottiglie acquistate nel vostro paese. Dovrebbe succedere nel 2025, ma fate in modo che avvenga nel 2021.

Maria Grazia Sanna
Nata a Sassari il 14/08/1991, attualmente studio Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna e scrivo per Social News cercando di trovare connubio tra teoria e pratica. Appassionata di viaggi, cultura e politiche, ricerco sempre nuovi stimoli nelle esperienze quotidiane e in quelle all'estero. Ho vissuto in Francia come tirocinante, in Belgio come studentessa Erasmus e a Londra come ragazza alla pari ma questo è solo l'inizio.

Maria Grazia Sanna

Nata a Sassari il 14/08/1991, attualmente studio Comunicazione pubblica e d'impresa a Bologna e scrivo per Social News cercando di trovare connubio tra teoria e pratica. Appassionata di viaggi, cultura e politiche, ricerco sempre nuovi stimoli nelle esperienze quotidiane e in quelle all'estero. Ho vissuto in Francia come tirocinante, in Belgio come studentessa Erasmus e a Londra come ragazza alla pari ma questo è solo l'inizio. 

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