Gli eredi di Icaro: il volo ultraleggero

Ultra Leggero Motorizzato (ULM) , Microlights e Ultralights: sono i nomi e le sigle che identificano una certa categoria di aeromobili assai diffusa in tutto il mondo. Stiamo parlando dei Velivoli da Diporto Sportivo (VDS) secondo la denominazione nazionale completa.

Cosa sono gli ultraleggeri?

Tecnicamente si tratta di apparecchi volanti di ridotte dimensioni dotati o privi di motore (deltaplani, parapendio) che dal punto di vista tecnico e normativo costituiscono una categoria ben precisa.

In Italia, sulla base delle norme vigenti, sono state delineate tre tipologie di velivoli che possono essere raggruppate, in un’ipotetica piramide, nel seguente modo: alla sommità l’aviazione commerciale che comprende l’utilizzo del mezzo aereo per fini di lucro come i voli di linea, il lavoro aereo (tutte quelle attività lavorative in cui è richiesto lo strumento aereo come, per citare qualche esempio, la ricerca e il soccorso, controllo del territorio, aerofotogrammetria, l’antincendio) ed il trasporto di merci; subito sotto l’Aviazione Generale con i cosiddetti aerei da turismo impiegati per attività turistico -sportiva e infine, alla base, i velivoli ultraleggeri, impiegati per attività di diporto ma soggetti a specifiche norme, parzialmente diverse da quelle per l’Aviazione Generale, che provvedono a regolamentare ogni aspetto circa la costruzione, l’utilizzo e il pilotaggio di questi velivoli.

Ultraleggeri per la collettività

Gli ultraleggeri sono un valido mezzo non solo per diffondere la cultura aeronautica tra i giovani, ma anche uno strumento a favore della collettività. Molti gruppi di volo, infatti,  mettono a disposizione i propri mezzi alle associazioni ONLUS per persone diversamente abili nell’ottica di far provare anche a loro l’esperienza del volo.

I VDS possono abbattere le barriere di un handicap, come avvenuto nella scuola di Caposile, a pochi chilometri da Jesolo (Venezia), in cui piloti disabili, grazie a speciali velivoli modificati appositamente, hanno potuto non solo volare ma anche dar vita ad una pattuglia acrobatica chiamata “We Fly Team” – ironicamente battezzata “I Baroni Rotti“ storpiando il soprannome di Manfred Von Richthofen, il Barone Rosso, asso della Prima Guerra Mondiale che volava sul suo aereo personale fatto colorare di rosso. La formazione è conosciuta in tutto il mondo come dimostra la loro partecipazione alle più grandi manifestazioni europee o nella penisola arabica gli anni scorsi.

Inoltre in Italia è stata compresa la potenziale utilità di questi mezzi a favore della Protezione Civile. I costi contenuti per la gestione e manutenzione e l’estrema utilità di avere un velivolo per monitorare il territorio dall’alto hanno reso proficua questa iniziativa. Le varie associazioni che ne aderiscono sono regolarmente iscritte al registro Provinciale del Volontariato e a quello nazionale della Protezione Civile. Le attività poste in essere dai piloti di tali gruppi sono soprattutto il monitoraggio ambientale di aree interessate da eventi come le esondazioni, terremoti e roghi o il controllo di manifestazioni pubbliche come i concerti e all’osservazione del territorio al fianco delle Forze dell’Ordine.  

Un esempio è il Reparto Volo Emergenze della Provincia di Verona, costituito alla fine degli anni novanta e subito inserito nel circuito di Protezione Civile. Il reparto partecipa a specifiche esercitazioni finalizzate all’addestramento dei piloti ed all’ottimizzazione del coordinamento tra i vari enti  e assicura missioni operative “reali” come la ricerca di persone scomparse o per prevenire casi di inquinamento ambientale.  

Ultraleggeri, uno sguardo alle norme

Il fenomeno del volo ultraleggero ha avuto, fin da subito, una così grande diffusione, nonostante il carattere assai spartano dei primi aeromobili in genere autocostruiti, che nel 1985 è stata promulgata la Legge 106Disciplina del volo da diporto o sportivo” che ne rappresenta, attraverso il riconoscimento legislativo, l’atto di nascita nel nostro Paese. Nel 2010 ha fatto seguito il DPR-133 (Regolamento di attuazione della citata legge) che ha provveduto a emettere specifiche norme per questo tipo di volo, a partire dalla definizione dei velivoli, le caratteristiche e i profili di volo specifici, come il peso (generalmente non superiore a 450 Kg compresi il carburante e gli occupanti), numero di persone trasportabili (non superiore a due pilota compreso), la quota cui l’ultraleggero può volare (da un minimo 500 piedi, pari a 150 metri, a 1000 piedi – 300 metri, di altezza). I velivoli utilizzano generalmente, per atterrare e decollare, apposite aree denominate campi di volo e aviosuperfici dotate di una pista, normalmente in erba o terra battuta e hangar in cui ricoverare i mezzi, ma teoricamente possono operare su “qualsiasi zona idonea”, se autorizzati dal proprietario. Le zone interdette, sempre secondo le norme in vigore, sono gli aeroporti (ad eccezione di alcuni casi specificatamente previsti), determinati spazi aerei posti a protezione del traffico aereo e le zone proibite al volo in generale. Se la regolamentazione tecnica e la vigilanza circa l’utilizzo dei mezzi non militari fanno capo all’ENAC o Ente Nazionale Aviazione Civile, la gestione del settore VDS è stata assegnata all’Aero Club d’Italia (AeCI), Ente di Diritto Pubblico, con analoghe incombenze.

Questa particolare tipologia di volo viene esercitata in virtù di un titolo aeronautico, l’attestato, ottenuto dopo frequenza di apposito corso presso scuola abilitata e specifico esame con un esaminatore riconosciuto.      

Ultraleggeri: ultra – scomodi?

Il pregiudizio diffuso circa la pericolosità di questi mezzi, dettato dalla presuntaprecarietà” degli stessi, dalla mancanza di norme particolarmente restrittive e la scarsa mentalità dei piloti sulla sicurezza, è smentito dai dati relativi al rapporto tra numero di incidenti e ore volate, nettamente inferiore a quello relativo all’Aviazione generale. Le due classi di velivoli, inoltre, vengono spesso confuse soprattutto da parte degli organi di informazione (in primis la stampa), i quali tendono a estendere, erroneamente, a tutti i velivoli dotati di un singolo motore ad elica la denominazione di ultraleggeri, contribuendo a rendere ancora più ostile il clima nei confronti del VDS.

In pratica la mancanza di una struttura che sovrintenda ed eserciti il coordinamento normativo sul settore lascia spazio a provvedimenti che si traducono in rinnovate restrizioni e limitazioni, le quali si rivelano più di ostacolo che di aiuto alla diffusione del settore.   

Una possibilità di crescita

Il VDS, per contro, dovrebbe essere considerato un’irrinunciabile opportunità non solo per i motivi sopra ricordati, ma anche occasione di rilancio economico come specifico incentivo di produttività per le aziende del settore a sostegno della leadership progettuale – costruttiva nazionale, dell’indotto a questo collegato e come strumento innovativo di attrazione turistica con evidenti benefici del terziario e dei servizi. In tale ottica andrebbe pertanto individuata ed attuata una policy che da un lato favorisca l’esercizio di tale tipo di volo nel rispetto dello spirito della legge iniziale che impone, più che regole stringenti, il principio di responsabilità degli utilizzatori e dall’altro la costituzione di un unico polo di supervisione che garantisca l’armonizzazione di regole caratterizzate da semplicità, come richiesto dall’Europa.

In questi ultimi anni è stato avviata da parte dell’Aeroclub d’Italia, una proposta di revisione, ancorché attualmente sotto forma di bozza, del già citato DPR-133. Al di là degli aspetti tecnici, la finalità di tale iniziativa è di renderlo sempre più rispondente alle esigenze del VDS nazionale, tenendo presente la sua evoluzione e le aspirazioni dei piloti di ULM, nel rispetto della sicurezza volo ed in linea con le auspicabili normative europee. Tale proposta di modifica riguarda tutti gli aspetti tecnico-operativi inerenti questa tipologia di volo, dalle caratteristiche del velivolo agli spazi aerei in cui si può volare, ma soprattutto rappresenta una risposta per rilanciare questo tipo di attività, sfruttandone appieno tutte le potenzialità.    

Enrico Malgarotto
Enrico Malgarotto nato il 19/01/93 a Venezia, ho conseguito la maturità classica e la laurea in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani presso l’Università di Padova. Da sempre ho maturato vivo interesse per l’aviazione, la storia e le relazioni internazionali, perfezionato poi con il percorso di studi. Su SocialNews desidero condividere esperienze e conoscenze, con l’opportunità di approfondire la tematica dei diritti umani, che considero come il fondamento del vivere civile, da altre prospettive.

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