Uragano Maria: cinque mesi dopo Porto Rico fatica a rialzarsi

Il 20 settembre 2017, l’uragano Maria ha colpito l’isola di Porto Rico, lasciando dietro di sé decine di vittime e danni incommensurabili. Il ciclone, il decimo per potenza e intensità mai registrato nell’area atlantica, è stato il peggior disastro naturale della storia del piccolo Stato caraibico, con precipitazioni torrenziali e spaventosi venti che hanno raggiunto i 280 chilometri orari. Porto Rico, che appena due settimane prima era stata interessata da un altro potente ciclone, l’uragano Irma, è stata essenzialmente distrutta dalla furia di Maria e ancor oggi, a mesi di distanza, fatica a ritornare alla normalità.

La conta dei danni e la difficile stima delle vittime

All’indomani del passaggio di Maria, Porto Rico si è risvegliata nel caos. La forza del tifone ha distrutto quasi interamente il già precario sistema elettrico dell’isola e danneggiato gravemente quello idraulico. Alla fine di settembre, una settimana dopo l’uragano, i resoconti riportavano notizie sconfortanti: dei tre milioni e mezzo di abitanti, meno della metà aveva accesso all’acqua potabile. Il 95% del territorio era senza elettricità e solo undici dei sessantanove ospedali erano funzionanti. I danni provocati dal ciclone ammontano ad oltre 91 miliardi di dollari. Le stime riguardanti il numero delle vittime e dei dispersi, invece, sono ancor oggi incerte e approssimative.

Secondo i primi dati ufficiali resi pubblici dalle autorità, sarebbero state 64 le persone che hanno perso la vita a causa dell’uragano, una cifra troppo esigua agli occhi degli esperti, considerata l’entità della catastrofe. Secondo i giornalisti del New York Times che hanno analizzato le statistiche riguardanti il tasso di mortalità giornaliero sull’isola negli ultimi mesi del 2017 in rapporto a quello degli anni precedenti, il numero delle vittime della tragedia sarebbe, in realtà, superiore a mille.

Nonostante la difficoltà di reperire i dati necessari (gli stessi uffici anagrafici portoricani hanno lavorato a rilento per mesi, a causa dei danni infrastrutturali e della mancanza di energia elettrica), l’inchiesta del Times ha messo in luce il fatto che 1052 persone sono decedute a Porto Rico in più del numero medio degli anni precedenti nei 42 giorni successivi all’uragano. Intervistando i responsabili dei registri demografici nazionali portoricani, è emerso che il solo 25 settembre, giorno con il tasso di mortalità più alto del periodo analizzato e data in cui lo stesso governatore di Porto Rico ha annunciato la situazione di crisi umanitaria, le morti sono state 135.

Malattie e omicidi: cosa uccide a Porto Rico

L’aumento significativo dei decessi a seguito dell’uragano è da imputarsi non solo alla forza distruttrice della tempesta che ha spazzato via case ed edifici, ma anche alla difficoltà, in seguito alle devastazioni, di garantire soccorso e assistenza alle fasce più deboli della popolazione. Come riportato dal New York Times nell’indagine già menzionata, vi è stato, infatti, un notevole aumento delle morti di pazienti malati di diabete e di Alzheimer e si sono registrati numerosi casi di decessi per polmoniti ed enfisema polmonare. Il picco più importante ha riguardato la sepsi, il cui tasso di mortalità è cresciuto del 50% rispetto al 2016.

In seguito all’inchiesta del Times, il governatore di Porto Rico, Ricardo Rosselló, ha annunciato, all’inizio di gennaio, la creazione di una nuova task force con il compito di avviare la procedura di riconteggio delle vittime e giungere finalmente a una stima corretta.  

Ma un nuovo dato allarmante è emerso con il volgere del nuovo anno: a causa della difficoltà di far rispettare le leggi, nell’attuale disperata situazione dell’isola, anche il numero di omicidi ha subito una spaventosa impennata, con ben trentadue nuove morti nei soli primi undici giorni dell’anno, facendo del gennaio 2018 il più sanguinoso degli ultimi ventiquattro mesi.

Un’isola nel buio: cinque mesi senza elettricità

Lo scorso 11 gennaio, un video caricato su Facebook dall’Academia Bautista de Puerto Nuevo, una scuola di Porto Rico, è diventato virale sul web, registrando oltre quattrocentomila visualizzazioni. Il video mostra gli studenti e gli insegnanti della scuola festeggiare per il ritorno della corrente elettrica nell’edificio, dopo più di cento giorni senza luce.

La gravità dei danni riportati dal sistema elettrico dell’isola in seguito al passaggio di Maria è parsa chiara fin dall’inizio. All’indomani della catastrofe, solo il 5% del territorio aveva accesso all’elettricità. Nonostante sin da subito si sia iniziato a lavorare per ripristinare il servizio, ad inizio febbraio 2018, più di quattro mesi dopo l’uragano, oltre quattrocentomila persone rimangono prive di corrente elettrica. Dove anche questa è disponibile, gli abitanti devono fare i conti con frequentissimi blackout.

L’incubo di Porto Rico, tra bancarotta e catastrofi naturali

Il passaggio dell’uragano Maria e lo sfacelo che questo ha comportato non hanno fatto altro che peggiorare ulteriormente la situazione di un Paese che era già sull’orlo del baratro. Afflitta da una crisi economica che dura da più di dieci anni e a cui non si è riusciti a trovare una soluzione, nel maggio del 2017 Porto Rico aveva richiesto la bancarotta assistita non essendo in grado di pagare ai propri creditori i settantatre miliardi di dollari di debito accumulati nel tempo. Se a questi si aggiungono gli oltre novanta miliardi di danni provocati dall’uragano e il fatto che, a causa delle devastazioni, anche il turismo, una delle sue più importanti fonti di reddito, ha subito una forte battuta d’arresto, non risulta difficile intuire come il futuro dell’isola caraibica sia tutt’altro che roseo.

A cinque mesi dal disastro, ancora molto resta da fare prima che Porto Rico possa tornare alla normalità. La priorità resta senza alcun dubbio quella di garantire che i servizi più basilari – acqua, elettricità, sanità, sicurezza abitativa – ricomincino ad essere erogati e garantiti con efficacia ed efficienza sull’intero territorio nazionale. Al contempo, l’isola dovrà continuare a fare i conti con un debito pubblico salito ormai a livelli drammatici, sperare di trovare accordi con i creditori e cercare di risollevare l’economia nazionale dal collasso. Per Porto Rico, la strada per uscire dall’incubo rimane ancora lunga ed estremamente travagliata.

Alessia Biondi
Nata a Parma nel 1994 e residente a Vicenza, attualmente studio Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani all’Università di Padova e collaboro con SocialNews come parte di un progetto inerente al mio programma di studi. Da sempre appassionata di scrittura, lingue e viaggi ho tenuto per diversi anni un mio blog personale su questi temi. Mi interesso di diritti umani, storia e attualità e coltivo una grande passione per l’Estremo Oriente e le sue culture.

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