L’eterno calvario del Congo e il miracolo del centro “Mirko Mori”

Nella Repubblica Democratica del Congo, funestata dalla guerra civile e da una perenne emergenza sanitaria, @uxilia Onlus ha realizzato un ospedale in ricordo di Mirko Mori

Maria Schiavo

Una guerra senza fine

La Repubblica Democratica del Congo, Paese in cui si è consumata una delle più cruente colonizzazioni del secolo scorso, nonché teatro di quella che viene definita la “Prima guerra mondiale africana” (1998-2003), è oggi protagonista di una delle più gravi crisi umanitarie del mondo. Guerra civile, disastri naturali, epidemie ed altissimi livelli di povertà hanno portato ad un bilancio sanguinoso: più dicinque milioni di morti in vent’anni. Dal 1998, la Repubblica Democratica del Congo è stata colpita da sistematiche violazioni dei diritti umani e brutali massacri: quasi tutte le vittime sono civili e la metà di esse è costituita da bambini (Rapporto UNICEF 2009 sulla situazione economico-sociale-sanitaria nella Repubblica Democratica del Congo). Le regioni orientali del Paese – con particolare riferimento alle province dell’Ituri e del Nord Kivu – sono caratterizzate da una situazione di perenne insicurezza ed instabilità politica: dal 2003 l’area è colpita da violenti scontri che portano con sé gravi crisi umanitarie ed economico-sociali. Il conflitto etnico-tribale è definito da vent’anni una “guerra senza fine”. Nonostante cambino i nomi dei gruppi ribelli protagonisti, il motivo che spinge alla prosecuzione del conflitto è evidente: fin dalla colonizzazione belga, si tratta del controllo delle immense ricchezze minerarie del Paese.

Eterni profughi

Dal 2008, la provincia del Nord Kivu ha visto saccheggiare e dare alle fiamme centinaia dei suoi villaggi. Queste razzie continue hanno portato allo sfollamento di massa di milioni di persone, costrette alla fuga in Uganda e Sud Sudan. I pericoli
per la sopravvivenza nelle sei regioni orientali del Paese non riguardano solo i conflitti: rimangono, infatti, migliaia di mine inesplose.
Gli accordi di pace tra la Repubblica Democratica del Congo e le Nazioni confinanti sono costantemente disattesi poiché non si riesce a contrastare le profonde radici dell’instabilità della regione: il flusso di profughi e ribelli dal confinante Ruanda dopo il genocidio del 1994. Il Ruanda viene accusato di fomentare disordini a causa delle devastanti incursioni dei suoi gruppi ribelli armati, le quali rendono quella dei Congolesi una vita da “eterni profughi”.

I principali problemi sanitari del Paese

La Repubblica Democratica del Congo è abitata da 67 milioni di persone (secondo i dati della Banca Mondiale). Il 50% è costituito da bambini. La speranza di vita media è di 46 anni. Solo il 46% della popolazione ha accesso all’acqua potabile ed il 31% ai servizi igienico-sanitari. Il 4% della popolazione è affetto da HIV/AIDS (Report UNICEF 2009 sulla situazione economico-sociale-sanitaria nella Repubblica Democratica del Congo). Il grande problema del Paese è proprio questo: nonostante i disordini ed i combattimenti, la maggior parte delle persone muore per fame, malattie, mancanza d’acqua potabile e assistenza medico-sanitaria e sociale. Una donna su cinque muore di parto ed un bambino su sei non raggiunge il quinto anno di vita a causa di malattie prevenibili o curabili, tra le quali il morbillo, la diarrea e la malaria, o a causa della malnutrizione cronica. Queste piaghe si diffondono rapidamente non solo per l’assistenza medica carente, ma anche per la difficoltà di fornire aiuto dovuta al continuo spostamento forzato di migliaia di persone in fuga dalla guerra.
Dopo il 2008, a causa di una vasta epidemia, aggravatasi in seguito agli scontri in Nord Kivu, i casi di colera sono triplicati. Nel 2016 sono stati riportati 67 casi di febbre gialla e, al termine dello scorso anno, a peggiorare la situazione ci sono state catastrofiche piogge torrenziali e lo straripamento del fiume Kalamm. Nonostante le avversità con le quali continuano a scontrarsi, le agenzie dell’ONU, in collaborazione con numerose Organizzazioni Non Governative partner, garantiscono diversi programmi umanitari nel settore sanitario e nutrizionale, dell’istruzione e dell’assistenza agli sfollati. I principali interventi a contrasto delle emergenze e finalizzati allo sviluppo sono indirizzati alla lotta alla malnutrizione e all’estensione dei vaccini, la maggior parte dei quali sostenuti dal meccanismo di risposta rapida alle emergenze (MRR) UNICEF-ONU. Tuttavia, gli aiuti umanitari sono limitati dalla costante insicurezza delle principali strade di collegamento. Ciò determina che la situazione dei civili sfollati permanga drammatica. Come se i problemi sanitari non bastassero, il Paese è affetto da gravissime piaghe sociali, tra le quali le violenze sessuali, la presenza di bambini soldato ed il loro continuo arruolamento, l’abbandono sulle strade di bambini accusati di stregoneria, lo sfruttamento minorile anche in miniera. Secondo un’indagine di Amnesty International del 2016, infatti, il cobalto utilizzato per fabbricare le batterie degli smartphone e di altri prodotti viene estratto dai bambini che lavorano in condizioni precarie nelle cave della Repubblica Democratica del Congo. Le aziende chiamate in causa sono Apple, Sony, Samsung.

Aiuti concreti: il “Centre de Santè Mirko Mori”

L’aiuto delle grandi organizzazioni internazionali risulta, quindi, essenziale per il miglioramento della situazione e per il futuro della Nazione. Tuttavia, non è esclusivo: esistono, infatti, anche realtà più piccole che apportano comunque contributi non indifferenti. Una di queste è @uxilia Toscana Onlus, la quale ha realizzato un piccolo ospedale nella periferia della capitale Kinshasa. @uxilia Toscana Onlus segue l’emergenza umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo dal 2014: in seguito alla tragica morte di Mirko Mori, i genitori di questo ragazzo hanno contattato Danilo Prestia, presidente di @uxilia Toscana Onlus. Prestia ricorda che i coniugi Mori intendevano “dar inizio ad un progetto in memoria del ragazzo con l’idea e l’intento che da una morte possano nascere molte vite”. Prestia spiega che “questo progetto ha potuto prendere forma grazie alla collaborazione di @uxilia Toscana Onlus e dei genitori di Mirko Mori con il parroco della Diocesi di Fiesole, la quale ha donato il terreno dove sorge ora l’ospedale, e con un ingegnere congolese autore del progetto della struttura ospedaliera”. “Questo ‘ospedalino’, la cui fonte esclusiva di finanziamento si basa su attività di fundraising, ha aperto le porte alla popolazione congolese nel giugno del 2016, non appena terminati i lavori alla prima parte della struttura”.
Quella che Prestia definisce “la prima parte dell’ospedale” corrisponde ad una sala operatoria, una sala parto, una sala maternità, un’infermeria e dei servizi igienici; è, invece, ancora in costruzione “la seconda parte dell’ospedale”, costituita da una sala chirurgica, un laboratorio di analisi, una sala medicazioni e una farmacia. Il “Centre de Santé Mirko Mori” è diventato presto un punto di riferimento per la popolazione locale. Il lavoro è già tantissimo: non solo si curano i bisognosi, ma si promuovono anche importanti campagne di vaccinazione, oltre a fornire formazione al nuovo personale ospedaliero. Vengono, quindi, creati anche nuovi posti di lavoro a favore della popolazione locale. Danilo Prestia sottolinea che “l’importanza dell’ospedale risiede nel fatto che offre cure gratuite in un Paese in cui la sanità è privata, dunque non accessibile a tutta la popolazione”. Fortunatamente, i recenti disordini non hanno colpito l’ospedale, permettendo, così, alla struttura di continuare ad espandersi grazie all’investimento in attrezzature mediche avanzate e pannelli solari necessari a garantire la corrente elettrica. La speranza dei genitori di Mirko sta prendendo forma: grazie al nuovo ospedale, molte vite sono state salvate ed altre sono venute alla luce, e il primo neonato è stato chiamato proprio Mirko.

Maria Schiavo, studentessa del corso di laurea in Relazioni Internazionali e Diritti Umani
dell’Università di Padova e collaboratrice di SocialNews





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