Contractors, chi sono i soldati senza divisa?

C3 Defense Inc, Titan Corporation, Presidium International Corporation S.p.a., Start Sicurezza Srl., sono solo alcune delle agenzie di contractors operanti nel mondo. Secondo la  definizione ufficiale per Private Military & Security Company (PMC) s’intende una società privata, che fornisce vari servizi di natura militare come la sicurezza e la protezione di particolari siti, personalità o interessi del cliente per cui l’agenzia lavora attraverso l’impiego di personale altamente specializzato e addestrato. Queste possono lavorare per un ente privato (come una multinazionale) o per uno Stato sia nel territorio nazionale sia, come nella maggior parte dei casi, in quei territori in cui imperversa una guerra, un conflitto oppure  una situazione tale da richiedere le prestazioni offerte dalle ditte di contractors. Le agenzie PMC devono essere distinte dalle Private Security Company (PSC) che principalmente forniscono servizi di protezione e di sicurezza (ad esempio a favore di Ambasciate o di interventi umanitari) o di consulenza  e non intraprendono azioni di tipo offensivo.   

contractors militari chi sono

L’impiego di operatori privati per lavori di questo genere risale fin dai primi anni del ‘900 con un incremento durante la guerra in Vietnam negli anni Settanta, ma è soprattutto con la guerra in Iraq nel 2003 che si assiste ad un impiego massiccio dei PMC, prevalentemente composti  da ex militari (soprattutto operatori delle Forze Speciali) in possesso di un bagaglio di esperienze tale da poter assicurare qualsiasi compito venga richiesto.

Iraq Contractors Corporation

Come anticipato precedentemente dopo l’arrivo delle truppe statunitensi e della Coalizione in Iraq nel 2003, gli organi federali come il Department of State (DoS – Dipartimento di Stato) e il Department of Defense (DoF – Dipartimento della Difesa) sentirono la necessità di impiegare compagnie private per la difesa dei propri funzionari o delle Società impegnate nel processo di stabilizzazione del paese arabo. Nel solo teatro iracheno operavano circa duecentomila contractors la maggior parte dei quali iracheni, ma anche cileni, nepalesi, sudafricani, inglesi , italiani e statunitensi.

La classificazione dei PMC comprende operatori addetti alla scorta personale (sigla in inglese PSD Personal Security Detail) o a favore di imprese private operanti nell’area, con un contratto perfezionato direttamente dagli Stati Uniti, che lavoravano per la ricostruzione del paese.

I PMC inoltre garantivano la scorta dei convogli che transitavano per le strade irachene (circa 12.860 dal 2004 al 2007) non senza perdite tra gli operatori, vittime  di imboscate o esplosioni di ordigni collocati ai margini della strada e attivati mediante comando a distanza.

Blackwater contractors in Iraq

Senza dubbio l’agenzia più nota e più controversa che ha operato in Iraq, a partire dal settembre 2003,  e che opera tutt’ora in altre parti del globo (tra cui in Libia) è la Blackwater (ora Academi dopo l’acquisizione, nel 2011, della società da parte di Constellis Holdings che controlla anche altre agenzie di contractors come la Triple Canopy) fondata nel 1997 da ex operatori delle Forze Speciali della Marina statunitense (SEAL) tra cui Erik Prince, al vertice della compagnia.

La società operava con circa mille uomini, veicoli corazzati ed elicotteri, impiegati, questi ultimi, per garantire gli spostamenti di Paul Bremer, diplomatico statunitense a capo della Coalition Provisional Authority  (CPA) che gestiva il controllo amministrativo, legale e giuridico durante la fase di ricostruzione dopo la caduta di Saddam Hussein e l’esfiltrazione/evacuazione di alte personalità (anche bersaglio di attentati) da una zona a rischio. A partire dal 2004 alla Blackwater veniva affidata la protezione delle sedi diplomatiche in Bosnia, Israele, Afghanistan  – dove operatori della suddetta compagnia operavano fin dalle prime fasi del conflitto – e in  Iraq.

Falluja, Najaf e Nisour: punto di non ritorno

Obiettivo dei PMC era quello di garantire la difesa dei siti assegnati, come il Quartier Generale del CPA di Najaf, città a cento chilometri dalla capitale del paese. Il 4 aprile del 2004 l’edificio viene rapidamente circondato da un migliaio di ribelli anti americani dell’Esercito di Mahdi (milizia organizzata dal leader sciita Muqtada Al –Sadr) armati di lanciarazzi e fucili decisi a colpire le sedi e il personale statunitense. La città irachena era stata considerata sicura dalle autorità statunitensi in quanto erano stati stretti speciali accordi con i leader locali e, per questo, la difesa della base alleata era stata affidata a soli operatori della Blackwater e qualche Marines. Dopo che diversi razzi colpiscono l’edificio i PMC aprivano il fuoco contro i ribelli. Nel giro di poco tempo le munizioni cominciavano a scarseggiare e nell’area non c’erano reparti americani che potessero garantire il rifornimento. Solo un elicottero della Blackwater riusciva ad atterrare sul tetto dell’edificio e a consegnare le munizioni agli operatori e ad evacuare i feriti. I contractors riescono a respingere l’attacco. I fatti di Najaf e Falluja, in particolare quest’ultimo episodio in cui i cadaveri del personale della Blackwater sono stati deturpati da parte dei miliziani come monito alla Coalizione, hanno fatto conoscere al mondo l’esistenza dei PMC e delle loro attività in Iraq.

contractors iraq

Le operazioni  dei contractors nel paese arabo sono state al centro di diverse polemiche oltre che di inchieste, tra cui, quella che ha ottenuto maggior risonanza, si riferisce ad un evento occorso a Baghdad quando un conflitto a fuoco contro presunti civili portò all’incriminazione di quattro operatori da parte della Corte Federale  statunitense.

Il 16 settembre 2007, a Nisour Square, durante un servizio di scorta a personale diplomatico, nei pressi della piazza – secondo le testimonianze dei contractor coinvolti – un’auto con due civili all’interno si avvicina al convoglio ignorando i segnali che intimano di fermarsi. Fatta segno a fuoco di avvertimento, l’auto rallenta ed un agente della Polizia irachena si avvicina alla macchina. Nonostante il fuoco di avvertimento e la presenza dell’agente, la vettura continua a procedere, circostanza ritenuta come evidente minaccia di attacco al convoglio. I PMC allora aprono il fuoco causando la morte delle due persone a bordo e del poliziotto. Altri agenti della polizia, in risposta, cominciano a sparare contro i contractors insieme – secondo certe fonti – anche a civili. Dal momento che i ribelli iracheni che attaccano le truppe della Coalizione spesso vestivano le divise della polizia irachena, i PMC pensano che fossero insurgents così come i civili accorsi. Una macchina del convoglio è danneggiata da esplosivo. I PMC allora tentano di lasciare l’area, ma diverse persone tra cui poliziotti bloccano ogni tentativo di ripiegamento e di alimentazione da parte di rinforzi.  

La testimonianza invece del governo iracheno ha riferito che la macchina con i due civili continuava a procedere verso il convoglio e nel lato opposto rispetto al senso di marcia, ignorando l’alt imposto dall’agente per dare la  precedenza al convoglio statunitense. Dal momento che la macchina continuava la corsa, i PMC sparavano prima come avvertimento e poi per eliminare la minaccia, ricorrendo, in seguito, all’impiego di granate stordenti. Gli agenti iracheni, pensando che tali esplosioni fossero state causate da bombe a frammentazione aprivano il fuoco contro i PMC.

I giorni successivi al fatto, il Department of State revocava il contratto con la Blackwater e gli operatori sottoposti alla giustizia statunitense. Nel 2014 un contractor veniva condannato all’ergastolo mentre gli altri a trent’anni di prigione.

Contractors in law

Dal punto di vista giuridico come possono essere considerate le agenzie di contractor? I PMC che affiancano truppe regolari in un conflitto internazionale sono considerati come civili non combattenti, in quanto solo i militari e i gruppi paramilitari che operano alle loro dipendenze possono essere riconosciuti tali, quindi non autorizzati a prendere parte al conflitto se non in funzione di difesa della propria persona e di coloro che vengano affidati alla loro protezione. La responsabilità – soprattutto giuridica – delle loro azioni ricade sul paese che usufruisce dei servizi offerti dalla compagnia o del paese in cui avviene la controversia, ma solo dopo specifica autorizzazione dello stato utente. Secondo la Convenzione di Ginevra, l’impiego dei contractor non è vietato e anche loro godono (ancorché ciò non sia completamente chiarito) dello status di “prigioniero di guerra” qualora venissero catturati anche se tale clausola riguarda prevalentemente i combattenti.

I PMC invece non possono essere considerati come mercenari. Quest’ultima categoria riguarda colui che:

    • è protagonista diretta delle ostilità;
    • è motivato a partecipare direttamente alle azioni di conflitto e alle ostilità soprattutto per il desiderio di guadagno personale, compenso materiale eccessivo se paragonato alle paghe dei soldati delle forze armate regolari della nazione combattente.
    • Il mercenario, inoltre, non [possiede] l’identità nazionale del Paese in conflitto, non è residente nel Paese in conflitto o controllato da una delle parti in conflitto e non è membro delle forze armate di  uno dei Paesi in conflitto.  

 

  • il mercenario non è integrato (nel lungo periodo) in una forza armata nazionale e deve rispondere solo a obblighi contrattuali di impiegato a tempo;
  • non possedendo un’organizzazione precostituita, i mercenari si focalizzano solo sul combattimento, che conducono per clienti singoli  

 

Nella Convenzione internazionale contro il reclutamento, l’utilizzazione, il finanziamento e l’istruzione di mercenari delle Nazioni Unite entrata in vigore nel 2001, è impedita la qualificazione di mercenario a operatori contractor per i motivi precedentemente citati.  

Katrina: operazione “interna” dei contractors

Ma i contractor della Blackwater non hanno operato solo all’estero, ma anche nel territorio nazionale come accaduto nel 2005 dopo che l’uragano Katrina distrusse la città di New Orleans, in Louisiana. La città si trovava al collasso e, come in tutte queste tragiche occasioni, il fenomeno dello sciacallaggio  si presentava puntuale. Le autorità locali impegnate a gestire questa situazione di crisi non riuscirono a contenere l’ondata di violenza, omicidi e di furti tra la popolazione. Per questo motivo, a fianco di personale federale e militare, vennero inviati degli operatori PMC in funzione di Law Enforcement su richiesta e sotto contratto con il Department of Homeland Security. L’uso della forza era stato autorizzato. In poche settimane, grazie allo sforzo delle autorità federali e dei contractor l’ordine nella città veniva ristabilito.

In tutti i teatri operativi moderni una componente come quella dei contractor risulta indispensabile sia per la complessità delle operazioni belliche sia per il difficile quadro delle relazioni internazionali che comportano la terziarizzazione dei sistemi di difesa per evitare ad uno stato di esporsi e quindi di minare eventuali equilibri. Dalle Filippine all’Ucraina, in cui risultano operativi contractors dell’Academi (ex Blackwater) a fianco delle forze ucraine in funzione antirussa, dall’Afghanistan alla Libia in terra, in mare e nel cielo operatori sotto contratto lavorano per garantire la sicurezza del proprio cliente. E come dice Gianpiero Spinelli nel suo libro Contractor : “ A volte siamo soldati, altre volte civili, dipende dalla missione: l’importante è portarla a termine. Se muore qualche contractor nessuno parla, nessuno scende in piazza a protestare. In pratica nessuno sa niente, a nessuno importa di noi. Perciò funziona.”

   

Enrico Malgarotto
Enrico Malgarotto nato il 19/01/93 a Venezia, ho conseguito la maturità classica e la laurea in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani presso l’Università di Padova. Da sempre ho maturato vivo interesse per l’aviazione, la storia e le relazioni internazionali, perfezionato poi con il percorso di studi. Su SocialNews desidero condividere esperienze e conoscenze, con l’opportunità di approfondire la tematica dei diritti umani, che considero come il fondamento del vivere civile, da altre prospettive.

Enrico Malgarotto

Enrico Malgarotto nato il 19/01/93 a Venezia, ho conseguito la maturità classica e la laurea in Scienze Politiche, Relazioni Internazionali e Diritti Umani presso l’Università di Padova. Da sempre ho maturato vivo interesse per l’aviazione, la storia e le relazioni internazionali, perfezionato poi con il percorso di studi. Su SocialNews desidero condividere esperienze e conoscenze, con l’opportunità di approfondire la tematica dei diritti umani, che considero come il fondamento del vivere civile, da altre prospettive. 

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