L’Europa (non) è un paese per migranti

Europa, il falso mito dell’invasione. I dati Eurostat e Istat evidenziano la necessità dei flussi migratori: a frontiere chiuse l’Italia rischierebbe il crac demografico.

Il falso mito dell’invasione

“C’è un’invasione” è diventato uno dei mantra dell’attuale demagogia populista correlata alla tematica dei flussi migratori. Il bombardamento mediatico non fa altro che essere il suo megafono.

É da domandarsi se essa sia solo una percezione oppure se effettivamente sia avvalorata da dati certi, per non ripetere l’errore commesso nel 2014. Infatti, quell’anno è stata pubblicata l’indagine “Index of Ignorance”, dall’agenzia britannica Ipsos Mori. Lo studio era rivolto a verificare la falsa percezione su vari temi sociologici, tra cui l’immigrazione. L’Italia si era aggiudicata il primo posto sostenendo che il 30% della propria popolazione fosse composto da immigrati, quando in realtà si parlava solo dell’8%.

Così, facciamo parlare i numeri ancora una volta, ricordando che ogni numero non è solo e semplicemente un numero, ma una persona.

Secondo l’aggiornamento fornito dall’ISMU, Iniziative  e studi sulla multietnicità, organizzazione    che sostiene ricerche sui fenomeni migratori, sono 75 mila i migranti sbarcati in Europa, di cui 63 mila in Italia nel 2016. Tra essi, 8.300 sono minori non accompagnati.

Grecia e Spagna vedono, invece, una riduzione sugli arrivi. Dopo l’accordo UE-Turchia, in Grecia il flusso resta contenuto: 7.731, mentre in Spagna gli arrivi sono 3.200.

Questi numeri, tuttavia, costituiscono una componente instabile, in quanto non forniscono un’idea chiara della presenza degli stranieri nello scenario europeo.

rifugiati europa migranti

Così, il dato principale che terremo in considerazione sarà quello relativo alla popolazione di straniera residente in Europa, identificando, dunque, coloro che risiedono in un paese ma hanno la cittadinanza di un altro.

La situazione aggiornata secondo i dati forniti nello scorso anno è la seguente:

 

Valore assoluto Incidenza sulla popolazione totale
Austria 1 249 424 14.30%
Irlanda 596 826 12.40%
Belgio 1 327 421 11.70%
Germania 8 651 958 10.50%
Spagna 4 418 158 9.50%
Regno Unito 5 640 674 8.60%
Italia 5 026 153 8.30%
Danimarca 463 088 8.10%
Svezia 773 232 7.80%
Grecia 798 357 7.40%

Fonte: Le Nius

 

È evidente che non si tratta di un fenomeno di invasione. Quel che viene da chiedersi è come sia possibile che di un fenomeno migratorio così delicato, in quanto coinvolge donne, uomini, bambini spossati e stremati da situazioni degradanti e tragiche nei propri paesi di origine e, successivamente, da quella odissea travaglia che caratterizza le loro traversate, si possano avere delle percezioni così fuorvianti. Abbiamo davvero perso la nostra umanità?

Come segnalava il direttore della ricerca di “Index of Ignorance”, Bobby Duffy “Queste percezioni rappresentano una questione cruciale all’interno del dibattito pubblico perché indirizzano le strategie politiche. Se potessimo disporre di una visione più chiara e aderente alla realtà delle dimensioni del fenomeno dell’immigrazione, le priorità pubbliche avrebbero un’agenda assai differente”.

Come sarebbe l’Europa senza migranti?

“Come apparirebbe l’Europa se potesse effettivamente chiudere le frontiere?” è la domanda che si sono posti i ricercatori della Fondazione Leone Moressa, consultando le stime Eurostat e Istat.

Il risultato? È uno scenario apocalittico: “Un continente vecchio, più povero e meno produttivo”. L’eventualità di un saldo migratorio pari a zero implicherebbe la perdita di 30 milioni di persone in età lavorativa in un immaginario 2030.

In tale futuro ipotetico, contraddistinto da frontiere chiuse e gli attuali tassi di natalità, l’Europa vedrebbe una diminuzione della sua popolazione dell’1,9%, ovvero sotto quota 500 milioni.

Infatti, l’evoluzione della popolazione è il risultato di una serie di fattori, i quali possono essere suddivisi in due principali elementi: quello naturale e quello migratorio. Il fattore naturale è delineato dalle dinamiche di natalità/mortalità e fecondità, quello migratorio vede la sua determinazione dalla presenza dei flussi di residenti in ingresso e in uscita in un dato territorio.

Così, a frontiere chiuse, l’Europa incorrerebbe in un calo della popolazione, la cui conseguenza, considerando la speranza di un aumento dell’età media e di un tendenziale invecchiamento, determinerebbe la riduzione della fascia di età lavorativa. I giovani calerebbero di quasi 8 milioni, riversando le annesse conseguenze sul piano del mercato del lavoro.

 

Come sarebbe l’Italia senza migranti?

Lo scenario futuro ipotetico italiano “senza migranti” non sarebbe ovviamente slegato dal destino dell’Europa. Il Paese si troverebbe, infatti, sull’orlo di un crac demografico: 2,6 milioni di giovani in meno.

Infatti, gli immigrati sono in media più giovani rispetto agli italiani e più propensi, secondo le stime, a fare figli. Il dato sopra citato avrebbe delle ripercussioni nel campo dell’educazione, ovvero sulla scuola. Sarebbero 35mila le classi in meno negli istituti pubblici, con l’implicazione della perdita di 68 mila insegnanti (il 9,5% del totale).

Le ripercussioni coinvolgerebbero anche il mercato del lavoro: dovremmo, infatti, rinunciare a 693mila lavoratori domestici (77% del totale).

Sviluppi futuri: l’Italia nel 2030

Riassumendo quanto detto finora, in assenza di flussi migratori la popolazione europea, e in particolar modo quella italiana, sarebbero destinate ad un inesorabile declino demografico.

Il processo di invecchiamento della popolazione unito al calo numerico costituirebbe un fattore problematico per la tenuta dell’attuale stato sociale.

Tuttavia non è il nostro caso. L’apporto demografico degli stranieri sta esercitando un freno a tale tendenza. Come sarà, dunque, l’Italia tra circa 15 anni, con gli attuali flussi migratori?

Nel 2030, gli immigrati saranno il 14,6% della popolazione. Il mercato del lavoro cambierà in quanto gli occupati stranieri saranno 4 milioni, quindi il 18% degli occupati. Così, il Pil prodotto dagli immigrati ammonterà circa a 217 miliardi, il 15% del totale, ricordando che oggi esso ammonta poco al di sotto del 9%.
È vero, quindi, che ci sono gli sbarchi, le difficoltà nella gestione degli arrivi, ma i flussi migratori costituiscono un evidente beneficio. Infatti, accanto alle difficoltà evidenziate ci sono le imprese che nascono, le famiglie che ricevono l’aiuto delle badanti straniere e così via.

Gli immigrati rappresentano il vantaggio di oggi e di domani.

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Jessica Genova

Nata a Genova nel 1991. Si laurea in Filosofia e successivamente prosegue i suoi studi all’Università di Padova in Human Rights and Multi-level Governance. È Capo Dipartimento Diritti Umani di U.P.K.L., associazione che promuove l’insegnamento dei diritti umani attraverso lo sport, e membro osservatore della Commissioe HEPA. Interessata alle politiche e pratiche in materia di Diritto dei Rifugiati trascorre un periodo di due mesi al confine turco-siriano, collaborando con ASAM, Association for Solidarity with Asylum Seekers and Migrants. Al rientro entra a far parte del gruppo regionale sul fenomeno migratorio di Croce Rossa Italiana, ove svolge anche attività di volontariato. Hobbies e passioni sono da sempre viaggi e scrittura. Scrive per La Chiave di Sophia e Social News, approfondendo così le tematiche di Diritti Umani e Geopolitica. I diritti umani sono per lei una sfida e una speranza. 

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  2 comments for “L’Europa (non) è un paese per migranti

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    Nicola Veronese
    18 Settembre 2017 at 22:40

    Per essere produttivi i flussi migratori vanno anticipati da una analisi delle competenze mancanti in un paese e gestiti con regolari permessi di soggiorno e percorsi di inserimento nel mondo del lavoro. Non mi risulta che questa sia sempre la situazione in italia per quanto riguarda l’arrivo di cittadini extra-EU. Flussi non controllati minano l’equilibrio sociale a detrimento delle future generazioni del paese di accoglienza.

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