“La riva invisibile del mare”, un libro sulle migrazioni che aiuta ad andare più a fondo

«Ho sempre cercato di coniugare il mio interesse per l’Africa e le migrazioni con gli articoli che scrivevo e le interviste che rilasciavo, ma spesso le cose non combaciavano, fino a che non è arrivato un editore che mi ha dato la bella possibilità di scrivere un libro per raccontare tutto ciò che da sempre avrei voluto raccontare.»

Inizia così l’intervista a Salvatore Dimaggio, autore di «La riva invisibile del mare» un libro sulle migrazioni e sui migranti che uscirà il 22 giugno, edito da San Paolo editore.

L’autore è un appassionato di Africa e informazione che, nella vita, si divide tra la consulenza aziendale e il giornalismo. È fondatore e direttore di Africart , un blog che si occupa di comunicazione e stampa, con l’obiettivo di sfatare i miti e i luoghi comuni sul “continente nero” pubblicando interventi di giornalisti e studiosi «che provengono dai quattro angoli del mondo, lasciando raccontare a loro la storia di questo luogo. La mente umana tende a semplificare tutto, è più semplice pensare Africa = #fame #guerre #malattie #migrazione, senza andare a fondo e senza cercare un’immagine più vera».

Una passione al passo con i tempi, che ad un certo punto scatena l’idea di un libro. Come è nato questo progetto?

«Ogni epoca pone chi la vive di fronte qualche grande evento storico che la segna, cambiando il mondo. L’evento storico che sta segnando la nostra epoca è il fiume di flussi migratori. Le migrazioni non sono un’emergenza, un problema, un argomento di facili demagogie razziste o buoniste, sono “solo” un grande fenomeno storico. Il compito della nostra generazione è quello di comprendere questo avvenimento, che nella realtà è tremendamente diverso da come viene percepito in generale. Noi occidentali non siamo cambiati molto negli ultimi 2000 anni, parliamo continuamente di globalizzazione, ma non ci rendiamo conto che tutto ciò che accade in Europa, negli Stati Uniti e in altri quattro o cinque paesi, si riflette inevitabilmente nei territori di quelli che noi chiamiamo “poveri”, ma che in realtà ci sono del tutto alieni. Non è insensibilità o cattiveria, è un atteggiamento profondo e radicato e il problema di questa condotta risulta essere prima che etico è pratico: non ci rendiamo conto di ciò che accade nel nostro mondo. Su questo punto di vista io e l’editore ci siamo trovati in forte sintonia e così è nata l’idea di scrivere un libro.»

Profugo, rifugiato, richiedente asilo, clandestino, dietro ad ognuna di queste parole si nascondono diritti e trappole, opportunità e affari illeciti. Questo libro scava a fondo in questo mondo sconosciuto, l’autore racconta storie vere e rivela le regole di un business tremendo che costringe una parte sempre più consistente della popolazione mondiale a scegliere la via della migrazione.

«La riva invisibile del mare» racconta di Africa, persone e migrazioni, come ha trovato le informazioni per scrivere il libro? Quali situazioni e incontri ha comportato il processo di scrittura?

«Una volta mi è stato detto: “Probabilmente ho visto più morti io di quanti mille europei ne vedranno in tutta la loro vita.” A dirlo era un ragazzo di quattordici anni e certamente aveva ragione. Per scrivere un libro di questo genere non esiste una via giusta. Alle volte giorni e giorni di conversazioni faccia a faccia non portano a niente e poi uno scambio di email con la persona giusta che si trova dall’altra parte del mondo ti mette nella prospettiva perfetta. I contatti con gli amici delle ONG e con i giornalisti del settore sono stati fondamentali, queste persone fanno un lavoro importantissimo e sinceramente credo che le polemiche che in questo periodo sono state alzate nei confronti delle ONG siano completamente senza senso e offensive.

Chi ha letto il libro in anteprima mi ha detto che in ogni pagina c’è qualcosa che sorprende profondamente ed è lo stesso che è capitato a me scrivendo il libro. Non ci si abitua mai alla bassezza umana, agli abissi infiniti fino ai quali può spingersi, ai modi inverosimili e abominevoli che si inventa per fare affari e guadagnare. Le migrazioni sono uno dei pezzi di una grande macchina fatta di leggi inesistenti e interessi enormi. La cosa paradossale è che nel libro alle volte le parole più lucide, sono pronunciate dalle figure più atroci e intollerabili.»

 

Il 22 giugno 2017 uscirà appunto il  libro, qual è il messaggio che vorrebbe lanciare?

«Più che lanciare un messaggio il mio scopo è quello di raccontare e spiegare, fornire materiale per capire. Parlando di messaggi comunque, mi piacerebbe che passasse un messaggio di metodo: credere di sapere e sapere sono due cose diverse. Il fatto che i telegiornali parlino tutti i giorni di sbarchi, non ci dice nulla su questi flussi, che continuano a rimanere un mistero.»

È compito quindi di ogni persona, è «compito di della donna e dell’uomo che vogliono comprendere il proprio tempo cercare fonti e confronti che consentano di tratteggiare i contorni di questi eventi.»

 

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Anna Toniolo

Anna Toniolo, nata a Mirano (VE) il 1/marzo/1994. Studentessa al terzo anno di Scienze Politiche, Relazioni internazionali e Diritti Umani all’Università degli Studi di Padova. Viaggiatrice e curiosa incallita, giornalista in erba per passione, combatto per la verità e la giustizia per vocazione. Su SocialNews alimento la mia passione per il giornalismo e la scrittura, alimentando la mia attitudine verso la giustizia e facendo del mio meglio per trasmetterla a chi legge. Cosa sono per me i diritti umani? Sono il filo rosso che unisce ogni essere umano, sono ciò che ci dovrebbe sempre ricordare che, anche se diversi, siamo tutti uguali. Bandite le discriminazioni. 

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