Cecenia, se questo è un uomo, omosessuale

Dall’inchiesta di Novaya Gazeta emergono persecuzioni, reclusioni, torture, estorsioni e omicidi con la finalità di “correggere uomini dall’orientamento sessuale non tradizionale”. Il ministero degli interni ceceno risponde: “Qui i gay non esistono”.

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Il caso

In Cecenia è, ormai da mesi, attiva una persecuzione contro i gay con carcerazioni e torture. Il periodico indipendente Novaya Gazeta ha rivelato l’esistenza di prigioni segrete finalizzata alla correzione di “uomini dall’orientamento sessuale non tradizionale o sospetto”. Secondo le indagini le persone sono state detenute all’interno di un campo di concentramento segreto ad Argun.

Il percorso di “riabilitazione”, tuttavia, ha comportato la morte di almeno tre persone, secondo l’inchiesta condotta dalla giornalista e attivista russa Elena Milashina.

La strategia di adescamento ad opera delle autorità si rivela essere sempre la medesima: le persone vengono contattate tramite app, altre vengono fermate direttamente in strada e solo in seguito al controllo del telefonino, per individuare e accertare prove dell’omosessualità, si provvede all’arresto. Il cellulare non rivela, però, esclusivamente l’orientamento sessuale del proprietario; in esso sono contenuti, spesso e volentieri, i contatti e le fotografie di conoscenti e amici. Le informazioni sono pertanto utilizzate per proseguire sulla strada della persecuzione.

Tali soprusi sono solamente l’inizio di un percorso di tormento.

“Hanno iniziato a picchiarmi con pugni e calci. Volevano i nomi dei miei amici, gay.  Poi, mi hanno legato le mani e attaccato delle clip di metallo alle orecchie e da lì hanno iniziato a far passare la corrente. Hanno un equipaggiamento speciale molto potente. Quando arrivano le scosse elettriche saltavo da terra.”: è il racconto rilasciato da Muslim all’inviato in Russia della CNN.

Ha il suono di una doppia condanna quel che accade alla comunità omosessuale della Cecenia. Coloro che riescono a salvarsi dalle torture procurate nei campi di concentramento non possono dirsi fuori pericolo. Lo ricordano le forti parole utilizzate da Alvi Karimov, portavoce del leader ceceno Kadyrov: “Se questo tipo di persone esistesse in Cecenia, le forze dell’ordine non dovrebbero fare nulla perché i loro parenti li manderebbero via in luoghi da cui non si può far ritorno”. Il portavoce del leader ceceno si riferisce a un vero e proprio “delitto di onore”, depenalizzato in precedenza.

Importante è sottolineare come la negazione degli atti commessi non sia volta a una posizione contro la violenza, ma piuttosto all’affermazione di non esistenza dei gay.

La mobilitazione della comunità internazionale: la tortura, atto inaccettabile

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Dopo la pubblicazione sul periodico Novaya Gazeta, la comunità internazionale ha cominciato a mobilitarsi. Il Commissario per i diritti umani dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Ocse) ha richiesto l’avvio di un’indagine tempestiva.

Nel frattempo diverse città italiane hanno risposto alla chiamata di solidarietà. Le manifestazioni attraversano l’Italia da Nord a Sud. Milano, Ferrara, Napoli: sono solo alcune delle città impegnate nel dar sostegno e tenere accesi i riflettori sulle atrocità commesse in Cecenia.

Amnesty International ha deciso di lanciare una petizione per richiedere alle autorità di svolgere indagini approfondite su quanto denunciato, di cessare immediatamente le azioni di rapimento, detenzione, tortura e uccisione di uomini omosessuali. Richiede, dunque, che chiunque sia ritenuto colpevole sia assicurato alla giustizia. Infatti, in nessuna circostanza è possibile giustificare atti simili. Dal 1948 la condanna della tortura è ribadita in una serie di trattati.

Cosa si intende per tortura?

La prima definizione si colloca nella Dichiarazione sulla protezione di tutte le persone sottoposte a forme di tortura e altre pene o trattamenti inumani, crudeli o degradanti del 1975.

E tuttora si intende quale trattamento inumano, inflitto intenzionalmente per il raggiungimento di taluni scopi, indicata nella sua versione finale nella Convenzione contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti (CAT) del 1984.

La tortura è definita come atto, tuttavia, è incontestabile che coinvolga e si estenda anche agli atti di omissione.Il criterio primario che apporta una chiara distinzione tra trattamento degradante e un atto di tortura è la presenza di uno scopo. Nel caso della repubblica caucasica, che vede l’arresto di persone omosessuali in prigioni segrete, quale è la finalità ultima?

Gli sviluppi della vicenda: cosa accadrà domani in Cecenia?

Dopo il reportage, 15.000 religiosi ceceni hanno annunciato la jihad contro i giornalisti della suddetta testata. Secondo i religiosi coloro che si sono occupati di rivelare le atrocità commesse, tra i quali ricordiamo Elena Milashina, hanno disonorato la Cecenia e il suo popolo. L’oltraggio è rivolto non alle torture imposte agli omosessuali, ma all’affermazione della loro esistenza.

Tutte le persone che lavorano al giornale sono, dunque, in pericolo. La persecuzione andrà avanti, nelle intenzione dei religiosi, fino a quando anche l’ultima persona di Novaya Gazeta sarà morta. Come ha raccontato Elena Milashina alla CNN, nella sede giornalistica sono state recapitate due buste contenenti polvere bianca, ad oggi non identificata.

Nonostante il portavoce del Cremlino, Dmistry Pskov, abbia annunciato che i giornalisti sono sotto la protezione di Mosca, la paura non cessa di esistere. E la minaccia sussiste ancora.

Novaya Gazete non è estranea a tali situazioni. Anna Politkovskaya, giornalista della testata, fu assasinata il 7 ottobre 2006, giorno in cui stava per pubblicare un articolo sulle torture commesse dalle forze di sicurezza cecene legate al Primo Minostro Ramsan Kadyrov. Qualche anno dopo l’uccisione di Anna Politovskaya, un’altra giornalista subì la stessa sorte: Anastasia Baburova.

Pertanto, come dichiarato dall’intervista della Milashina, rilasciata al Washington Post, si stanno prendendo misure di precauzione e sicurezza.

Eppure la situazione della piccola repubblica caucasica non è delle migliori, anzi. Diverse sono le persone perseguite e uccise: gay, coloro che sono sospettati di simpatie per Daesh e coloro che sono sospettati di uso di stupefacenti.

Siamo di fronte ad un crimine contro l’umanità, come nella Germania nazista le persone venivano uccise solo a causa della loro razza, oggi in Cecenia sono uccise per il loro orientamento sessuale. L’eterosessualità come orientamento ariano sinonimo di purezza.

Come ha ripetuto più volte Elena Milashina: “il governo russo non può girarsi dall’altra parte”.

 

Jessica Genova

 

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Jessica Genova

Nata a Genova nel 1991. Si laurea in Filosofia e successivamente prosegue i suoi studi all’Università di Padova in Human Rights and Multi-level Governance. È Capo Dipartimento Diritti Umani di U.P.K.L., associazione che promuove l’insegnamento dei diritti umani attraverso lo sport, e membro osservatore della Commissioe HEPA. Interessata alle politiche e pratiche in materia di Diritto dei Rifugiati trascorre un periodo di due mesi al confine turco-siriano, collaborando con ASAM, Association for Solidarity with Asylum Seekers and Migrants. Al rientro entra a far parte del gruppo regionale sul fenomeno migratorio di Croce Rossa Italiana, ove svolge anche attività di volontariato. Hobbies e passioni sono da sempre viaggi e scrittura. Scrive per La Chiave di Sophia e Social News, approfondendo così le tematiche di Diritti Umani e Geopolitica. I diritti umani sono per lei una sfida e una speranza. 

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