Stalking: perché è necessaria una tutela

Lo stalking, termine di derivazione inglese, è un fenomeno che, negli ultimi anni, ha suscitato sempre maggiore interesse da parte dell’opinione pubblica e dei media, ma ha iniziato ad essere considerato reato solo in tempi più recenti. La prima regolamentazione anti stalking, infatti, è stata emanata solo nel 1991 in California, in seguito all’omicidio di Rebecca Shaeffer, una nota attrice statunitense uccisa da un fan che precedentemente l’aveva a lungo molestata, dando avvia al fenomeno conosciuto come star-stalking che ha permesso di porre attenzione su una problematica da sempre esistita. Infatti lo stalking non riguarda le sole celebrità, ma anche la popolazione comune tanto da identificare una piaga sociale dilagante che tutti gli indici statistici segnalano in costante emersione senza distinzione di età o estrazione sociale. Secondo alcune indagini dell’Osservatorio Nazionale sul problema, questo fenomeno colpisce prevalentemente le donne e in misura minore anche gli uomini. Chiunque, perciò, può essere vittima di stalking.

stalking definizione

Che cos’è?

Conosciuto in ambito psicologico come “sindrome del molestatore assillante”, lo stalking consiste in una serie di comportamenti di tipo persecutorio, reiterati nel tempo e messi in atto da un soggetto, lo stalker, ai danni di un’altra persona. Queste condotte moleste sono tali da indurre colui che le subisce ad un evidente disagio psico-fisico, ad un turbamento dello stile di vita e ad un ragionevole timore per la propria incolumità o per quella dei congiunti. Nelle società contemporanee l’intenso utilizzo delle nuove tecnologie e soprattutto dei social network ha contribuito a complicare la definizione del fenomeno dello stalking. Sara di Pietrantonio, per esempio, è stata uccisa dall’ex ragazzo, che la molestava, dopo averla localizzata grazie ad un’app sullo smartphone. Forse non siamo consapevoli del fatto che i cellulari sono diventati strumenti ottimali per chi vuole seguire, pedinare, raccogliere informazioni o controllare una vittima.  

Comportamenti tipici dello stalking    

Lo stalking è stato oggetto di molti studi (Mullen P. E. & al., 2000), i quali hanno distinto due canali attraverso cui questi comportamenti possono essere messi in atto. La prima tipologia è costituita dalle comunicazioni intrusive o persecutorie quali lettere, sms, chiamate ovvero forme di comunicazione attraverso le quali lo stalker può far sapere alla propria vittima le sue emozioni, desideri o i suoi stati d’animo. Il secondo canale invece è il comportamento di controllo come pedinamenti, appostamenti, minacce o aggressioni che possono sfociare in casi più gravi nell’omicidio o il tentato omicidio. Questi due tipi di condotta possono essere messi in atto in modo misto nella figura dello stalker, a fasi alterne o in modo successivo. Generalmente alla prima segue la seconda.

Chi è lo stalker?

Lo stalker può essere un ex-partner, un conoscente, un collega, qualcuno conosciuto casualmente, oppure, ma è molto più raro, un completo estraneo affetto da una patologia. Numerosi sono stati i tentativi di classificare i comportamenti di stalking ed individuare categorie specifiche. Mullen, nel 2000, grazie alla  sua ricerca basata sullo studio di 145 stalker in Australia, ha individuato 5 tipologie di stalker.

Il risentito, in genere un ex partner, reagisce alla conclusione non voluta di una relazione con la vittima mettendo in atto comportamenti volti a farla soffrire:  cerca di svilire la sua immagine, agisce con attacchi verbali o distrugge cose di proprietà.

Il ricercatore di intimità conduce una vita spesso isolata e mette in atto comportamenti persecutori come soluzione all’isolamento. Il persecutore mira a costruire una relazione con la vittima nonostante le risposte negative ricevute.

Il corteggiatore inadeguato è colui che non riesce a relazionarsi in modo adeguato tramite le normali “tecniche di corteggiamento” ma appunto ne utilizza delle altre meno idonee. Si caratterizza per i suoi modi maleducati, brutali e a volte, anche aggressivi che creano paura nella vittima.

Il rifiutato non accetta la rottura della relazione con la vittima e vuole riprenderne il controllo. Solitamente il persecutore è animato da due sentimenti opposti e contrastanti, da una parte la volontà di ottenere l’oggetto dei suoi desideri dall’altra rancore e vendetta per l’abbandono subito. Questa tipologia di stalker è molto pericolosa e spesso dietro a questi casi c’è una precedente relazione costellata da maltrattamenti violenze, minacce.

Il predatore è l’inseguitore che prova piacere nel vedere la vittima piena di paura. Non ha mai avuto rapporti con le vittime ma vorrebbe averli. E’ una persona potenzialmente pericolosa in cui si annidano sociopatie e che potrebbe trasformarsi in assassino.

Lo stalking secondo la legge italiana

gessica notare vittima stalking

In Italia, lo stalking è diventato reato solo nel 2009. In questi anni molto è stato fatto a tutela delle vittime di questo tipo di violenza, dai centri anti stalking alla possibilità di rivolgersi alle autorità competenti per ottenere un divieto di avvicinamento che impedisce al persecutore di avvicinarsi a luoghi frequentati dalla vittima. Purtroppo, a volte, tutto questo non basta. Gessica Notaro, una ragazza di Rimini, ha denunciato per stalking il suo ex fidanzato che continuava a perseguitarla con ogni mezzo. In questa situazione il Giudice per le Indagini Preliminari di Rimini ha disposto un divieto di avvicinamento. Pochi mesi dopo l’ex partner l’ha aggredita sfregiandole il volto con l’acido.

Le società, negli ultimi anni, si caratterizzano per il sempre maggior numero di comportamenti intrusivi e persecutori. Le cronache dei giornali sono piene di notizie simili.  Non è sempre facile dimostrare di essere vittime di stalking. Spesso non si viene creduti oppure c’è vergogna, imbarazzo o paura nel denunciare. I mezzi per combattere questo fenomeno esistono  ma è necessario coinvolgere amici, parenti ma soprattutto le forze dell’ordine in questa difficile battaglia, per non essere soli ad affrontare una violenza che è in particolar modo psicologica. Nè le autorità nè  i soggetti coinvolti possono sottovalutare il verificarsi di tali condotte ai danni di un’altra persona. Perchè uno stalker furioso può uccidere.

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Serena Bolzonella

Mi chiamo Serena Bolzonella, sono nata il 02-06-1993 a Camposampiero. Ho frequentato il Liceo Scientifico ed ora, studio all'Università di Padova. Mi interesso prevalentemente di cinema, attualità e problemi sociali. Per me, il termine "diritti umani" indica un macro- contenitore, dove poter inserire tutti quei diritti riconosciuti e garantiti ad ogni essere umano. Non solo. A questi bisogna aggiungere quei diritti che sono sottovalutati e quelli che, invece, sono oggetto di violazione. Per me "i diritti umani" sono un monito che ci ricorda che dobbiamo continuare ad agire affinché questi diritti diventino, effettivamente, di tutti. 

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