Ho visto Amburgo dopo gli attentati, vi racconto come abbiamo perso la pace

Amburgo terrorismo attentati

1/11th ACR Boeselager Team was the first U.S. team to win the International Boeselager competition. May 1987 in Hessisch Lichtenau, Hesse, Germany.

“Non ho mai provato nulla di simile”: la Germania è in profondo shock per gli attacchi a Berlino.

Ho vissuto per molti mesi, in diversi periodi della mia vita, in Germania; Amburgo, Lubecca, Luneburgo e Berlino.

Tornandoci in questi giorni trovo messaggi diversi: Fiori, altari improvvisati, un mazzo di rose bianche. “Gli eventi di Natale non li hanno fatti nel nostro nome”, si legge in un biglietto vicino alla Rathaus di Amburgo. Ancora “Non vogliamo essere accostati ai terroristi”

Sami vive in Germania da dieci anni e viene dalla Tunisia, dice di essere scioccato da ciò che è accaduto sul luogo dove lui e i suoi coetanei 20enni scherzavano e si divertivano.

Città meravigliose, Länder speciali e vivibili, un ricordo che oggi sembra lontano ed anacronistico, eppure qui l’Europa era divisa in 2, eppure qui c’era il muro ed il lungo confine sul Fiume Elba, ed i tanti Check Point.

Improvvisamente tutto sembra troppo, e l’elegia del passato prende il sopravvento; incredibile, visto che il passato di queste terre è scuro da almeno 100 anni.
In particolare ricordo un lungo periodo passato a cavallo fra il 1989 e il 1990, un periodo molto agitato. Noi eravamo soldati, e ci addestravamo al confine tra i due blocchi del mondo, tra l’occidente ed il “patto di Varsavia”.

Facevamo la voce grossa ai paesi dell’est, sfoggiano la “Meglio gioventù” militaresca della NATO, la Boeselager…

Si viveva meglio, si, molti pensano che si vivesse meglio, con un nemico certo, fisico, solido. Un nemico con dei confini e tante armi, tante, tantissime, un nemico come noi: armato, sicuro, violento. E’ terribile dirlo, ma il nemico alle porte appianava molte divergenze, e ci sentivamo più liberi, senza esserlo.

Ora siamo liberi, quei confini fisici non ci sono più, ora a far danno ci pensano i confini del pensiero, di chi non vede più l’altro come un se ma come un ospite, come Sami, che vive in Germania da dieci anni e viene dalla Tunisia, ma la Tunisia non se la ricorda neppure.

Non era questa l’Europa che volevamo, non era questa.

Claudio G.Torbinio

 

 

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