Più attenzione all’etica, meno al risultato. Vincere con il doping? Non vale

La garanzia del “no doping” come certificazione di qualità degli eventi sportivi

Giovanni Righi

 

I grandi eventi sportivi attraggono interesse in campo economico e sociale in quanto rappresentano un modello potenzialmente virtuoso di convergenza tra aspetti diversi della vita contemporanea: comunicazione, partecipazione, promozione di un territorio, erogazione di servizi e valorizzazione pubblica di comportamenti individuali positivi. L’etica sembra essere ancora una delle dimensioni che può contraddistinguere lo sport, soprattutto negli aspetti meno legati all’esasperazione dell’agonismo. Gli riserva un grande potenziale educativo e formativo a favore di chi lo pratica.

Le manifestazioni sportive diventano degli eventi di grande portata quando riescono a rappresentare un’idea di partecipazione più inclusiva possibile rispetto all’attività fisico-motoria svolta (agonistica o meno) e all’esperienza di vivere un luogo, uno spazio, un territorio in maniera diretta. Una competizione tra atleti diventa un evento e può diventare un grande evento, quando viene garantita, in maniera diffusa, la possibilità a chi vi partecipa di diventare protagonista di quell’appuntamento. Vivere, quindi, in maniera personale un’emozione diretta che crea un legame intenso con quell’esperienza e ne caratterizza il ricordo e la narrazione, coinvolgendo altre persone nell’aspettativa di riviverla. È comunque innegabile che, a determinare il successo di una manifestazione sportiva in termini di pubblico e, di seguito, sugli organi di stampa, vi sia anche il valore economico complessivo dell’evento, inteso come proventi diretti e come rilevanza generale dei flussi di persone in una determinata località imputabili all’evento stesso. La determinante turistica rappresenta, infatti, uno degli aspetti che hanno decretato, negli ultimi decenni, la letterale esplosione di offerta di avvenimenti e opportunità di partecipazione su larga scala a manifestazioni sportive.

Le amministrazioni locali stanno puntando in misura sempre maggiore al supporto ed alla co-organizzazione dei grandi eventi per generare, sul proprio territorio, delle opportunità a livello economico-sociale dotate di specifiche ricadute per le imprese e per la visibilità generale in ambito nazionale ed internazionale. Se, quindi, analizziamo il fenomeno dei grandi eventi legati a manifestazioni sportive, possiamo applicare alcuni parametri tipici della valutazione di un mercato dell’offerta di servizi, perché tale è sicuramente la connotazione del fenomeno sotto il profilo economico.

Come evidenziato sopra, poi, gli interessi in gioco sono molteplici, da parte sia delle amministrazioni pubbliche, sia delle attività produttive imprenditoriali. Nella logica dell’analisi di mercato va sicuramente valutata la necessità di pensare ad un’evoluzione del trend in atto relativa all’uso delle manifestazioni sportive come fulcro di grandi eventi di impatto economico e sociale. Uno degli elementi più interessanti nell’ottica di una progressiva definizione di standard di qualità degli eventi stessi è costituito sicuramente dalla qualità della proposta, intesa anche, e soprattutto, come qualità percepita dei servizi offerti ai partecipanti.

focus su doping e grandi eventi

Il processo di evoluzione storica e culturale delle manifestazioni sportive come eventi di interesse pubblico ha visto, negli ultimi anni, una crescita di attenzione da parte dei partecipanti, degli organizzatori e degli sponsor al problema del doping, inteso come elemento negativo che può influire in maniera critica sulla buona riuscita dell’evento stesso nel caso un atleta protagonista della manifestazione venga trovato positivo ai controlli predisposti dagli organi competenti. Tale visione del problema è sicuramente parziale, per le modalità con le quali viene affrontato il tema e per il risvolto comunicativo che rischia di emergere rispetto al fenomeno del doping, ambito legato imprescindibilmente allo sport e argomento privilegiato di tanta stampa pseudo-sportiva.

Gli errori degli atleti e dei loro allenatori, i comportamenti illegittimi degli appartenenti ad entrambe le categorie, le pratiche della giustizia sportiva sono elementi che vanno in qualche modo contestualiz- zati nella giusta dimensione del loro significato senza enfatizzare la rilevanza degli stessi rispetto al valore complessivo della partecipazione allo sport e dei grandi eventi pubblici che ruotano attorno alle manifestazioni di livello nazionale ed internazionale vissute con le modalità fin qui descritte. Il tema del doping negli appuntamenti sportivi di grande rilevanza va considerato, a nostro modo di vedere, come un fenomeno che, rispetto allo sport partecipato, è conosciuto, valutato e rifiutato in maniera consapevole. Tale percorso di netto affrancamento dal doping non va sottaciuto, ma, anzi, valorizzato in maniera esplicita come elemento distintivo della qualità della proposta sportiva e, all’interno della stessa, della qualità della proposta sociale e culturale del grande evento su di essa imperniato.

I dati raccolti nel corso del progetto nazionale “Un intervento psicosociale sui fattori di rischio per l’abuso delle sostanze dopanti nei contesti giovanili” curato da Auxilia Onlus grazie ai fondi della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Bando Giovani Protagonisti 2009 dimostrano come la generazione dei millennials viva in maniera esplicita l’esistenza del doping come opzione possibile, anche se non lecita, nella condotta sportiva di un atleta. Ciò rafforza ancora di più la necessità di trattare il tema con la dovuta trasparenza, facendo, altresì, diretto riferimento alle iniziative atte a scoprire, contrastare e prevenire il ricorso a sostanze e pratiche dopanti come ad una sorta di certificazione di qualità dell’offerta sul mercato di eventi a carattere sportivo. Una valutazione attenta su questi temi rappresenterà sempre più uno dei criteri di scelta da parte dei partecipanti agli eventi su quale manifestazione preferire, per se stessi e, in chiave educativa, per le nuove generazioni, quelle dei propri figli e dei giovani atleti affidati dalle famiglie per la formazione fisica e morale. In tale prospettiva va, pertanto, ripensato il ruolo delle iniziative “anti-doping” secondo una logica del rifiuto, non negoziabile, del sospetto e del rischio che la partecipazione ad un evento sportivo possa in qualche modo vedere coinvolto un fenomeno di cui non si vuole nascondere nulla.

Pensiamo che il risvolto in campo sociale e sportivo della proposta accennata nelle righe precedenti sia chiaro ed inequivocabile, dando anche spazio ad una cultura della pratica fisica come esperienza privilegiata della legalità, nei contesti giovanili e nello sport amatoriale. Parimenti, il risvolto economico di una sorta di certificazione di qualità della proposta al pubblico di grandi eventi a carattere sportivo “liberi dal doping” potrebbe essere rilevante e diventare uno spartiacque tra le varie offerte presenti in quello che è ormai diventato un vero e proprio mercato dei servizi al pubblico. Reputiamo che, nelle iniziative supportate organizzativamente dalle ammini- strazioni locali e/o con il sostegno di risorse finanziare pubbliche, l’introduzione di questi requisiti di qualità della proposta di un evento sportivo debba diventare sempre più come un elemento di valutazione ex-ante sull’opportunità, o meno, di riservare i benefici del caso, senza, ovviamente, cadere nell’errore di cedere sul piano etico per conservare qualche vantaggio illusorio, perché non qualificato, sul piano della visibilità.

Giovanni Righi,

delegato regionale Federazione Italiana Pesistica per il Friuli Venezia Giulia e vicepresidente dell’ASD Cus Trieste

  1 comment for “Più attenzione all’etica, meno al risultato. Vincere con il doping? Non vale

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    Roberto Gallo
    13 Dicembre 2016 at 18:59

    L’uomo ha perso il senso della misura, alla ricerca di una misura al di fuori di se stesso. Il doping ne è la prova culturalmente tra le piu’ importanti. Ma secondo voi, prendiamo, assolutamente a caso, un ciclista fa 200 km, con 5 o 6 salite da urlo, a medie pazzesche e il giorno dopo altri 200 km.! Con un piatto di pasta, uova, grana, carne Ahahahah! Mi viene da ridere al solo pensare ai medici (che hanno giurato prima di iniziare la loro professione) che discutono di sostanze proibite.
    Perchè adesso, scopriamo che sono i russi (i soliti cattivoni) ad essere dopati; i corridori USA, ad esempio, con muscolature scolpite del tronco anteriore come culturisti… solo hamburger?!?
    Mettete gli atleti in un hotel,gestito adeguatamente, e per pranzo e cena come sopra: vedrete che anche Bolt andrà a gasolio!

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