AITR, dalle origini ad oggi

L’Associazione ItalianaTurismo Responsabile è attiva da quasi vent’anni. Due decadi di crescita e sviluppo con un prezioso valore aggiunto: le buone prassi realizzate dai soci in Italia e nel mondo

Roberto Dati

Nel lontano 1998, una manciata di associazioni, ONG ed enti no-profit, a seguito di un percorso di riflessione congiunta nell’ambito del terzo settore, diede vita ad AITR, acronimo che sta per Associazione Italiana Turismo Responsabile (www.aitr.org). Dopo quasi vent’anni, i soci di AITR sono ormai intorno al centinaio, comprendendo esperienze molto variegate, ma tutte riconducibili all’idea di rendere il turismo più equo, più rispettoso, meno impattante ed anche più appagante per i soggetti coinvolti. In una parola, migliore di quanto non sia attualmente. Alcune realtà in origine molto piccole hanno accettato la sfida imprenditoriale dando vita a tour operator di successo, con proposte innovative di grande interesse: RAM, Planet, Viaggi solidali, Planet, Four seasons, Walden, I viaggi del sogno, Perù responsabile, Addio-pizzo travel.
Altre associazioni culturali svolgono un’indefessa attività di promozione e diffusione dei temi connessi al turismo responsabile (solo per citarne alcune, Tures, Il vagabondo, Il volo della rondine, Terra tua).
Molte altre realtà, invece, hanno coraggiosamente declinato valori come solidarietà ed accessibilità nell’ambito della ricettività e dell’accoglienza turistica: l’albergo diffuso Lauco, in Friuli, le cooperative sociali Ballarò, I briganti del Cerreto, Villaggio Carovana e le realtà composite, come La bella addormentata d’Abruzzo, L’altraValtellina, Vivi-litalia e l’attività di consulenza di Le Mat.
Last, ma certamente not least, aderiscono ad AITR colossi dell’ambientalismo, come WWF e Legambiente, il cui apporto all’associazione è stato per molti versi decisivo, soprattutto all’inizio. Insomma, il patrimonio ed il ventaglio di buone prassi che si raccolgono sotto l’ombrello della Associazione Italiana Turismo Responsabile sono cresciuti enormemente dalla sua costituzione, parallelamente all’accresciuta attenzione ai temi della sostenibilità e della responsabilità, non solo in Italia, ma anche in Europa e nel mondo.
Talvolta, questa sensibilità cela comportamenti di puro marketing e fenomeni di green washing: per questo motivo, AITR si è dotata di uno statuto che prevede, tra i propri compiti, quello di promuovere e divulgare i contenuti culturali di riferimento, ma anche di tutelare il concetto presente nel nome associativo da eventuali usi impropri. Oggi il turismo responsabile è ampiamente citato nei documenti dell’Unione Europea, dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, nei masterplan di parecchi Paesi (un caso di grande interesse è quello della Birmania, Nazione da poco uscita dalla zona d’ombra di una dittatura ultradecennale), nelle politiche di Stati e regioni e, persino, dall’industria turistica convenzionale. Rispetto a quest’ultima, AITR ha scelto la via della contaminazione, dialogando con i suoi rappresentanti più sensibili.
All’interno di questa industria vi sono, com’è naturale, posizioni e sfumature diverse, da chi mette in atto politiche aziendali e azioni corrette a chi prende atto dei cambiamenti in corso nel mercato e dell’interesse dei clienti verso questi nuovi approcci e vi si adegua, fino a chi fa… finta di crederci.
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A questo proposito, è significativo che, in relazione alla tragica vicenda del ricercatore italiano Giulio Regeni, sequestrato e barbaramente ucciso al Cairo in circostanze oscure, i soci di AITR abbiano deciso di sospendere ogni attività verso l’Egitto. Si è trattato, per vari motivi, di una scelta più simbolica che reale. Tuttavia, si è voluto dare un segnale per sottolineare come il turismo possa – e, in alcuni casi limite, debba – fermarsi quando i diritti umani sono in pericolo. Certo, la discussione sull’efficacia delle sanzioni e dei boicottaggi, nonché sulle ricadute sulla popolazione civile, è sempre aperta e la riflessione deve essere continua ed attenta al fine di individuare forme di testimonianza, denuncia e pressione adeguate.
Ma, come già accennato, il vero valore aggiunto di AITR sta nelle buone prassi realizzate dai suoi soci, sotto la guida di una dirigenza che, negli anni, ha sempre saputo coniugare una grande profondità di pensiero ad un’altrettanto grande capacità di tessere relazioni, scambi, reti. Lo dimostra AITR Incontra, un appuntamento di networking varato da un paio di anni che offre ai soci la possibilità di incontrarsi in modo diretto e produttivo di sinergie, e ai non soci un ampio ventaglio di occasioni di collaborazione e di condivisione di iniziative e progetti. Nata inizialmente nell’ottica di un turismo più giusto verso il Sud del mondo, AITR ha quasi subito affiancato a questo filone una parallela, robusta serie di iniziative verso il nostro stesso Paese – peraltro sempre intrecciate con i temi solidali: l’albergo diffuso, già menzionato prima, ha visto il caso di Riace come modello di integrazione dei migranti in grado di recuperare borghi destinati all’abbandono. Borghi Autentici d’Italia, poi, è un’associazione di amministrazioni locali che hanno scelto uno sviluppo turistico basato sulla sostenibilità, la qualità dell’accoglienza, la valorizzazione della cultura locale tangibile e intangibile, il rapporto conviviale fra residenti e ospiti. Altre esperienze innovative includono: Mygrantour, uno schema di turismo urbano lungo le linee delle nuove comunità presenti sui nostri territori; le gestioni cooperative dei beni confiscati alle mafie; le cooperative che propongono turismo di comunità; il caso di Lampedusa, che – di concerto con il sindaco Giusy Nicolini – si è aperta a varie forme di turismo responsabile (da quello scolastico a quello ambientale, dai campi di Amnesty International ai circuiti naturalistici pensati con l’obiettivo di contribuire alla destagionalizzazione turistica); il protocollo di collaborazione sottoscritto con Rete Ferroviaria Italiana per la concessione delle stazioni impresenziate (iniziativa promossa dalla socia Elena Riccioni, purtroppo scomparsa troppo presto); le iniziative promosse dai soci che fanno parte del Tavolo di lavoro “zero emissioni” in relazione ai Cammini d’Italia, alla Via Francigena e agli altri itinerari di pellegrinaggio e di spiritualità, nonché di fruizione naturalistica, cicloturistica e culturale, in collaborazione con realtà importanti quali il FAI – Fondo Ambiente Italiano o l’Associazione Italiana Guide Ambientali ed Escursionistiche. Per cogliere al meglio tutti gli aspetti di innovazione legati al turismo responsabile, è centrale l’attività di formazione.
Di recente, questa ha trovato nuova forma nella Scuola AITR di Turismo Responsabile, con una propria identità e propri moduli didattici, in primis il corso-base rivolto ai nuovi soci, ma anche a soggetti esterni desiderosi di conoscere questa realtà. Insomma, AITR è una realtà composita, in grado di rinnovare se stessa, di aprirsi al nuovo e verso l’esterno per rispondere a quella che resta forse la sfida più difficile: far sì che, insieme all’enorme valore etico di viaggi e soggiorni realizzati secondo i criteri guida del turismo responsabile, se ne possa percepire sempre meglio la qualità più gradevole ed appagante: un turismo gioioso, ricco di esperienze, conviviale.

Roberto Dati, componente del direttivo AITR. L’autore ringrazia il Presidente di AITR, Maurizio Davolio, dalla cui relazione all’assemblea 2016 ha tratto molti spunti

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