Disuniti e raggirati – L’opinione di Davide Giacalone

l capolavoro di Cameron è di quelli che restano nella storia, senza che la sua fuga lo cancelli. Scozzesi e irlandesi hanno già detto che il regno sarà meno unito. Come una fava può perdere due piccioni. Quello che ancora non è chiaro, agli elettori inglesi, è che il prezzo della loro scelta non la pagheranno i ricchi con l’appartamento a Londra, ma i lavoratori delle periferie, i già colpiti dalla concorrenza, ovvero quanti hanno determinato il risultato referendario.

Vedo che qualcuno, in attesa di scrivere le memorie, ricorda quanto fosse importante Uk, nell’Unione europea, per le battaglie pro mercato e pro concorrenza. E vedo che in molti gioiscono, per la sconfitta dell’Europa burocratica e statalista, nonché germanocentrica. Peccato che gli elettori massicciamente schierati per l’uscita vogliano l’esatto contrario del mercato: più confini, più barriere, più sussidi, più protezioni. E peccato che, a oggi, quelli che ci guadagnano di più sono i tedeschi, i cui titoli del debito pubblico, che non rendono e costano, vanno a ruba quali beni rifugio.

Il voto degli inglesi va rispettato, il che esclude procedure lunghe e tese ad ammorbidirlo il più possibile. Hanno deciso di stare fuori, siano fuori. Faccio una scommessa: andranno presto a votare ed eleggeranno una Camera dei comuni la cui maggioranza proverà a metterci una pezza. Ukip e Farage continueranno a essere rilevanti in quel posto antidemocratico che è il Parlamento europeo (curioso, non vi sembra? È lì che albergano gli antieuropeisti). Ma la scelta fatta è fatta. Né potremmo ignorarlo, visto che gli “stranieri” gli “immigrati”, colà, siamo noi. La Manica non è il Canale di Sicilia, non ci sono moltitudini affoganti. Quelli che gli inglesi non vogliono siamo noi europei continentali. Non vedo come si possa non tenerlo in conto.

I governanti dei Paesi fondatori si riuniscono. Se hanno in animo di farlo per scattare la foto della preoccupazione, farebbero meglio a restare a casa. Qui ci sono due cose da fare: a. stabilire che le frontiere interne devono restare aperte, quindi le sole che contano sono quelle esterne e sono frontiere di tutti; b. per amministrarle e difenderle, governando l’immigrazione anziché lasciarsi governare dalla sua paura, deve farsi spesa e debito comune. Se hanno capito la lezione, quella è la reazione. Se non l’hanno capita continuino così, lasciando che i più deboli e i più impauriti, adeguatamente aizzati, alimentino scelte di cui saranno i primi a subire le conseguenze negative.

Davide Giacalone

Pubblicato da Libero

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