Zika virus: coinvolgimento mondiale

Antonio Irlando

virus-zikaNel 1947, in Uganda, nel corso di una ricerca sulla Febbre Gialla finanziata dalla Fondazione Rockfeller, una scimmia mulatta (Rhesus 766) si ammala, sviluppa febbre e dal suo siero si riesce ad isolare un virus. Viene chiamato Zika perché la scimmia viveva in cima ad un albero nella foresta Zika. Viene trasmesso dalle zanzare Aedes, tipiche di quella foresta. È stato poi dimostrato che la trasmissione può avvenire anche con i rapporti sessuali o dalla madre al feto durante la gravidanza e il parto.
La malattia è generalmente mite ed i sintomi più frequenti sono febbre, eruzioni cutanee, dolori articolari e congiuntivite. Il virus avrebbe però forte neurotropismo, come è stato confermato dal contemporaneo aumento dei casi di una malattia del sistema nervoso periferico, la sindrome di Guillain-Barrè, durante l’epidemia da virus Zika nella Polinesia francese del 2014.
Ulteriore conferma di questo interessamento neurologico è dato dalle evidenze sempre maggiori che associano la diffusione della malattia ai casi di microcefalia fetale. Nel Pernambuco, regione del nord-est del Brasile, nel solo periodo compreso tra ottobre 2015 e gennaio 2016 si sono verificati oltre 1.300 casi.
Storicamente, la malattia si è diffusa con casi sporadici segnalati in Asia Occidentale ed Africa Centrale dal 1950 al 1970. Sono seguiti un periodo di scomparsa di alcuni decenni e la ricomparsa, a partire dal 2000, di focolai di patologia nelle isole del Pacifico. Nel 2007 in Micronesia, nel 2013 nella Polinesia Francese, nel 2014 nelle isole Cook, in Nuova Caledonia e nell’Isola di Pasqua.
Nel febbraio del 2015 inizia l’epidemia in Sud America e in maggio nel nord-est del Brasile. Alla fine del gennaio scorso, il Brasile segnalava complessivamente 4.000 casi sospetti di microcefalia, con aumento dei casi di circa 20 volte rispetto al periodo 2010-2014. Ovviamente, l’alta densità della popolazione brasiliana rende molto difficile il controllo della malattia, il clima tropicale e la foresta pluviale complicano la lotta contro le zanzare e la mancanza di immunità acquisita potrebbe spiegare l’alta vulnerabilità dei Brasiliani.
Dal maggio scorso, epoca del primo caso di malattia da Zika virus in Brasile dopo l’arrivo di atleti e spettatori provenienti da Paesi interessati dall’epidemia (in occasione dei Mondiali di calcio del 2014), si stima che il virus abbia colpito circa un milione di persone. Contemporaneamente alla diffusione dei casi di malattia si è verificato un forte aumento dei casi di gravi anomalie neurologiche neonatali, in particolare microcefalia, malformazione spesso associata a danni cerebrali.

Il primo allarme è venuto proprio dai medici del Pernambuco che hanno accertato 1.373 casi da ottobre 2015 a gennaio 2016. La dimostrazione del nesso causale tra infezione da Zika virus e microcefalia non è stata stabilita definitivamente.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nella riunione del 1° febbraio 2016, riconoscendo come fortemente sospetto il rapporto tra epidemia di Zika virus ed aumento dei casi di microcefalia, ha stabilito che l’infezione è da ritenersi un’emergenza di sanità pubblica di rilievo internazionale. Si è concluso di rafforzare la sorveglianza su microcefalia e sindrome di Guillain-Barrè, studiare la correlazione con Zika virus, standardizzare la diagnosi dei casi e la raccolta dei dati epidemiologici e favorire le misure di protezione individuale nelle popolazioni a rischio, soprattutto nelle gravide.
Al momento, le strategie messe in campo dall’OMS insieme alle singole istituzioni nazionali consistono nella distribuzione di materiale protettivo e counseling alle donne in gravidanza. Saranno poi potenziati i controlli nei Paesi colpiti, favorita la ricerca per trovare un test diagnostico rapido e, successivamente, un vaccino ed una terapia. L’OMS non raccomanda alcuna restrizione di viaggio o di tipo commerciale e ricorda che la trasmissione dell’infezione si ha attraverso le punture di zanzare vettrici, anche se è opportuno raccomandare sesso sicuro tra persone di ritorno da un viaggio in una zona a rischio. Anche il Ministero della Salute italiano ha pubblicato le raccomandazioni per la prevenzione ed il controllo dell’infezione, rivolte ai viaggiatori diretti verso zone a rischio. In particolare, si raccomanda di utilizzare repellenti per zanzare, indossare camicie a maniche lunghe e pantaloni lunghi, dormire in camere schermate o climatizzate ed utilizzare zanzariere. Al ritorno da permanenza in aree a rischio, la comparsa di sintomi compatibili con la malattia da Zika virus deve essere comunicata al proprio medico, mentre le donne in gravidanza, reduci dalle aree suddette, pur asintomatiche, devono dare notizia del loro viaggio nel corso delle visite prenatali.

In Italia, la specie Aedes albopictus, più nota come zanzara tigre, è largamente diffusa e competente per la trasmissione di Zika virus. Intanto, le Olimpiadi di Rio 2016 si avvicinano velocemente. Il Governo brasiliano, attraverso le parole del Ministro dello Sport, George Hilton, annuncia che ai Giochi Olimpici non ci saranno defezioni. Sarà portata avanti una campagna di sensibilizzazione al problema che coinvolgerà la gran parte delle federazioni sportive internazionali. Il Presidente del CIO, Thomas Bach, ribadisce che “… non c’è alcuna intenzione da parte di nessun comitato olimpico di rinunciare ai giochi di Rio”.
Peraltro, il Governo del Brasile ha rivolto un vero e proprio appello internazionale alle donne in stato di gravidanza per dire loro di non venire alle Olimpiadi. Dallo scorso febbraio sono stati attivati circa 200.000 militari di Esercito, Marina e Aeronautica che si sono uniti ai 300.000 dipendenti pubblici ed a migliaia di volontari per ispezionare la maggior parte delle abitazioni alla ricerca di focolai di infezione.
Le Olimpiadi di Rio 2016 ci saranno, le federazioni olimpiche non rinunceranno ai loro programmi per una malattia che colpisce preferenzialmente in estate, mentre i Giochi si svolgeranno in luglio e agosto, periodo invernale in Brasile. Si sta addirittura pensando alla diffusione, attraverso i più importanti gestori di telefonia mobile, di una app dedicata: con essa si potrà comunicare alle autorità sanitarie la comparsa di febbre, cefalea, rash cutanei e verranno fornite tutte le informazioni su come comportarsi e gli indirizzi dove recarsi per ricevere le cure necessarie. La mobilitazione sanitaria è totale, il cerchio intorno al virus Zika si sta stringendo.

Antonio Irlando, dirigente medico ASS4 e collaboratore di SocialNews

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