Autorità ed istituzioni: tutti assieme per un incontro costruttivo

Nel gennaio scorso, il palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia ha ospitato un meeting dedicato alla disabilità, al quale hanno partecipato le più alte cariche politiche ed amministrative

Massimiliano D’Ambrosi

 Convegno canottaggioIl Comitato Regionale del Friuli Venezia Giulia della Federazione Italiana Canottaggio annovera tra i suoi compiti quello della diffusione del canottaggio tra tutte le fasce d’età, in ambito agonistico ed amatoriale. Fino ad oggi, un po’ per assenza di strutture ed attrezzature adeguate, un po’ per lacune nella formazione dei tecnici, questo era uno sport riservato agli atleti normodotati. Negli ultimi anni, invece, si stanno facendo sempre più spazio, guadagnandosi la giusta ribalta, anche gli atleti con disabilità fisiche e/o psichiche. In tal senso, il nostro Comitato Regionale ha inteso intraprendere, a partire dal 2014, un percorso pluriennale ben delineato. Lo scopo è quello di coprire le suddette lacune, offrendo ai tecnici delle società, ma anche agli insegnanti di educazione fisica che volessero partecipare, e che da anni collaborano con gli stessi tramite il progetto “Remare a Scuola”, una sorta di cammino a tappe, idoneo a metterli in grado di seguire adeguatamente chi, portatore di handicap, desidera ugualmente avvicinarsi alla disciplina del canottaggio.

In quest’ottica, la prima tappa si è svolta a Trieste l’8 novembre 2014, con l’organizzazione del primo seminario a livello nazionale che ha affrontato il tema della sinergia tra disabilità e canottaggio. Organizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed il patrocinio di Comune, Provincia e Camera di Commercio di Trieste, Scuola Regionale dello Sport- Coni e Comitato Paralimpico Fvg, l’evento si è svolto nella Sala Olimpia dello stadio Nereo Rocco. L’obiettivo del seminario è stato quello di coprire il vuoto formativo e di conoscenze che coinvolge molti addetti ai lavori del canottaggio, fungendo da primo step di un percorso che richiede, evidentemente, conoscenze e competenze specifiche.

Una giornata intensa, che ha ricevuto il plauso particolarmente gradito del presidente della FIC, Giuseppe Abbagnale. L’olimpionico ha inviato i propri auguri ai relatori ed alla platea: “Sono particolarmente grato al presidente D’Ambrosi per la sensibilità dimostrata nell’organizzare un convegno che ha come obiettivo quello di discutere di ParaRowing e di integrazione sociale attraverso di esso. L’impegno della Federazione è forte anche in questo settore, proprio perché ritengo indispensabile contribuire, con la nostra azione, al miglioramento delle condizioni di vita di quanti hanno la forza di rimettersi nuovamente in gioco attraverso lo sport dopo essere stati colpiti da eventi traumatici. Mi piace sottolineare, inoltre, che sempre più persone si stanno avvicinando al mondo del canottaggio paralimpico, il quale è riconosciuto anche come una specialità che consente all’atleta una certa libertà di movimento attraverso l’utilizzo di una barca e non risulta difficile da praticare. Nell’augurare buon lavoro a tutti i relatori, tutte persone qualificate, auspico venga fornita la giusta percezione di come lo sport possa rappresentare il superamento dei concetti di “normalità” e “disabilità”, poiché la loro commistione consentirà, a noi cosiddetti normodotati, di comprendere meglio che tutti gli esseri umani sono “disabili” in qualcosa”.

Tra le autorità presenti, il vicepresidente del Coni Fvg, Francesco Cipolla, che ha elogiato l’iniziativa, l’assessore comunale con delega a Politiche Sociali ed Interventi e Servizi a favore delle persone con disabilità, Laura Famulari, la quale ha rimarcato come questo seminario rappresenti “…una sfida importante per tutti, una sfida costruttiva per i singoli e, soprattutto, per le società sportive. Quella offerta dalla FIC Fvg è un’opportunità per le associazioni di cementare le basi per approcciarsi ad un livello più professionale verso la realtà sportiva dei disabili. L’auspicio è che, in un futuro non lontano, vi sia uno sviluppo concreto per coinvolgere e migliorare l’approccio delle società verso il mondo dei diversamente abili”.

Importante anche la sottolineatura di Marinella Ambrosio, presidente del CIP Fvg, che ha evidenziato l’importanza di “unire le forze per tutte le disabilità ed aprire le porte del mondo federale e scolastico. Importante è creare una rete sempre più solida per alimentare i sogni agonistici degli atleti paralimpici. Con questo seminario abbiamo aperto l’ennesima porta, convinti che non siamo di fronte ad un episodio, ma che, invece, anche grazie ai progetti di inclusione da parte di Regioni quali Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna, la parità di diritti per tutti rappresenti un obiettivo concretamente perseguibile”.

Il primo ospite ad intervenire è stato il dottor Damiano Mingozzi, psicologo e formatore del Comitato Italiano Paralimpico dell’Emilia Romagna. Esponendo l’approccio all’allenamento con gli atleti diversamente abili, ha evidenziato come “l’attività motoria non è diversa dall’attività psicomotoria, in quanto vengono coinvolti tutti gli aspetti della persona: dalle abilità alle funzionalità, passando per le cognizioni psicologiche. L’approccio verso un atleta disabile è diverso rispetto a quello di uno normodotato?
L’atleta ha potenzialità da sviluppare e capacità sui cui lavorare e un margine di sviluppo da mettere poi in pratica nella vita di ogni giorno. Fondamentale è che il programma di allenamento tenga conto non solo degli aspetti tecnici, ma anche di quelli relazionali. È evidente che la genetica ci fornisce un hardware di base, ma poi, con lo sviluppo degli aspetti cognitivi, sensoriali ed emotivi, si può cercare di installare una sorta di software. Per questo è basilare coinvolgere l’atleta, fornendo gli strumenti per combattere le proprie paure, ricordando sempre che il tecnico è un educatore sportivo e l’attività deve essere una sfida ottimale.
Deve passare il concetto che il bambino può affrontare la difficoltà con un miglioramento graduale, in primis di se stesso”. Ha poi preso la parola il professor Alessandro Diviacco, libero professionista, esperto di sicurezza sul lavoro, consulente didattico e formatore. Sul tema dell’eliminazione delle barriere architettoniche in una società sportiva, ha evidenziato come “i testi di riferimento sono: la Legge 13 del 1989, che stabilisce i termini per poter garantire l’accessibilità ai diversamente abili, mentre un successivo Decreto Ministeriale, il 236, sempre del 1989, disciplina le dimensioni degli ambienti, delle strutture e delle infrastrutture da progettare o modificare per rendere compatibile l’ambiente ai disabili. Prima di progettare, bisogna tenere conto di accessibilità a chi vi lavora, visitabilità per gli ospiti ed adattabilità. Ad esempio, la legge prevede che, per i bagni dedicati ai disabili, la rampa possa avere una pendenza massima dell’8%. Anche se lo dice la legge, però, di fatto, così è troppo ripida. Importante rimarcare che non esiste uno standard di disabilità: ogni utente avrà necessariamente esigenze diverse e da customizzare rispetto agli altri. Ancora più importante della realizzazione delle strutture accessibili è garantirne la manutenzione: non serve disporre di scale per disabili se queste non sono dotate di batterie funzionanti anche in caso di black-out. I disabili utilizzano un mezzo a ruote e si muovono meglio su una pavimentazione liscia, compatta, priva di fessure profonde o troppo larghe. Meglio non costruire rampe troppo lunghe, in quanto diventerebbero esse stesse una barriera”.

La professoressa Teresa Grilli, esperta classificatrice del Comitato Italiano Paralimpico dell’Emilia Romagna, docente di Scienza e Tecnica dello Sport per disabili all’Università di Bologna, ha trattato il tema della classificazione funzionale delle disabilità: “La classificazione serve a raggruppare gli atleti in una categoria simile affinché competano tra di loro in maniera equa. Ad esempio, vanno raggruppate persone con amputazione o persone con nanismo. La patologia può essere di tipo sensoriale, relazionale o fisico. Il deficit può essere visivo, mentale o motorio. Il dolore non viene considerato nella classificazione. Gli atleti vengono valutati in base a tre parametri, attraverso un punteggio numerico corrispondente alle funzioni che l’atleta disabile può ancora esprimere: ROM (range of movement, capacità di movimento delle articolazioni), coordinazione e forza. Importante è non confondere il deficit con scarso allenamento o carenze tecniche. Per il ParaRowing esiste un test funzionale al remoergometro. La classificazione nel canottaggio per la FISA è suddivisa in LTA (Legs Trunk Arms), TA (Trunk Arms) e AS (Arms and Shoulders)”.

Ha poi preso la parola Luca Lunghi, atleta ai Mondiali ParaRowing di Chungju, Corea del Sud, e collaboratore della Nazionale Italiana ParaRowing. Ha condiviso la propria esperienza con la Nazionale Italiana ParaRowing. “Pochi sanno che, nel 2012, alle Olimpiadi di Londra, si sono registrati più ascolti per le Paralimpiadi rispetto alle Olimpiadi, a riprova dell’importanza rivestita da questo movimento sportivo. Chi nasce con una certa disabilità sviluppa competenze che possono essere maggiori rispetto ai normodotati. L’anno scorso ho dato vita ad un sito internet (www.viaparario2016.com), creando un forum di discussione e integrazione basato sul progetto Rio 2016. In questo spazio si parla di esperienze di vita, eventi legati al nostro mondo e discussioni da parte di membri, e non, della squadra italiana di ParaRowing”.

Il professor Dario Naccari, allenatore FIC di 4° livello, responsabile del settore ParaRowing nella Federazione Italiana Canottaggio, ha spiegato che “in Italia esistono migliaia di ragazzi amputati o che rimarranno a letto per tutta la vita in seguito ad incidenti. Fermo restando che vi è una grande integrazione con i normodotati nella vita comune, lo sport può contribuire tanto a fornire un contributo a vari livelli, fisico oltre che psicologico, a prescindere dalla partecipazione nel mondo agonistico. Va comunque evidenziato come siano indispensabili dei prerequisiti per praticare un dato sport. Nella sua evoluzione, lo sport è stato visto come un miglioramento di se stessi. Per i disabili, lo sport è lo spostamento e il miglioramento dei propri limiti. Nello specifico, il canottaggio sviluppa il senso dell’equilibrio attraverso l’assetto idrodinamico dell’imbarcazione. Lo sport riservato ai disabili è in crescita soprattutto in Paesi quali USA e Nuova Zelanda. La FIC, assieme al CIP e all’INAIL, è impegnata nello sviluppo di centri di avviamento al canottaggio in tutta Italia. Vi è poi in essere una collaborazione tra il Comitato Italiano Paralimpico ed i Gruppi Sportivi Militari. È un mondo molto appassionante, che richiede un grosso credo per trasmettere a questi ragazzi un punto di aggregazione”.
Gli ultimi interventi della giornata sono stati affidati al coordinatore nazionale canottaggio UISP, Giuseppe Cocco, ed all’attivista di Special Olympics Liguria, Elisabetta Podestà. Quest’ultima ha spiegato che “Special Olympics intende utilizzare lo sport come mezzo di propaganda per eventi sportivi riservati a persone diversamente abili. Al mondo sono oltre 4 milioni gli atleti presenti, in Italia circa 13.000 con 215 team. Purtroppo, gli atleti con disabilità intellettiva sono messi più al margine rispetto ai disabili fisici, ma i ragazzi con ritardo intellettivo non vanno tenuti chiusi in casa: lo sport è importantissimo. Tra le varie attività vengono organizzati convention regionali, giochi nazionali, meeting mondiali. Diversi i livelli di abilità. Fondamentale socializzare con il gruppo dei pari”. Cocco, infine, ha evidenziato come “Tutti i nostri atleti sono tesserati alla FIC. Le gare promozionali prevedono le stesse imbarcazioni delle gare dei non disabili (canoè, GIG, Coastal Rowing). Gli equipaggi sono composti per il 50% da atleti speciali e per l’altro 50% da atleti partner. Tra i requisiti richiesti vi sono quelli di saper nuotare ed essere affiliati a FIC e a Special Olympics. Siamo oltre 10 società a livello nazionale. Al termine delle gare, tutti gli atleti ricevono una medaglia”.Campionato italiano indoor pararowing 2

Il seminario è stata certamente un’esperienza gratificante, perfettamente riuscita dal punto di vista organizzativo, con interventi qualificati e di alto livello, scivolati via velocemente lasciando nelle orecchie di tutti il desiderio di proseguire su questa strada e di ripetere questa bella esperienza. Gli atti sono stati poi pubblicati sulla rivista ufficiale dell’Associazione Italiana Allenatori di Canottaggio (ANAC), distribuita in più di 200 copie alla Conferenza Nazionale Allenatori della FIC, in modo tale che chiunque, anche se non presente, abbia la possibilità di rivivere e riaffrontare le questioni ben trattate dai relatori nel corso della giornata.

Il 2014 si è concluso con la sottoscrizione di un’importante collaborazione con alcune realtà straniere vicine, quali l’HAVK Mladost di Zagabria, il VK Ljubljanica, l’Università di Belgrado, la Federazione Ungherese ed il Wiener RV Donauhort, per la presentazione di un Progetto Europeo “Erasmus+” finalizzato alla diffusione del ParaRowing nell’area mitteleuropea.
Il 2015 ha visto approdare per la prima volta in Friuli Venezia Giulia il Campionato Italiano di Indoor Rowing, disputato in una location davvero particolare: il Montedoro Shopping Center di Muggia. L’evento è stato un successo e ha visto la partecipazione di quasi 400 atleti in rappresentanza di 45 società provenienti da 12 Regioni diverse, con anche una folta rappresentanza di atleti delle categorie ParaRowing. Sono stati sette i titoli italiani assegnati agli atleti delle categorie ParaRowing maschili AS (spalle e braccia), TA (tronco e braccia), LTA (gambe, tronco e braccia) ed ID LTA (disabili intellettivi).

Questo è stato il primo vero appuntamento agonistico dedicato al ParaRowing disputato in Friuli Venezia Giulia, ma da ormai un paio d’anni si deve registrare la costante presenza, in occasione delle regate organizzate sul lungomare di Barcola, a Trieste, di particolari esibizioni dedicate agli Special Olympics in doppio canoè o yole a 4 vogatori.
Si tratta di un gruppetto di ragazze e ragazzi i quali, da quasi dieci anni, ormai, frequentano la sede della Società Triestina Canottieri Adria 1877 in Sacchetta. Alcuni soci, appassionati e competenti, si occupano di istruire questi giovanissimi davvero speciali. Ogni anno si percepisce un gran coinvolgimento durante i 250 metri del percorso a loro dedicato, coperto in un tempo sempre minore. Ed è sempre uno scrosciante applauso dal parterre ad accoglierli sul traguardo al termine della loro fatica. Un riconoscimento spontaneo. Probabilmente, per questi ragazzi e per i loro istruttori, rappresenta il premio più gratificante. Un’esperienza simile si è vissuta per un anno anche a San Giorgio di Nogaro (UD), con alcuni ragazzi seguiti dalla locale società remiera. Per un paio d’anni, poi, anche la Canottieri Trieste ed il Circolo Canottieri Saturnia si sono affiancati al Club di Pontile Istria 2 dando vita ad un pool che ha organizzato, tra l’altro, la manifestazione “Tutti nella stessa barca”. I ragazzi disabili si alternavano in staffette sul remoergometro ad atleti normodotati. Da questa esperienza è emerso anche il primo atleta del Friuli Venezia Giulia, Alejandro Venerando, convocato ad un raduno nazionale e vincitore di una medaglia ai Campionati Italiani di categoria.

Campionato italiano indoor pararowing foto MartiniAnche nel Campionato Scolastico di Indoor Rowing alcuni studenti diversamente abili delle scuole secondarie di I e II grado si cimentano già da alcuni anni. La seconda importante tappa del percorso di diffusione del ParaRowing in Regione è avvenuta nel luglio scorso, quando è stato emesso un bando per ottenere le candidature di giovani tecnici desiderosi di partecipare ad un corso di formazione specifico organizzato dal Comitato Regionale. Fra i requisiti richiesti, spicca la forte motivazione e la volontà di avviare attività con i disabili presso una società regionale nel triennio 2016-2018. Sono pervenute sei candidature, tra le quali è stata stesa una graduatoria per individuare le due figure che hanno acquisito il diritto di partecipare agli incontri formativi. Si è trattato di un corso di formazione fortemente orientato all’esperienza sul campo.
Grazie alla disponibilità della Federazione Italiana Canottaggio, il primo stage formativo si è tenuto presso il CC Salaria, presso il quale la Nazionale Italiana di ParaRowing si trovava in ritiro. Durante questo periodo, il tecnico selezionato, Lisanna Bartolovich, ha potuto toccare con mano gli aspetti legati alla fisiologia, all’approccio psicologico con l’atleta disabile ed ai dettagli della tecnica di voga, in particolare seguendo dal gommone gli allenamenti del 4+ LTA e dell’1x AS in preparazione per le qualificazioni olimpiche di Aiguebelette. E proprio nella località francese, durante il Mondiale valido come qualificazione olimpica, è proseguito lo stage formativo, seguendo le uscite di allenamento e le gare vere e proprie. Grazie ai risultati conseguiti nelle competizioni, si sono qualificati per le Olimpiadi di Rio de Janeiro ben 3 dei 4 equipaggi nelle categorie del ParaRowing.

A conclusione del corso per allenatori di ParaRowing che ha abbracciato tutta la seconda metà del 2015, il 30 gennaio 2016, presso la Sala Predonzani del Palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia, si è tenuto un convegno molto importante. La sua valenza non era solo sportiva, ma anche sociale. Il tema dibattuto era il rapporto fra le discipline di qualsiasi tipo e la disabilità. Un meeting organizzato allo scopo di far incontrare i molti club della Regione che iniziano a maturare un interesse sempre maggiore per l’argomento con gli enti e le associazioni sul territorio giornalmente impegnati con la disabilità, oltre che con altre realtà sportive locali che già hanno intrapreso percorsi virtuosi in termini di sport integrato. Importante la presenza istituzionale, con l’assessore regionale allo Sport, Gianni Torrenti, il vicepresidente della Provincia di Trieste, Igor Dolenc, gli assessori comunali allo Sport ed all’Istruzione, Edi Kraus ed Antonella Grim, ed il vicepresidente del Coni Regionale, Francesco Cipolla, oltre al coorganizzatore dell’evento, il presidente della Consulta regionale delle Associazioni dei Disabili, Vincenzo Zoccano. Un convegno caratterizzato da aneddoti che si sono succeduti ad esperienze di vita sportiva, il tutto condito da grandi emozioni, in un caleidoscopio dedicato a coloro i quali, da più di qualcuno, sono stati definiti come gli atleti migliori: i diversamente abili.

Ha esordito Marinella Ambrosio, docente e presidente del CIP del Friuli Venezia Giulia. Ha svolto un breve excursus dello sport paralimpico, nato in Gran Bretagna come attività di recupero per i reduci di guerra. La sua esperienza di insegnante l’ha portata ad affermare che tutti passano dal sistema scolastico, e quelli che incontrano delle difficoltà devono incrementare le proprie abilità nel miglior modo possibile, arrivando alla conoscenza delle proprie potenzialità. Non concepisce l’esonero scolastico, con alunni i quali, dalla scuola primaria, giungono alla secondaria di II grado senza aver mai affrontato una lezione di educazione fisica/ motoria. Tutti, indistintamente, devono trarre beneficio dall’attività sportiva, anche quella scolastica. Nel Friuli Venezia Giulia la rete è abbastanza ricca e sempre più coordinata sul territorio. A seguire, Fabio Lo Faro, direttore regionale dell’INAIL: “Londra 2012 è stata lo spartiacque per la comunicazione, finalmente con un’adeguata visibilità allo sport paralimpico, ottenendo un importante aspetto comunicativo oltre ogni barriera. Esistono strumenti che hanno effetto volano, e SuperAbile dell’INAIL è uno di questi, in quanto fornisce risposte a specifici bisogni individuali dal 2000. Un servizio in linea con gli avvenimenti, contact center (sistema integrato), web, telefono, rivista, social, una multicanalità aperta a tutti per superare barriere superabili della conoscenza”.

Nelle slide proiettate, una citazione è rimasta impressa a molti: “Disabilità non significa inabilità. Significa, semplicemente, adattabilità” (Chris Bradford). Significativa anche quella ricordata da Lo Faro tratta dal libro “Cosa ti manca per essere felice?” di Simona Atzori: “Talvolta penso che i limiti esistano in chi ci guarda”.

Paolo Tavian, maestro di sci e guida di atleti paralimpici, ha trattato l’argomento sci e disabilità. Ha anche proposto alcuni filmati molto coinvolgenti relativi a Coppe del Mondo e Paralimpiadi. Anche per noi è fondamentale il rapporto con le scuole, dove riusciamo a coinvolgere ragazze e ragazzi da avviare allo sci per i diversamente abili. Essi non rappresentano un problema, ma una risorsa.

Berti Bruss, ex canottiere e velista, ha presentato la sua “avventura incosciente”: 76 giorni in barca a vela da Trieste a Sanremo e ritorno. 3.750 miglia con 3.750 euro, una buona parte dei quali spesi in gasolio, affrontate in compagnia di un atleta non vedente. Da quest’avventura è nato anche un libro: “Io, i tuoi occhi, tu, l’anima mia”. Poi la presentazione di “Amareterapia”, un pro- getto con cui si è riusciti a portare 60 disabili in Barcolana e che prevede l’istituzione, a Monfalcone, presso il Marina Hannibal (uno dei meglio attrezzati dell’Alto Adriatico), di una Scuola Nazionale permanente per persone disabili.

Nicola Zulian, psicologo e psicoterapeuta, ha affrontato il tema sport e disabilità intellettiva, riconoscendolo come possibilità per entrare in relazione con l’obiettivo di una crescita. Lo sport rappresenta un’esperienza formativa che aiuta a conoscere il proprio limite, i propri valori, soprattutto relazionali, un sistema che agevola l’inclusione e possiede una valenza terapeutica e riabilitativa. Zulian ha valutato le differenze tra il disabile fisico e quello cognitivo, gli aspetti tecnici, come quelli relazionali, ricordando che lo sport deve fare comunque i conti sulla scelta dell’attività sportiva con la non obbligatorietà, i doveri del disabile ed il fatto che debba comunque rappresentare un’attività piacevole. Lo sport agisce sulla mente e sul corpo (“Io non sono il mio deficit”), raggiunge l’ampliamento dell’esperienza, il confronto con gli altri e favorisce lo scarico dello stress, procurando benefici sul piano psichico ed emotivo.

Molto coinvolgente l’intervento di Tullio Müller, istruttore sommozzatore anche per disabili. Nel mondo sommerso, la disabilità viene annullata: sott’acqua, normodotati e disabili sono alla pari. Bellissimi i video, nei quali, sott’acqua, non si notava alcuna differenza. “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi” (Antoine de Saint-Exupéry). Testimonianze molto toccanti di due atleti disabili: Egidio Carantini e Carlo Benedetti, che ha completato con successo il suo percorso subacqueo. Molto interessate l’intervento del dottor Paolo Magrin, in servizio presso il reparto di Medicina Fisica e Riabilitativa del “Gervasutta” di Udine. Con un intervento molto esaustivo, ha spiegato gli interventi attuati nei confronti di pazienti gravi, disabili permanenti e temporanei, e gli inserimenti, attraverso personale specializzato (fisioterapisti/tecnici sportivi), nel mondo dello sport.

Ha concluso Cristina Ansaldi, collaboratrice del settore Pararowing. Ha tracciato un’ampia ed approfondita panoramica sul canottaggio dedicato ai diversamente abili, descrivendo, in particolare, categorie e tipi di imbarcazioni a disposizione, il tipo di preparazione a terra ed in barca, l’inclusione dei soggetti nelle società e nella squadra nazionale e l’avvicinamento attraverso il progetto Remare a Scuola. “Quando pensiamo al Pararowing, dobbiamo valutare non la disabilità, ma l’abilità dell’atleta per raggiungere le performances”.

Questo step due del percorso di diffusione del canottaggio per diversamente abili sul territorio regionale ha già conseguito importanti risultati. Il 2 ed il 3 aprile, in occasione degli Open Day del Progetto “Amareterapia”, presso la Marina Hannibal di Monfalcone, era presente anche il canottaggio, grazie alla collaborazione della Società Canottieri Timavo. A partire dall’11 aprile, il tecnico individuato dal Comitato Regionale e che ha preso parte agli stage formativi con la Nazionale italiana, ha preso parte, a Gavirate, al FISA Camp per il settore ParaRowing. Dopo questa esperienza, collaborerà con i tecnici della STC Adria 1877 nella preparazione di un equipaggio LTA ID, su un’imbarcazione gig a 4 messa a disposizione dal Comitato Regionale, con l’obiettivo di partecipare, a settembre, ai Campionati Italiani di ParaRowing sul lago di Candia.Pararowing in mare 1 foto Waiglein

Grazie all’entusiasmo e alla disponibilità mostrati da alcune società, e sfruttando le figure formate con il corso dello scorso anno, la terza tappa del percorso di crescita avrà luogo nel corso del 2016. Riguarderà gli Special Olympics, per i quali verrà organizzato un evento di rilievo nazionale nel corso dell’estate a Trieste. Verranno invitate nel capoluogo regionale diverse squadre di disabili intellettivi provenienti da altre società italiane. Si confronteranno in una regata calendarizzata in un week-end che prevede già l’organizzazione di gare per i normodotati. La scelta della data non è stata casuale: l’obiettivo è quello di non organizzare un evento a se stante, ma un appuntamento integrato, nel quale gli atleti disabili si possano confrontare fianco a fianco con gli atleti normodotati. Come si può ben capire, questo cammino ha alle spalle un progetto con una visione pluriennale. Agli esordi ha già conseguito risultati significativi. Si pone come traguardo la diffusione sempre maggiore, anno dopo anno, della pratica del ParaRowing nelle società di tutta la Regione.

Massimiliano D’Ambrosi, presidente della Federazione Canottaggio del Friuli Venezia Giulia

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