Arte, psichiatria, libertà

arte psichiatria libertàCiò che ho sempre percepito lavorando in riabilitazione psichiatrica è la grande assenza della capacità di desiderare nelle persone vicine, per esperienza, al disagio mentale. A volte, un denominatore comune tra molti di noi, “i noi” quelli che sono stati risparmiati dal dolore di una malattia mentale. Spesso nelle mie speranze di operatrice, ho cercato e provato idee che potessero in qualche modo solleticare almeno un po’ questo stimolo o istinto. Se le persone desiderano, sono libere, se le persone desiderano, creano, se le persone desiderano, hanno obiettivi da raggiungere. 

Allora, mi dico, il punto di partenza è il desiderio. Inclusione sociale, integrazione con il mondo del lavoro, riconoscimento del sé, sono tutti sottopunti nei capitoli della vita, piccole grandi conseguenze che si possono, in seguito, costruire e conseguire passo dopo passo..

Avere un desiderio fa star bene. Imparare a desiderare  dovrebbe diventare l’obiettivo che ogni persona, sana o malata mentalmente, persegue. La differenza è che il soggetto psichiatrico si lascia andare ad una sorta di oblio, che gli fa gettare la spugna e non desidera più. La persona esperta in disagio mentale ha necessità di essere condotta a trovare e perseguire il desiderio perché è questo che la invita a vivere.

Mentre cerco di stimolare, imparando, l’arte del vivere, penso a quanto forte e potente sia l’urgenza per un artista di trovare il giusto tratto, la giusta materia, il giusto gesto, la giusta nota, la giusta parola, la giusta immagine, la giusta forma. E’ un impulso che deve trovare il suo contenimento nell’esecuzione.

Quando in un laboratorio artistico, il matto calca così forte la sua matita sul foglio o la passa leggera come una piuma, qualcosa su quel foglio accade; di fatto risponde ad una necessità e la necessità diviene l’anticipazione del desiderio. L’arte allora non è solo un tramite, ma la realizzazione di un desiderio. Il pensiero che si fa materia. Attraverso l’arte esprimo il mio desiderio negativo e il mio desiderio positivo, nella libertà che diviene strumento della mia identità.

Di fronte all’arte, nello stesso processo creativo, non vi sono più differenze. Non c’è più distinguo tra personalità malate psicologicamente, psichicamente, fisicamente oppure in piena facoltà. Il fruitore di quell’opera è così , semplicemente, una persona che trova l’appagamento di un suo desiderio nel godere delle emozioni che derivano dall’osservazione emotiva dell’opera stessa. Quell’opera può trasformarsi nell’appagamento della bellezza, ma può anche suscitare emozioni forti che inducono pensieri più complessi,  comunque appagamento del desiderio della comprensione delle parti di mondo insondato o insondabile perché non inserito nella nostra vita diretta.

E’ qui che il filo si interseca tra artista e fruitore: l’incrocio di due diversi desideri perché provenienti da due persone diverse, che si annusano, si riconoscono, si avvicinano, e avviene la magia. 

E trovo il mio desiderio, forse più folle della follia, certamente più utopico: ho deciso di aprire brutali luoghi inseriti nel Parco dell’ex Manicomio di Udine all’arte. Perché sia l’arte a veicolare quanto l’uomo sia stato alienato nella sua capacità di desiderare, di pensare, di essere, e perché sia l’arte a sottolineare che quei luoghi non dovranno mai più esistere.  E allora mentre mi aggiro per il parco con un metro in mano, le immagini dei quadri dei miei artisti e il cuore nel rispetto delle persone per cui lavoro, penso che qui domenica 26 giugno ci sarà gente che si incontrerà e comunicherà  attraverso il linguaggio dell’arte. E questa è libertà. 

Donatella Nonino

Informazioni: https://www.facebook.com/artenonmente/

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