Parliamo di immigrazione, parliamo di scontro di civiltà

L’Occidente soccombe alla marea umana dei migranti: nei Balcani si alzano barriere e la Lega Nord chiede al Governo Italiano di fare lo stesso

Massimiliano Fedriga

Schermata 2016-03-01 a 18.45.18Oggetto di ampio e acceso dibattito, il tema dell’immigrazione incarna uno dei principali punti di contrasto tra la Lega Nord e le forze di Governo, tanto a livello nazionale quanto locale.
Per dovere di sintesi, basti ricordare, in apertura, che la disgregazione degli Imperi coloniali, la nascita di Stati nuovi e/o indipendenti, la fine del sistema dei blocchi contrapposti e – non ultimi – i macroscopici errori commessi dall’Occidente hanno favorito la proliferazione di nuclei terroristici diffusi a macchia di leopardo su scala globale.

L’esame sulle metodologie di gestione dei flussi migratori non può, dunque, prescindere dalla presa di coscienza dell’epocale scontro di civiltà che – a partire dall’11 settembre e sempre con maggior intensità e ferocia – vede una parte importante del mondo islamico in aperta lotta contro i valori fondanti del mondo giudaico-cristiano.
Tale contrapposizione – unita alle lotte intestine allo stesso complesso panorama dell’Islam e alla naturale spinta di milioni di esseri umani a migliorare le proprie condizioni di vita – conduce ai nostri confini intere popolazioni che spingono per essere accolte nella comune casa europea, ponendola di fronte ad una sfida per la sopravvivenza. Certo, nel corso della Storia anche il nostro è stato un popolo di migranti.
Va, tuttavia, sottolineato come gli esodi di massa siano sempre coincisi, da un lato, con regolari richieste di ingresso nei Paesi ospitanti e, dall’altro, da parte di questi ultimi, con controlli serrati.

Per come è stata ad oggi giocata, la partita vede l’Occidente soccombente a questa marea umana.
Istituzioni internazionali palesatesi in tutta la loro fragilità e inconsistenza sono state, infatti, incapaci di porre il minimo rimedio sia in termini di prevenzione – bloccando le partenze all’origine e, semplificando il concetto, “aiutando queste persone a casa loro” – sia di coordinamento sulle contingenze, e i singoli Stati membri sono stati lasciati col cerino in mano.
Accade, così, che a Paesi pronti ad attivare ogni misura in proprio potere – dall’intensificazione dei controlli alle espulsioni, dalla sospensione di Schengen all’innalzamento di barriere fisiche – facciano paio realtà come la nostra, in netta controtendenza rispetto alla più che ragionevole spinta autoconservatrice degli altri Stati maggiormente colpiti dalle migrazioni di massa.
E mentre l’intera Mitteleuropa e i Balcani si dotano di strumenti rigidi quanto necessari per porre rimedio all’esodo, il Governo italiano decide di adottare l’oramai celebre “strategia delle porte aperte”, offrendo accoglienza indiscriminata a chiunque bussi alle nostre porte: un errore macroscopico sotto molteplici aspetti, che non fa che acuire l’esasperazione e la frustrazione di un popolo, il nostro, messo in ginocchio da anni di crisi e di politiche economiche sbagliate.

Di più. Se l’etica imporrebbe all’Occidente di curare in primo luogo gli interessi dei propri popoli, venendo incontro alle emergenze di carattere umanitario attraverso l’intensificazione della rete di intervento nei Paesi interessati, il senso pratico dovrebbe far suonare più di qualche campanello d’allarme sulle ricadute di una mancata, attenta scrematura dei migranti. Non distinguendo tra profughi di guerra e migranti economici, una penisola affacciata sul Mediterraneo si espone, inevitabilmente, ad un incremento dei flussi, specie da zone non colpite da conflitti.
Ed è esattamente quanto occorso con le centinaia di migliaia di Afghani e Pakistani che – percorsa la rotta dei Balcani – superano senza problemi i nostri confini privi di presìdi e si pongono a carico della comunità.
E ancor più dei 35 euro al giorno – spesa del tutto ingiustificata che quantifica il costo di ogni clandestino alle casse pubbliche, alimentando il proliferare di associazioni e cooperative che da tale business traggono fonte di speculazione – sono le ricadute sociali a spaventare. Intere aree urbane che si trasformano in bidonville, cittadini che hanno paura a girare per strada, donne molestate, furti e scippi sono solo le più evidenti conseguenze della presenza di clandestini sul territorio.

Ma il timore maggiore è costituito dal fatto che, di queste persone, non sappiamo niente – non le origini, non l’identità, non le intenzioni – e che prestiamo, dunque, il fianco, come accaduto altrove, ad infiltrazioni terroristiche. Una pericolosa roulette russa dagli esiti potenzialmente devastanti.
Non bastassero le premesse e gli esempi dei nostri vicini europei – come l’Austria, la Slovenia e la Croazia – la soluzione ideata dal Governo centrale, e supportata dalle Regioni e dagli Enti locali guidati dalla sinistra, consta di tre passi – l’abolizione del reato di immigrazione clandestina, l’introduzione dello ius soli e la promozione del modello di accoglienza diffusa – che renderanno ancor più complessa la già difficile lotta all’illegalità.
Proposte inaccettabili per la loro assoluta miopia, che condanneranno il Paese ad un incremento delle spese di accoglienza e ad un bilancio sociale del tutto negativo.
E contro questa idea di società privata della sua identità e con i valori azzerati in nome di un multiculturalismo buonista di facciata, la Lega Nord si batterà sempre con fermezza.

Massimiliano Fedriga, Segretario e Deputato della Lega Nord Friuli Venezia Giulia

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