Gestire il dramma, evitare la catastrofe

La crisi dei migranti coinvolge l’intera Unione Europea e, per questo motivo, non potranno essere le singole politiche nazionali a far fronte ad un problema che è, per sua stessa composizione, collettivo. Solo lavorando insieme sarà possibile evitare un ulteriore disastro

Davide Giacalone

Schermata 2016-03-01 a 15.47.38Dopo una lunga stagione di contrasti e insuccessi sul terreno economico e monetario, cui ha provato a porre rimedio la Banca centrale europea, l’Unione s’è trovata di fronte al problema dell’immigrazione.
Per niente nuovo, salvo il fatto che l’intensificarsi della rotta terrestre ha portato ad un impressionante aumento della temperatura in aree più a rischio. L’Italia, insomma, non è l’Ungheria. A questo si aggiunga il terribile errore commesso dai Tedeschi, con le aperture di Angela Merkel ai rifugiati siriani. Errore grave, anche perché lungamente premeditato. Il fatto che ci fossero ragioni produttive, necessità di manodopera, non è affatto un male, anzi, lo è, invece, l’avere supposto di determinare le politiche delle frontiere esterne avendone solo di interne. Davvero un brutto passaggio.
Fatto è che, anche relativamente agli umori dell’opinione pubblica interna, l’Unione europea si gioca molto, sul fronte dell’immigrazione. Proprio perché la posta è alta, rimarchevole può essere il successo.
Un dramma può divenire un’opportunità, capace anche di riconciliare cittadini sempre più nervosi e spaventati.

Guardiamo il problema con occhi non bendati da buonismi o cattivismi, che sono solo propagandismi e maschere d’insipienza. Oltre tutto soci in commedia.
Partiamo dall’ovvio: 1. nessun Paese UE può accogliere tutti quelli che lo chiedono, sicché la politica dell’immigrazione comporta una politica del respingimento;
2. nessuna legge nazionale può fronteggiare l’intero problema, perché nessuno ha le proprie frontiere che coincidono con le frontiere dell’intera Unione;
3. la mera scelta fra reato penale e infrazione amministrativa è sciocca, perché ciascuno adotta quella che nel proprio diritto interno favorisce la più veloce espulsione dei clandestini;
4. fra chi ha a cuore la civiltà non è in discussione l’accoglienza dei profughi, garantita da trattati internazionali, il che comporta la necessità di distinguerli dagli altri emigranti. Quindi si deve tenere assieme: a. la sicurezza delle frontiere, che diventa sicurezza di tutta l’area interna comune; b. la regolazione dell’immigrazione secondo le scelte e le esigenze di ciascun Paese; c. il doveroso soccorso per chi rischia la vita.
La soluzione c’è: creare zone extraterritoriali, sottratte alle legislazioni nazionali e affidate all’amministrazione UE. Le frontiere esterne sono già comuni, si tratta di amministrarle comunemente.

Prendiamo il Mediterraneo, che direttamente ci riguarda: nessuno può essere lasciato alla propria sorte, tutti quanti ne hanno bisogno (cioè tutti) vanno soccorsi. Solo che questo non può divenire il modo per mettere in mare barconi che neanche tentano di arrivare sulle sponde opposte, essendo bastevole l’uscire dalla acque territoriali e chiedere aiuto. Per questo serve un’amministrazione comune, che prima salva e poi distingue fra rifugiati e immigrati. I primi avviati alla gestione Onu e alla collocazione presso l’accoglienza finale. I secondi saranno censiti e i loro dati, comprendenti le loro competenze e attitudini, saranno immediatamente distribuiti ai membri Ue, a loro volta tenuti, entro una settimana, a far presente la loro eventuale disponibilità all’accoglienza.
In caso contrario (e saranno i casi maggiori), gli emigranti verranno riaccompagnati al punto dipartenza.
Con umanità e a spese dell’Ue.

L’amministrazione unitaria servirà a evitare drammi di giurisdizioni nazionali lente o inefficienti (pessima quella italiana). Il riaccompagnamento diventerà notizia immediatamente diffusa nel mondo d’origine, sicché, in breve, più nessuno sarebbe disposto a pagare soldi che non ha per ottenere il risultato di ritrovarsi al punto di partenza. Nel giro di un paio d’anni i barconi diventano un brutto ricordo. Per le vie di terra, che sono sempre state le più battute, sebbene le meno appariscenti, il meccanismo funziona ancora meglio, dato che non c’è il problema del soccorso, ma solo quello del discernimento fra chi ha un diritto e chi solo un’aspirazione.

L’incerto cammino europeo ha creato non poche scollature. Pericolose. Le tradizionali famiglie politiche che, con alterne vicende, hanno amministrato i Paesi europei e l’Europa stessa, quella cristiano democratica, quella socialista e quella liberal democratica, devono stare bene attente a non condannarsi all’insana sorte di dovere sempre allearsi e reggersi a vicenda, per evitare che l’ondata populista superi gli argini.
E’ una ricetta questa, che porta alla sicura alluvione, dato che gli argini stessi perdono significato e funzione. Ecco, allora, che il problema dell’immigrazione si presta ad una iniziativa che segni il ritorno alla politica, capace di conciliare valori importanti e interessi rilevanti. So bene che stiamo parlando di un dramma, ma diventerà una catastrofe se non si saprà affrontarlo rinunciando a facili propagande e insulsi luoghi comuni.
Se non si coglierà il punto determinante: un problema globale non può avere una soluzione dialettale, sicché i nazionalismi sono illusioni e raggiri.

Davide Giacalone, Editorialista di RTL 102.5 e Libero

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