FOMO, l’ansia ai tempi dei social network

di Michela Arnò @MhlArno

NomofobiaChe i social network abbiano cambiato il modo di interagire delle persone, in primis degli adolescenti, si è già appurato da tempo. Basta guardarsi intorno, in metropolitana come in pizzeria, per rendersi conto che molti preferiscono passare il tempo con lo smartphone in mano piuttosto che parlare di persona e interagire con il prossimo.
La dipendenza da internet e social network è uno dei nuovi disagi fomentato dalle tecnologie sempre più maneggevoli che garantiscono l’accesso al web ovunque e in qualunque momento. E se la comunicazione si è indubbiamente evoluta, le informazioni vengono scambiate istantaneamente e le distanze vengono annullate, fin dal 2008, da quando Facebook si è diffuso esponenzialmente seguito a ruota dagli altri new media, si è arrivati ad  un uso e abuso di questi siti web ed il loro perpetrarsi. Soprattutto i giovani, passano la maggior parte del loro tempo sul web perdendo così ogni contatto con la realtà ed anche la voglia di vivere i rapporti in maniera più umana. I social network trasmettono un forte senso di sicurezza, di personalità e di socialità tanto da dare vita ad una nuova patologia di ansia sociale che il ricercatore Andrew K. Przybylski ha definito FOMO: Fear Of Missing Out – letteralmente “paura di essere tagliati fuori”.
Il voler controllare ossessivamente quello che succede su Facebook e il pensiero costante che i nostri amici abbiano una vita più interessante della nostra, stanno partecipando ad eventi divertenti mentre noi stiamo a spiarli attraverso lo scherzo del cellulare, la paura di rinunciare a qualcosa o qualcuno di più interessante, eccitante o migliore di quello che stiamo facendo attualmente, è ciò che alimenta la FOMO. L’ansia, secondo gli studi degli scienziati delle Università di Oxford, California, Rochester e Essex, è molto più frequente nelle persone giovani e negli individui di sesso maschile, in chi ha una bassa considerazione della propria vita, in chi è distratto e negli alunni che usano i social media in classe.
Nei casi più estremi, la Fomo si può trasformare in una vera e propria fobia, la cosiddetta “nomofobia” (“no-mobile-phone phobia” , la paura incontrollata di rimanere sconnessi dal contatto con la rete di telefonia mobile), uno degli Internet Addiction Disorder (IAD).
Come riporta il sito web dell’Esc Team che si occupa di diagnosi e cura delle dipendenze da Internet: «L’ Internet Addiction Disorder (IAD) è una condizione caratterizzata da un forte ed insistente desiderio di connettersi al Web. Il soggetto aumenta progressivamente il tempo in rete tanto da compromettere la propria vita reale; perde le amicizie reali, la cura del proprio corpo, le attività sportive e sociali, viene bocciato a scuola o viene licenziato. Se non può connettersi soffre, diventa irritabile fino a stati di agitazione o depressione. Nei casi più gravi l’assiduo utilizzo per molte ore, senza pause, può indurre scompensi psicotici o portare alla morte (per complicanze cardiache).»

Senza comunque entrare nel merito dei casi più gravi che richiederebbero supporto psicologico, la verità è che siamo tutti un po’ malati di Fomo e forse non guariremo mai.

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