Anna Politkovskaja, una testimone scomoda. E per questo eliminata

di Giorgio Fornoni

L’intervista è del 2003, ma le parole della giornalista di Novaja Gazeta sono più che mai attuali. “Putin? Mantenere la pace dovrebbe essere un suo dovere costituzionale. Invece…”

Anna Politkovskaja è stata uccisa a Mosca nel 2006 nell’ascensore del suo palazzo.

Anna Politkovskaja è stata uccisa a Mosca
nel 2006 nell’ascensore del suo palazzo.

Nell’agosto del 2003 incontrai Anna Politkovskaja nel suo ufficio nella redazione della Novaja Gazeta a Mosca. A prima vista colsi subito la sua determinazione.
Agiva come se non volesse perdere tempo, doveva gridare al mondo la tragedia dell’uomo che soffre, dei civili che, vittime senza colpa, hanno l’unico torto di essere Ceceni e trovarsi a casa loro.
Da anni la Politkovskaja era la testimone più onesta e credibile sul fronte della guerra cecena. Non schierata politicamente, denunciava allo stesso modo i soprusi dei soldati russi e le violenze dei guerriglieri ceceni, che continuavano a fornire alibi alla repressione. Era attenta, soprattutto, a difendere la dignità dell’uomo e il rispetto per la vita. Già nell’ottobre del 2002, al teatro Dubrovka, era l’unica a cui credevano persino i terroristi suicidi, come dimostrò nel suo intervento per salvare gli ostaggi all’interno del teatro. Tanto generosa in ogni grave momento, come a Beslan, che subito si era proposta per salvare i bimbi all’interno della scuola. Invece, venne vigliaccamente avvelenata nell’aereo che la trasportava per raggiungere quel luogo maledetto.
Essere giornalisti di prima linea in Russia significa affrontare due prime linee: una, quella della guerra, l’altra, quella del sicario che ti aspetta cinicamente con la pistola proprio nell’ascensore del tuo palazzo. Dove Anna, madre di due figli, venne sacrificata perché dava voce agli umili e agli indifesi.
“Non ci sono Russi contro Ceceni – mi raccontava in quell’intervista di undici anni fa, di cui riporto gli stralci più attuali e significativi – ma forze federali contro la popolazione civile.
Tanto la popolazione russa quanto quella ucraina hanno condiviso la stessa sorte di quella cecena in quei territori. Conosco Russi torturati ed altri le cui case sono state fatte saltare in aria intenzionalmente, poiché i militari pensavano che nelle loro abitazioni si nascondessero guerriglieri ceceni”.
Un fatto emblematico, tragico, scioccante. “Nel 2001, un ragazzo di 26 anni girava per le strade di Grozny quando venne preso dai militari. Esistono testimoni di questo arresto. Fu pestato mentre veniva portato alla stazione di polizia e, una volta giunto lì, gli fu detto che, per salvarsi, doveva diventare un loro agente e indicare dove si trovavano i guerriglieri. Il ragazzo proveniva da una famiglia cecena perbene, era laureato, si rifiutò di collaborare. Ormai agonizzante, venne scaraventato in una cella. Questa non era altro che una buca. Quando si venne a sapere che la mattina successiva sarebbe giunto sul posto un procuratore, i militari gettarono in un pozzo il corpo del giovane rifiutatosi di diventare un loro informatore. Poi lanciarono una granata, e del corpo non rimase traccia. Quel ragazzo cessò semplicemente di esistere”.
Ci sono anche giovani ceceni piedi di odio e donne kamikaze.
Cosa le spinge a ciò? “La maggior parte sono persone portate alla disperazione. Madri e sorelle di scomparsi, che hanno bussato alle porte di tutte le sezioni di polizia, ma che hanno ricevuto sempre la stessa risposta: “Non ci sono più, sono scomparsi, rassegnatevi”. Da allora, a queste donne non rimane più niente se non farsi giustizia da sé. Non hanno un comandante, ma sono unite da una comune disgrazia. Non vedono altro senso nella loro vita se non la vendetta”.
Lei non condivide le scelte del Presidente Putin? “Ritengo che, se sei un Presidente e siedi al Cremlino, la tua responsabilità principale sia che nel tuo Paese regni la pace. Personalmente, non è che non mi piaccia Putin, è che non mi piace ciò che sta facendo. Deve mantenere la pace, è un suo dovere costituzionale. Invece, da quattro anni continua la guerra nel Caucaso, con migliaia di morti non solo ceceni, ma anche russi. Gli attentati non possono cessare. Putin deve smetterla con questa guerra suicida e mettersi al tavolo delle trattative con persone che non gli piacciono. Il primo agosto c’è stato un attentato: 50 morti. La prima dichiarazione di Putin, con i morti non ancora sepolti e appena proclamato il lutto nazionale, è stata: “Niente ci farà cambiare la nostra linea politica in Cecenia”. Una politica sanguinaria. Non è forza, è debolezza delinquente”.
Perché Mosca non vuole osservatori internazionali in Cecenia? “È chiaro che non li vogliono. Sono stati commessi molti delitti. Gli osservatori internazionali sarebbero testimoni, vedrebbero le donne violentate e capirebbero chi sono gli autori.
Vedrebbero i cadaveri. Per questo l’accesso è limitato al massimo. Non ci sono testimoni e si vuole che non ce ne siano”.
L’Occidente e l’America hanno chiuso un occhio… “Il gioco delle alte sfere è tutto un compromesso. Il Kosovo, Baghdad, l’Afghanistan. Noi siamo stati co-sponsor degli Stati Uniti.
Abbiamo dato il nulla osta per le basi in Uzbekistan e Tagikistan. Ma io rifiuto categoricamente questo tipo di compromessi, perché sono fatti sul sangue. Putin e Bush sono contenti.
Io, invece, quando guardo negli occhi queste persone, a cui il giorno prima hanno ucciso il figlio, capisco che il prezzo di questo compromesso è nel dolore di una persona e nessuno può aiutarla. Per questo motivo il mio lavoro è sul campo.
Vedo i risultati di questo sanguinoso compromesso e non posso essere d’accordo. Non voglio essere un cinico commentatore politico”.
Ha paura del Cremlino? “Tutti hanno paura ora, e anch’io sono una parte del tutto. Ho paura, ma questa è la mia professione, e avere paura è una cosa tua, personale. La professione esige che si lavori e si parli del fatto principale nel Paese, e la guerra perdurante rappresenta il fatto principale. Lì muore la nostra gente. E avere paura o non averne è il rischio di questa professione”.

Giorgio Fornoni
Giornalista di Report (Rai3)

Michela Arnò

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