La deforestazione e le lucrative piantagioni di olio di palma

di Michela Arnò @MhlArno

Gravi danni ambientali stanno interessando gli ultimi polmoni verdi del Pianeta: la monocoltura dell’olio di palma sta facendo scomparire interi ecosistemi e foreste pluviali.

deforestazione palma

Foto: www.green-humanity.com

La leggendaria foresta del Borneo non c’è più. La causa è da imputarsi alle piantagioni di olio di palma. Dal frutto e dai semi della pianta di palma (Elaeis guineensis, Elaeis oleifera e Attalea maripa) si ricava olio di palma e olio di palmisto, attualmente l’olio commestibile più prodotto a livello globale.
Alla produzione sono legati diversi effetti collaterali che includono la deforestazione, la conversione di aree ecologicamente importanti in colture, le emissioni di carbonio e gas serra, l’estinzione di ecosistemi e animali che abitano questi habitat tropicali.
L’olio, utilizzato anche per saponi, detergenti, prodotti per la cura personale e biodisel – nonostante la U.S. Environmental Protection Agency lo abbia bollato come non ecologico – oggi trova una massiccia diffusione commerciale e industriale a causa dei prezzi contenuti rispetto oli più pregiati e si ritrova spesso sotto la generica dicitura “oli vegetali” dato che l’indicazione non è obbligatoria per legge.

La deforestazione riguarda zone del mondo come Costa d’Avorio, Uganda, Indonesia, Malesia, Papua Nuova Guinea. La forte distruzione delle foreste per far spazio alle coltivazioni di palme, sta inoltre provocando danni alle popolazioni indigene e comunità locali che le abitano, alle quali viene sottratto terreno occupato da secoli.
Per preparare il terreno alla monocoltura, spesso le foreste vengono date alle fiamme e le torbiere drenate: l’Indonesia, secondo i dati diffusi dalla Banca Mondiale e del Governo britannico, è diventato il terzo paese emettitore di gas serra, responsabile del rilascio di 2,563 MtCO2e (Million metric tons of carbon dioxide equivalent.).
Inoltre la sola Indonesia perde un milione di ettari all’anno di foresta pluviale (Rapporto quinquennale FAO sulle foreste del 2007): ben un quarto della perdita di superficie forestale del Paese è imputabile all’olio di palma .
Alberi centenari o addirittura millenari vengono abbattuti per far posto alle colture. Animali ormai rari e preziosi come l’orango e l’elefante pigmeo del Borneo vengono uccisi oppure si ritrovano un habitat sempre più stretto con ovvie difficoltà a procacciarsi il sostentamento .

In Malesia per fortuna recentemente è stato firmato un accordo con Indonesia e Brunei con il quale i tre paesi si prendono l’impegno di salvaguardare ciò che rimane della leggendaria foresta del Borneo, mentre da qualche anno è stata creata la certificazione per promuovere una produzione sostenibile di olio di palma: l’RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil).
In realtà, secondo le indagini condotte sul campo dagli attivisti di Greenpeace, dietro l’RSPO si nascondo multinazionali e leader della sostenibilità nel settore dell’olio di palma e ad essi sono imputabili il 39% degli incendi forestali nella provincia di Riau in concessioni certificate come “sostenibili” dalla stessa RSPO (rapporto “Certificando la distruzione”)
In ogni caso, fino a quando gli effetti collaterali che riguardano le zone di coltivazione non verranno fermati, chi consuma prodotti con olio di palma si rende, anche se inconsapevolmente, complice di questo disastro ecologico.

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