La Salute in Crisi

di Cristina Sirch

E’ un rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a confermare quanto sotto gli occhi di tutti: la crisi economica che stiamo vivendo non comporta solo un duro impatto sulle condizioni socioeconomiche della popolazione, ma ha anche gravi conseguenze sulla salute delle persone, comportando un grave aumento delle diseguaglianze nello stato di salute non solo tra i diversi paesi dell’Unione Europea, ma anche all’interno degli stessi.

salute crisiLo ha fatto con uno studio della durata di 3 anni, puntando il dito contro la disoccupazione giovanile: la speranza di vita e in particolare gli anni di vita in buona salute, sono direttamente proporzionali al livello socio-economico e pertanto un’intera generazione condannata alla precarietà economica fa prevedere a media e lunga scadenza un pesante peggioramento della situazione sanitaria.
Dal rapporto emerge con evidenza come la salute sia fortemente correlata alle condizioni di vita e di lavoro, condizioni che si riflettono in particolare sulle condizioni di salute dei bambini. Anche nei paesi Occidentali il tasso di povertà infantile non è certo trascurabile, oscillando tra il 10 e 30%.
La crisi ha ripercussioni non soltanto sui consumi e sulla spesa alimentare della popolazione, ma anche sul budget destinato alla salute. Sommando a ciò le conseguenze dei tagli indiscriminati messi in atto dagli ultimi governi sul Sistema Sanitario e su quelli, annunciati, ma ancora da venire, l’impatto determinato dall’immiserimento delle condizioni di vita sulla salute delle popolazioni è facilmente immaginabile.
I sistemi sanitari moderni stanno affrontando crescenti difficoltà, non solo nel migliorare la propria efficacia nelle cure della salute, ma anche, semplicemente, nel mantenersi ai livelli del recente passato.
Il problema della sostenibilità delle cure non è recente, e riguarda tutti i cosiddetti Paesi Sviluppati. Anche in Italia molte prestazioni siano diventate onerose ed i tagli indiscriminati, attuati senza tenere conto di come in realtà il Sistema Sanitario Italiano sia uno dei meno costosi tra i paesi occidentali, non sono affatto entrati nel merito degli interventi davvero utili per razionalizzare un sistema complesso come quello della cura della salute.
Ricordiamo infatti che in un paese come gli Stati Uniti, sprovvisto di un sistema sanitario pubblico come quello presente da noi, la percentuale di spese sanitarie rispetto al PIL, e quelle pro capite, sono assai più elevate di quelle riscontrabili nel nostro Paese.
Nonostante ciò vi è chi continua a sostenere l’utilità della privatizzazione del sistema sanitario, adducendo la maggiore efficienza ed efficacia del settore privato rispetto a quello pubblico, quando invece per aspettativa di vita alla nascita l’italia è ai primi posti, ben avanti agli Stati Uniti, ma questi ultimi sono superati anche da Cuba, che ha una spesa sanitaria pro capite pari a circa un decimo di quella statunitense.
Da questo punto di vista appare ben chiara la miopia delle politiche di austerità applicate negli ultimi anni nei paesi del sud Europa, nel dichiarato intento di ridurre  i deficit nei bilanci pubblici. Queste politiche, specie quelle caratterizzate da tagli indiscriminati alla spesa pubblica e dal parallelo aumento delle tasse, deprimono l’economia e hanno un’ influenza assai negativa sui determinanti socio-economici della salute. Basta guardare alla Grecia, dove il taglio del 40% della spesa sanitaria ha portato ad un raddoppio dei casi di HIV, è tornata a presentarsi la malaria e non sono più disponibili in questo Paese circa 200 medicinali. La prova del nesso di causalità non è solo chiara, ma sorprendente e ne deriva l’inevitabile aumento dei costi a lungo termine.
L’altra prova sono Paesi come l’Islanda che ha sofferto la peggiore recessione della storia ed ha assistito ad un balzo del suo debito pari all’800% del PIL, eppure oggi è una delle società più felici al mondo con una disoccupazione al di sotto del 5% e un il in volo. Ha ottenuto ciò rinunciando all’austerità e decidendo di investire in programmi di sostegno per incentivare il ritorno al lavoro. L’alternativa all’austerità esiste quindi, e i Paesi che hanno investito nella protezione sociale sono quelli che hanno ottenuto la ripresa più veloce, mentre quelli che si sono affidati ai manager finanziari e ai loro tagli sono quelli che muoiono.. di austerità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *