Bangladesh, lo sfruttamento ai tempi dei social network

25 mila lavoratori per 12 dollari al mese lavorano nei laboratori di Dakha per produrre falsi like e interazioni sui social network. Dal Social Media Marketing allo sfruttamento a basso costo nei paesi in via di sviluppo.

 

Lo sfruttamento dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo non riguarda più solamente la produzione di scarpe e abbigliamento destinati al mercato occidentale: con l’avvento dell’era 2.0 anche le fabbriche si adeguano e puntano al business web producendo like e follower sui social network.
Un business che nei laborati di Dakha, capitale del Bangladesh, impiega tra i 20 e i 25 mila lavoratori ogni giorno che, attaccati alle tastiere dei pc, generano milioni di like, falsi profili, follower fittizi, visualizzazioni su youtube, condivisioni e entrate su altri social (Stumbleupon, Trumblr), nonché backlinks e traffico sui siti.
Ogni lavoratore, 24 ore su 24, organizzato in tre turni giornalieri viene sfruttato per la misera paga di 12 dollari al mese.

Si chiama Shareyt.com e garantiscono in poche ore un aumento vertiginoso a bassi costi: in media 15 dollari per 1000 like, 3 dollari per centomila visualizzazioni su youtube.
Gli utenti che si registrano al sito contribuiscono e guadagnano: 1 dollaro ogni mille click.

Ma, nonostante Facebook provi quotidianamente a scovare ed eliminare i fake, il mercato resta fiorente: secondo Gartner Research circa il 31% dei lavoratori basa le proprie scelte d’acquisto sui paramentri social.
“Tutto legale – sostiene il manager – se poi è immorale è un problema di chi ce lo commissiona”

 

di Michela Arnò

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