L’aiuto della tecnologia

La tecnologia, intesa come “ambito multidisciplinare di ricerca e sviluppo di soluzioni, legate soprattutto ai processi produttivi”, è, prima di tutto, una disciplina, un oggetto culturale. Un processo, un insieme di abilità da insegnare. La tecnologia è, infine, un metodo, ed implica, quindi, la possibilità di mettere in atto nuove strategie.

La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata con L. 18/2009, ha lo scopo di “promuovere, proteggere e garantire il pieno ed eguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità e promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità”. Agli artt. 9 e 24, ci ricorda il diritto all’accessibilità e all’educazione. Accessibilità intesa sia nelle sue accezioni ambientali e fisiche, sia in quelle informative e di comunicazione; educazione quale diritto all’istruzione nel pieno sviluppo del potenziale umano, anche attraverso l’utilizzo di strumenti e tecnologie. Importante, allora, avvalersi di qualsiasi strumento e mezzo innovativo che permetta di potenziare e migliorare la crescita di ognuno. Dal punto di vista tecnico, in questo ampio contesto, l’AUSILIO informatico, secondo la Classificazione ISO 9999, è un “qualsiasi prodotto, strumento, apparecchiatura o sistema utilizzato da una persona con disabilità, prodotto appositamente o disponibile comunemente, che previene, compensa, controlla, allevia o neutralizza” la disabilità. La TECNOLOGIA, intesa come “ambito multidisciplinare di ricerca e sviluppo di soluzioni, legate soprattutto ai processi produttivi”, è, prima di tutto, una disciplina, un oggetto culturale.

Un processo, un insieme di abilità da insegnare. La tecnologia, infine, è un metodo, ed implica, quindi, la possibilità di mettere in atto nuove strategie. Dal punto di vista relazionale, invece, date per assunte le definizioni sopra riportate in termini estremamente sintetici, si possono rileggere gli stessi vocaboli alla luce della premessa che richiama la Convenzione ONU: l’ausilio e la tecnologia, nel contesto SCOLASTICO – così come in tutti gli ambienti in cui il bambino vive – diventano strumenti per allargare gli orizzonti dello stesso, migliorarne l’autonomia personale e consentirgli un proficuo inserimento nella vita scolastica e sociale. Da una parte, l’adattività del bambino, le sue effettive capacità, la sua serenità personale, la sua volontà e resistenza fisica; dall’altra, l’atteggiamento positivo dell’insegnante che propone il percorso didattico/riabilitativo, la sua disponibilità, la sua attenzione e la capacità di non isolarlo nel rapporto con la macchina – stimolando magari la socializzazione e la partecipazione alle attività di apprendimento cooperativo, ad esempio in classe – sviluppano le attività/abilità cognitive e l’apprendimento. Il rapido cammino dell’innovazione tecnologica ed il progressivo adeguamento del mercato del software educativo, contestualmente alla diffusione dei computer nelle scuole, hanno permesso all’editoria elettronica di investire maggiori risorse nella produzione di software destinati alla didattica, ottenendo, quale risultato, oltre ad un ampliamento del numero dei prodotti, un miglioramento globale della loro qualità. Ovviamente, è indispensabile trovare il software (di seguito sw) più adatto a perseguire gli obiettivi prefissati e l’hardware (di seguito hw) opportuno, nel caso in cui il tipo di disabilità non consenta l’utilizzo dell’elaboratore nella configurazione standard. Non ci si può astenere, quindi, dal lavoro congiunto in équipe multidisciplinari.

Queste devono essere composte da insegnanti/riabilitatori, che definiscono gli obiettivi da inserire nel progetto personalizzato di ciascun bambino a fronte di un’attenta analisi dei suoi bisogni e delle sue potenzialità, individuando anche gli interventi più efficaci nel perseguimento degli obiettivi di cui sopra, e da tecnici competenti nell’ambito dell’Information and Communication Technology (ICT) che supportano e forniscono consulenza in merito alle modalità e agli strumenti tecnici da utilizzare nelle diverse situazioni. Il lavoro diventa efficace soltanto se si conciliano le tradizionali valutazioni clinico-diagnostiche-funzionali con le dimensioni di “attività” e “partecipazione” (approccio culturale della Classificazione Internazionale del Funzionamento, Salute e Disabilità, ICF 2001) collocate nel contesto in cui il bambino vive. I docenti, gli insegnanti di sostegno, gli operatori della riabilitazione e i familiari che utilizzano il computer con bambini e ragazzi portatori di disabilità possono scegliere tra numerosi prodotti creati esplicitamente per scolari/studenti con handicap o facilmente adattabili alle loro esigenze. I sw didattici si differenziano e si caratterizzano in funzione dei livelli di scolarità e diventano utili in diverse condizioni di disabilità (es. problemi della vista, dell’udito, difficoltà motorie, di linguaggio, problemi di spazialità e lateralizzazione, difficoltà di apprendimento, difficoltà specifiche di lettura, scrittura e calcolo, disturbi di memoria ed attenzione, difficoltà logico-deduttive, necessità di potenziamento di pre-requisiti…). In genere, i software studiati e progettati per i bambini che devono intraprendere un percorso riabilitativo-didattico, rispondono a caratteristiche particolarmente motivanti per gli stessi. Infatti, vengono spesso presentati sotto forma di gioco, rendendone evidente l’aspetto ludico e competitivo, ma sempre ispirati a modelli teorici di apprendimento che permettono il rinforzo di particolari strategie educative.

La tecnologia, dunque, offre delle opportunità precluse per natura ad altri strumenti. A tal proposito, sono individuabili alcuni aspetti che ne definiscono le potenzialità. Il primo è l’analogicità: si possono rappresentare contenuti astratti per mezzo di figure, schemi, vignette, cartoni animati, suoni, ecc. Tali elementi assolvono ad evidenti funzioni legate all’attrazione ed alla stimolazione della curiosità e dell’interesse. La psicologia del pensiero e dell’apprendimento sostengono che buona parte delle nostre conoscenze sono codificate mentalmente non in strutture logico formali, ma in strutture che conservano le caratteristiche fisico-percettive della realtà. La capacità del software di sfruttare queste caratteristiche analogiche offre un ancoraggio al dato percettivo molto utile per l’apprendimento. Il secondo aspetto è l’interattività: di solito, uno studente, all’interno della scuola, viene a contatto con “oggetti” culturali che si presentano come dati di fatto e che devono essere appresi. Con il computer c’è, invece, la possibilità di un maggiore scambio. Il terzo è la pianificazione: gli obiettivi di un processo di apprendimento consistono nel far assimilare dei contenuti e far padroneggiare le procedure cognitive che permettono di trattarli. Per raggiungere i contenuti. Per raggiungere la capacità di monitorare le proprie strategie, occorre diventare consapevoli di come si sviluppano i propri processi mentali: poter disporre di una traccia dei ragionamenti compiuti aiuta a riflettere su di essi e ne permette la pianificazione. Importante e considerevole è anche il novero degli accorgimenti hardware atti a facilitare il lavoro didattico a scuola. Si spazia ampiamente tra tastiere espanse/ridotte/speciali/ a video, mouse a joystick/ a trackball, sistemi di puntamento, riconoscimento e sintesi vocale, sistemi a scansione, sensori, ecc. In questo spazio, non ci si prefigge intenzione di esaustività in merito al mercato, né per quanto riguarda i software, né per gli hardware. Per questo si rimanda ai produttori o a coloro che si occupano della loro commercializzazione. Seppure poco compatibile con l’approccio culturale proposto dall’ICF, che bandisce profondamente la logica delle “etichette”, è però importante ricordare che l’ausilio e la tecnologia assumono significati diversi qualora vengano utilizzati con bambini con disabilità fisico-sensoriali ovvero cognitive. Nel primo caso, l’ausilio diventa una sorta di protesi che permette di compensare una funzione compromessa e la sua utilità/validità si accerta alla luce del solo criterio di efficacia.

Nel secondo caso, lo strumento diventa ausiliario nell’interazione con il bambino e deve essere adattato ai contenuti della riabilitazione stessa e verificato in funzione degli obiettivi, alla luce di una scelta consapevole circa le modalità di utilizzo. Sul territorio nazionale, sono dislocati diversi Centri o Servizi dedicati alla valutazione/consulenza sugli ausili informatici (si veda articolo “L’aiuto della tecnologia” dell’ing. C. Bitelli, Social News anno 6, n° 5, anno 2009) che lavorano in rete (G.L.I.C.) in termini sistematici ed operativi per favorire lo sviluppo delle tecnologie avanzate per la disabilità. Nella Regione Friuli Venezia Giulia, il GLIC opera, in tal senso, presso/attraverso l’Ufficio H di Udine. Nella medesima Provincia, ha inoltre sede un reparto di ortopedia che da lunga data offre consulenza al momento della valutazione dell’ausilio informatico, si occupa della vendita dello stesso prodotto e cura la formazione di interessati/familiari/operatori all’utilizzo dello strumento. Risorse importanti, quelle sopra menzionate, per il potenziamento di una cultura centrata sulla persona e per sostenere e promuovere il “godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. “Promuovere diritti” a scuola significa, allora, anche motivare il bambino per favorirne la crescita e facilitarne i processi di apprendimento (Bruner, 1996): questo è solo uno dei vantaggi dell’utilizzo della tecnologia. Essa diventa, dunque, una modalità per consentire l’attivazione o il potenziamento di un percorso di autonomia, nel rispetto delle proprie possibilità ed esigenze, collocate nell’ambiente circostante. Motivazione, divertimento e autonomia: sono i sostantivi essenziali per un buon ingaggio con il bambino al fine di semplificare ed agevolare un adeguato ciclo evolutivo.

Marco Galante
Legale rappresentante di Abily Center

Redazione SocialNews

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