Progetto Rainbow

Mi rendo sempre più conto che i bambini orfani dell’AIDS sono davvero una responsabilità di tutti noi, essendo, di fatto, vittime innocenti di qualche cosa che non possono nemmeno comprendere. Aiutarli significa cercare di porre un piccolo rimedio alle grandi ingiustizie di questo mondo e per quanto spesso la situazione ci sembri disperata, ci rendiamo sempre più conto che “È meglio tenere accesa una piccola luce che imprecare contro le tenebre”.

L’HIV/AIDS SCONVOLGE LA VITA DEI BAMBINI NEI PAESI PIÙ COLPITI
Combattere l’AIDS è uno dei traguardi principali degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. I bambini che convivono con l’HIV/AIDS rischiano di essere esclusi dall’accesso ai servizi di base, all’assistenza e alla protezione quando i genitori, gli insegnanti, gli operatori sanitari e altri fornitori di servizi essenziali si ammalano e, successivamente, muoiono. L’epidemia sta lacerando il tessuto sociale, culturale ed economico delle famiglie, la prima linea difensiva dei bambini contro l’esclusione dai servizi di base e contro i pericoli.

AIDS NELLO ZAMBIA
Lo Zambia è un Paese pesantemente colpito dall’epidemia. Il virus HIV è presente con un tasso del 16% fra la popolazione adulta. In meno di un decennio, l’HIV/AIDS è diventato uno dei maggiori problemi per la salute pubblica e per lo sviluppo, influenzando la vita di gran parte della popolazione e causando gravi conseguenze su tutti i settori della società. I bambini orfani si trovano spesso senza più legami affettivi, se non quelli delle famiglie allargate, “extended family” meccanismo tradizionale della cultura zambiana, con altri sette, otto o dieci bambini da accudire, senza possibilità di istruzione e con un solo pasto quotidiano.

AIUTARE I BAMBINI COLPITI DALL’EPIDEMIA DI AIDS IN AFRICA
La situazione dei bambini che si trovano in difficoltà a causa dell’AIDS, in Africa, oggi, richiede l’applicazione di un piano strategico capace di attivare una rete di risposte adeguate ai diversi bisogni. Durante i primi anni dell’epidemia, gli orfani non costituivano un problema. Grazie alla famiglia estesa, essi erano automaticamente accuditi dai parenti dei genitori scomparsi. Con il passare degli anni, si è visto che l’extended family non riusciva più ad assorbire un numero così grande di orfani. Molte sono le denunce di abuso sui bambini. Chiunque si rende ormai conto del continuo aumento del numero di bambini che vivono in strada. Ciò che sta succedendo in Africa a causa dell’AIDS non può essere ignorato.

NASCITA DEL PROGETTO
Il progetto nasce nel 1998 a cura dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi, presente in Zambia dal 1985. Dopo sei mesi di studio approfondito sulla situazione dei bambini orfani nella città di Ndola e zone limitrofe, è risultato subito evidente che, se si intendeva affrontare la situazione dei bambini orfani in modo serio ed efficace, bisognava sviluppare un piano strategico, il più esteso e diversificato possibile, capace di sostenere le famiglie zambiane ed i bambini orfani. Il piano doveva ricercare un equilibrio fra il bisogno di assistenza nel breve periodo, in termini di cibo, istruzione, cure mediche, ecc., ed il bisogno di proporre una soluzione praticabile di medio/lungo periodo, evitando, per quanto possibile, la sindrome da dipendenza.

LO SPIRITO DEL PROGETTO RAINBOW
L’assunto di partenza è che le famiglie povere dello Zambia, ed in particolare quelle che accolgono ed aiutano i bambini orfani, devono, e ripeto, devono, essere aiutate. Non si tratta di carità, ma di giustizia. Quando ci si trova di fronte ad una calamità nazionale, che ricade su una popolazione già afflitta da una miseria strutturale, aiutare ed assistere la popolazione colpita è un dovere della comunità internazionale. Il problema è come aiutare, quali strumenti utilizzare, quali obiettivi porsi e come perseguirli. La situazione dello Zambia, e dell’Africa in generale, è talmente compromessa che difficilmente si può fare il “bene”. Spesso, bisogna scegliere il “meno male”. La colonizzazione prima, la colonizzazione economica poi, e, da ultima, la globalizzazione, hanno creato, e continuano a creare, uno sconvolgimento che non è solo economico, ma che diviene anche culturale e sociale.

RAINBOW PROJECT: UNA STRADA POSSIBILE
Il progetto Rainbow è un progetto che si propone di aiutare il maggior numero di bambini orfani dell’Aids cercando di mantenerli all’interno di una famiglia. Gli obiettivi sono: raggiungere ed aiutare il maggior numero di bambini possibile; favorire l’inserimento familiare dei bambini orfani; evitare, per quanto possibile, ogni sorta di istituzionalizzazione; aiutare le famiglie che accolgono gli orfani, sia psicologicamente, sia materialmente; rendere la Nazione consapevole di questa emergenza umanitaria. Gli strumenti sono: GRUPPO ESECUTIVO: potenziare ciò che c’è ed aggiungere ciò che manca è il sistema di lavoro del Progetto Rainbow. Il gruppo esecutivo è formato dalle ONG locali, gruppi, associazioni e singole persone già attivamente impegnate sul territorio nell’aiuto agli orfani ed ai bambini in difficoltà. La maggior parte del lavoro sul campo è svolta da operatori locali attraverso i CENTRI DI AIUTO E DI ASCOLTO, i centri di irradiazione delle varie attività di Rainbow. In questi centri, i bambini e le famiglie possono trovare delle persone pronte ad ascoltare i loro problemi e, in base al bisogno identificato, si attivano diversi tipi di sostegno: SOSTEGNO NUTRIZIONALE: fornisce il sostegno nutrizionale a bambini orfani e bambini in grave stato di malnutrizione, o neonati che vengono assistiti con il cibo e con il latte in polvere. Se ne insegna anche l’uso alle nonne o ai parenti che accudiscono i bambini. MENSE SCOLASTICHE: favoriscono l’apprendimento dei bambini. Spesso, infatti, i bambini frequentano la scuola senza aver mangiato. SERVIZIO RAGAZZI DI STRADA: eroga l’accoglienza immediata ed il reinserimento familiare dei bambini di strada segnalati al centro di ascolto o trovati in strada. SOSTEGNO SCOLASTICO: onora le tasse scolastiche ed apre e sostiene le scuole nate nelle comunità locali (community schools) laddove non vi siano possibilità di mandare i bambini nelle scuole ordinarie. INFO TEAM: sensibilizza e fornisce informazioni sia a livello di media, sia a livello politico. Sostiene anche le azioni a favore della giustizia. GRUPPI DI SOSTEGNO E AUTOSVILUPPO – MICRO FINANZA: In questi gruppi, le famiglie che hanno già accolto bambini orfani condividono i problemi che devono affrontare dovendo mantenere una famiglia più numerosa di quella che avevano in precedenza (di solito, già discretamente numerosa). Le famiglie possono accedere al programma di micro finanza. Tenendo conto che si opera in una situazione di emergenza, i prestiti sono concessi senza alcun interesse. Il programma di micro finanza tenta di trovare un equilibrio fra bisogni immediati e bisogni di auto sviluppo attraverso un sistema chiamato “Twin track approach”:
• Prima pista: attività di auto sviluppo – corsi di formazione ed erogazione di semi e fertilizzanti per il miglioramento dell’attività agricola familiare;
• Seconda pista: assistenza per un periodo determinato di tempo: circa tre mesi di assistenza alimentare, sanitaria e scolastica a seguito dell’erogazione iniziale del capitale, in modo tale che le famiglie non usino il capitale per vivere.
Gli obiettivi del programma di micro finanza sono quelli di rispondere ai bisogni di base e ridurre i limiti imposti dalla povertà. Tutto ciò si realizza tramite l’aumento della produzione agricola, facilitando l’accesso al credito e al mercato, aumentando la professionalità dei lavoratori e promovendo attività economiche legali che abbiano possibilità di sviluppo futuro. È necessario aumentare la fiducia in sé stessi ed incoraggiare le comunità ad intraprendere ulteriori sforzi impegnandosi in attività di lungo periodo; creare lavoro a livello familiare; aiutare le famiglie a migliorare il proprio tenore di vita e a fronteggiare l’ulteriore responsabilità dovuta all’epidemia dell’HIV/AIDS. Il modello Rainbow di micro finanza agricola possiede la peculiarità di partire dal basso: presenta, infatti, quale punto di partenza, le esigenze e le necessità che la gente stessa si trova ad affrontare giorno dopo giorno. Il programma coinvolge gruppi di 20-25 famiglie ciascuno per un periodo massimo di 4 anni con il seguente sistema di erogazione delle risorse: primo anno: corso di formazione, erogazione degli input agricoli, assistenza tecnica, assistenza parallela in termini di cibo e scuola per i bambini; secondo anno: corso di aggiornamento, erogazione di input agricoli, assistenza tecnica; terzo anno: erogazione di input agricoli, assistenza tecnica; quarto anno: erogazione degli input agricoli sotto forma di finanziamento a fondo perduto. La restituzione del prestito avviene in natura, in base al raccolto. Concluso questo periodo, si ritiene che le famiglie coinvolte siano autosufficienti ed in grado di continuare a coltivare i propri campi in modo autonomo. È stato alquanto sorprendente scoprire che, nonostante l’attitudine a non ripagare i prestiti, dovuta alla sindrome da dipendenza, la gente faccia il possibile per restituire il prestito ricevuto. Nel 2009, con i diversi tipi di intervento, il Progetto Rainbow ha raggiunto, nello Zambia, più di 12.500 persone, 10.000 delle quali bambini. Nel dettaglio: sostegno nutrizionale, 1.500 bambini malnutriti in 24 centri nutrizionali, 250 bambini in 5 ambulatori nutrizionali e 600 bambini in 4 mense scolastiche; sostegno scolastico, 5.900 bambini; servizio ragazzi di strada, circa 200 bambini e ragazzi; programma di micro finanza, 325 famiglie.

Elisabetta Garuti
Coordinatrice generale Progetto Rainbow – Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII

Redazione SocialNews

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