Il centro del libro

Il motivo che induce a ritenere poco facilmente ricostruibile un quadro generale da cui desumere informazioni puntuali, magari non completamente esaustive, ma almeno disposte in una forma organica è costituito dalla varietà tipologica che caratterizza le biblioteche in Italia e dalla pluralità degli ambiti in cui esse sono organizzate.

Anche a prescindere dagli istituti di carattere privato (singole famiglie o istituzioni private, dove pure sono conservate talvolta collezioni di rilievo storico non indifferente) e da quelle di natura ecclesiastica, che dipendono evidentemente da altre gestioni, esiste in Italia una suddivisione di competenze tra amministrazioni diverse in campo bibliotecario che rende la situazione già piuttosto intricata a livello descrittivo. Intanto, una prima divisione di fondo è tra le biblioteche che fanno capo all’amministrazione statale centrale e quelle che appartengono agli enti locali. Tra le prime, esistono molte centinaia di biblioteche che appartengono a diversi organismi statali: per es. quelle della Camera dei Deputati e del Senato, recentemente confluite in un “polo bibliotecario parlamentare” notevolmente ricco di risorse informative e reso accessibile anche al pubblico con una semplice richiesta di autorizzazione; poi molte biblioteche di ministeri anch’esse talvolta di grande importanza e accessibili al pubblico, come ad esempio la Biblioteca centrale giuridica, o quelle di enti di ricerca di rilevanza nazionale, come il CNR o l’Istituto Superiore di Sanità, anch’esse accessibili. Il finanziamento di ciascuno di questi istituti è naturalmente a carico della rispettiva amministrazione di appartenenza; vanno inoltre computate a carico del bilancio statale (del Ministero della Pubblica Istruzione) le spese di finanziamento delle molte biblioteche delle Università statali, anche se la gestione del budget ad esse destinato avviene in regime di autonomia da parte degli organi delle stesse università, che spesso provvedono a organizzarle in “sistemi bibliotecari di ateneo”. Esiste poi un gruppo di 46 biblioteche denominate “pubbliche statali” che svolgono tradizionalmente servizi al pubblico senza particolari necessità di autorizzazioni per l’accesso, se non quelle relative al rilascio di una tessera o di una carta di entrata

A questo gruppo di biblioteche, del quale fanno parte quelle degli stati pre-unitari, alcune delle quali dotate di tradizioni storiche secolari e che si configurano attualmente come organi del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, esistente dal 1975, appartengono anche le due maggiori biblioteche italiane che hanno il titolo di “nazionali centrali” e si trovano l’una a Firenze, istituita nel 1861, l’altra a Roma, creata dopo la presa della Capitale, nel 1875. Proprio sulle funzioni e sulle disponibilità finanziarie di queste due biblioteche che, oltre a costituire l’”archivio nazionale del libro”, vale dire il centro di raccolta e conservazione di tutti i documenti di interesse culturale pubblicati sul territorio italiano, dovrebbero anche garantire l’accesso a tutto ciò che documenta la cultura italiana, anche se pubblicato all’estero, nonché i tratti salienti della cultura internazionale, mediante un’adeguata politica degli acquisti, per esempio delle più importanti riviste, si sono accentrate critiche ricorrenti, specialmente da parte del pubblico degli intellettuali che maggiormente necessitano di strumenti di ricerca ampi, aggiornati e facilmente raggiungibili. Senza voler negare che in entrambi gli istituti ( i quali svolgono per altro in larga misura compiti analoghi) siano state poste in essere iniziative interessanti e strutture tecnologiche avanzate, le carenze nel servizio all’utenza si vanno vieppiù aggravando, soprattutto per problemi relativi ai finanziamenti e al personale: ad esempio, la Biblioteca Nazionale di Roma, che resta anche la maggiore se non l’unica vera “biblioteca pubblica” della Capitale si trova costretta, ormai da molti mesi, a non praticare più il servizio di distribuzione al pubblico dei libri richiesti in lettura, se non previa prenotazione da effettuare per via elettronica il giorno precedente. La situazione fortemente insoddisfacente dipende da vari fattori: per esempio dal fatto che, mentre sul fronte delle biblioteche pubbliche statali, tutte a carico di un unico Ministero, si è sempre lamentato, fin dai primi anni dell’unità, il loro numero eccessivo, esso è andato vieppiù crescendo di numero, poi dall’anomalia dell’esistenza di due nazionali entrambe denominate “centrali”, la quantità di personale e di stanziamenti, giudicata largamente insufficiente già dall’inizio del nuovo secolo e che invece di essere aumentata, come sarebbe stato indispensabile, è stata ridotta in maniera massiccia, che tocca punte del 50% (vale a dire del dimezzamento) e talvolta le sorpassa largamente.

Basti pensare che la dotazione organica per tutte le spese di funzionamento della Biblioteca Nazionale centrale di Roma che ammontava nell’ultimo bilancio in lire a 6 miliardi è passata nel corso di un decennio a 1.500.000, è stata cioè dimezzata se si calcola il valore dell’euro nelle circa 2000 lire a cui è avvenuto il cambio ufficiale, ma può ritenersi ridotta a un quarto se lo si rapporta invece a 1.000 lire del 2001, il che in campo librario è probabilmente una stima ottimistica. Altrettanto può dirsi per la Nazionale centrale di Firenze che prevede per il 2010 una dotazione annua di circa 2 milioni di euro, compresi gli interventi straordinari. Dai lavori di una Commissione, della quale faceva parte anche chi scrive, nominata nello scorso anno dalla Direzione generale delle biblioteche del MBAC per riferire al Consiglio Superiore per i Beni Cultuali in merito alle biblioteche pubbliche statali e in particolare alle due Nazionali centrali, risultavano alcuni dati comparativi tra la situazione delle risorse per il servizio di biblioteche nazionali in Italia e in alcuni degli altri maggiori Paesi europei. In particolare, circa le dotazioni finanziarie, risulta che i due Istituti centrali italiani non raggiungono insieme i 4 milioni di euro annui, mentre la Biblioteca Nazionale di Francia dispone di 254 milioni di euro all’anno, la British Library di 159,2 e la Nazionale di Spagna di 52. Il personale in organico è di 2651 unità in Francia, di 2011 in Inghilterra di più di 1000 in Spagna, mentre ammonta a 205 unità a Firenze e a 264 a Roma per un totale di 469. Si tratta di dati di così evidente rilevanza da non necessitare di commenti. È vero che l’insieme delle biblioteche pubbliche statali comprende, come si è detto, in Italia parecchi altri istituti, ma le risorse loro destinate sono complessivamente troppo esigue per mutare significativamente la situazione.

Quanto alle biblioteche di enti locali, a partire dalla riforma delle amministrazioni locali del 1990, si è potuto assistere in numerosi casi (ma quasi esclusivamente nel Centro- Nord), a interventi finanziari cospicui in conto capitale degli enti, per lo più i comuni, a cui esse fanno capo, capaci di dar vita a un certo numero di strutture bibliotecarie di moderna concezione edilizia per lo più dotate anche di un buon apparato tecnologico informativo, che le pongono certamente alla pari delle migliori biblioteche pubbliche europee in comunità locali di dimensioni analoghe.
Vi è però da osservare che, mentre le spese di finanziamento strutturale sono state in questi casi adeguate, resta sostanzialmente aperto e irrisolto, specialmente in tempi di crisi economica e di forti riduzioni dei finanziamenti ai comuni, il problema delle spese di gestione ordinaria, che certamente non possono essere contenute al di sotto di una soglia minima. La strada della così chiamata “inter-istituzionalità”, vale a dire dell’intervento congiunto di varie amministrazioni, statali e locali, per dar vita a strutture bibliotecarie e informative di livello europeo avanzato (per esempio la famosa BEIC: Biblioteca Europea di Informazione e Cultura a Milano) sono in forte ritardo di realizzazione e, comunque, necessiterebbero, data la situazione policentrica, che di per sé costituisce una ricchezza delle istituzioni italiane per la cultura, di un’abbastanza ampia diffusione sul territorio, specie nel Meridione Il che allo stato attuale della politica economica, non sembra ipotesi dotata di un alto tasso di probabilità.

Paolo Traniello
Professore Ordinario di Biblioteconomia,
Facoltà di Lettere e Filosofia, Università Roma Tre

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