Il senso del matrimonio

La scelta per una politica del futuro è quella dedicata alla famiglia che nella nostra Italia è ben riconosciuta con l’art. 29 della Costituzione

Con piacere abbiamo constatato come il tema della famiglia, nel tempo elettorale, abbia occupato molti spazi. Con amarezza constatiamo che lo stesso tema sembra ora posto in naftalina, ma la considerazione è certamente errata visto che “il potere” allo stato attuale si trova in vacanza. Probabilmente è questa l’occasione migliore per approfondire la materia, partendo propriamente dal suo inizio, il matrimonio. In ogni società esiste una qualche forma di matrimonio che pone delle regole fondamentali per la stessa e dove i contraenti assumono il ruolo vitale per trasmettere il patrimonio di una generazione alla generazione successiva, per dare protezione e cura ai bambini che crescono, per costituire una forma di cooperazione sociale ed economica, e per esprimersi reciprocamente, affettivamente e sessualmente. Anche nella nostra società il matrimonio esiste, ha una identità specifica, vincolante, riconosciuta civilmente e costituzionalmente come istituzione naturale composta da un uomo e una donna, avvalorata in senso religioso con la benedizione sacramentale in quanto la promessa sacra è certamente più vincolante della promessa civile. L’insieme che si forma fra i due è di carattere generativo fondato nel loro amore del quale diventano trasmettitori per il futuro tramite i figli. Accogliere la vita vuol dire rispondere con un sì alla sua continuità e, quasi inconsapevolmente, far rigenerare il dono ricevuto dell’essere stati a nostra volta generati ed accolti. Questo ci fa capire che ogni uomo non è e non può essere fine a se stesso, che nessuno può rimanere indifferente sul valore del matrimonio, in quanto trattasi di istituzione che ci pervade globalmente. Nella nostra società, la libertà, e la conseguente scelta responsabile alla vita coniugale, ne costituiscono diritto fondamentale alla quale corrisponde il dovere verso il coniuge, seguito dal dovere verso i figli, in particolare la loro crescita, educazione, formazione spirituale e morale. Dal matrimonio abbiamo così la famiglia, dove i figli trovano protezione, vivono un rapporto stretto, caloroso e duraturo con i propri genitori, acquisiscono serenità e maturità in nome di una giustizia naturale.

Questa è la famiglia, offerta dalla natura, trasmessaci dalla tradizione, è la famiglia italiana della quale noi siamo frutto e testimonianza. Non sfugga, da questa semplice presentazione, il matrimonio/famiglia quale primario soggetto sociale ed il capitale vero dell’umanità, propulsore dunque di vantaggi non certo limitabili alla sfera del fatto privato o sentimentale, quali la stabilità, il dinamismo, la creatività, l’innovazione e quant’ altro. Balza all’evidenza come l’economia stessa di un paese segue l’andamento della famiglia; alla famiglia sana fa eco una società ad una economia sana, alla famiglia disastrata fa eco una società in fallimento.

Vale porre l’esempio economico per significare come, tendenze moderne, conducano a quest’ultimo risultato. Chi procederebbe all’acquisto di un bene o un servizio con garanzie contrattuali scritte ma inefficaci, rinnegate o rinnegabili dallo stesso potere giudiziario nel suo sentenziare? Quali sarebbero le conseguenze economiche per l’applicazione di simili norme? Allo stesso modo nel matrimonio, l’impegno di fedeltà e stabilità si contraddice con il divorzio che, nella applicazione, non è affatto consensuale, ma unilaterale, in quanto priva il coniuge di qualsiasi possibilità di contestazione. Ne consegue il matrimonio a tempo determinato, privo di termini in quanto “a vita”, ma con tempi predeterminati per la cessazione. Eppure l’atto costitutivo di una famiglia introduce a realtà che non possono essere limitate in senso temporale, in quanto la specificità generativa, il concepire e l’avere figli, costituisce futuro sacro ed intoccabile, non limitato alla vita dei figli, ma alla stessa genitorialità ed alla sua unità. E’ bene allora ricordare che al diritto di ogni cittadino di formarsi una famiglia, corrisponde il diritto dei bambini alla loro famiglia ed il diritto loro di essere cresciuti dai genitori che li hanno concepiti.

A molti sembrano sfuggire queste argomentazioni allorquando propongono l’acquisizione di nuovi diritti in favore di coppie di vario genere. Trattasi dell’istituzionalizzazione del gioco al ribasso, laddove le situazioni abnormi dovrebbero trovare riconoscimento pari all’impegno familiare, ignorando le responsabilità assunte o preferendogli il godimento di diverse situazioni di comodo, rifiutando vincoli, pretendendo dignità sacrale. Tornando all’esempio contrattuale, i venditori, garanti o meno della loro attività, godrebbero indifferentemente pari dignità e credito contrattuale, motivo per cui resterebbero senza acquirenti. Sulla famiglia, una simile codificazione legislativa discrimina la famiglia stessa, ne annulla il senso, la manda al baratro. E’ insostenibile quindi un avvallo a coppie che presentino esclusivamente l’etichetta del fatto, o a coppie che per natura sono prive delle caratteristiche dell’accoppiamento. La scelta fondante per una politica del futuro diventa quindi quella della famiglia reale, vera, che nella nostra Italia è ben riconosciuta con l’art. 29 della Costituzione. Ogni regione, il nuovo parlamento e gli eletti tutti è bene se lo ricordino e lo facciano proprio.

 

Franco Trevisan
Presidente Forum Associazioni familiari Friuli Venezia Giulia

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