Carcere per chi sevizia ed uccide animali: manifestazione nazionale a Roma venerdì 14 dicembre

24 giugno 2016: una data che milioni di persone non potranno e non dovranno più dimenticare.

Il 24 giugno 2016 nelle campagne di Sangineto, piccolo comune della provincia di Cosenza, quattro  giovani hanno catturato un cane randagio (per tutti “Angelo”), lo hanno barbaramente seviziato ed ucciso pubblicando poi il video su Facebook.

Immediatamente, un’ondata emotiva ha travolto l’Italia civile; in pochissimo tempo, le immagini di quell’atroce gesto hanno fatto il giro delle tv e dei social network ed ancora oggi, a distanza di più di due anni, è indelebile negli occhi e nel cuore il ricordo di Angelo, il cagnolone bianco che fino all’ultimo ha continuato a scodinzolare ai suoi aguzzini.

In memoria di Angelo, di Pilù, di Siria e delle migliaia di animali traditi da chi invece avrebbe dovuto amarli e proteggerli, il PAE, Partito Animalista Europeo, ha organizzato una manifestazione nazionale: l’appuntamento è per venerdì 14 dicembre a Roma, in piazza di Montecitorio, alle ore 15.

Il reato di uccisione di animali (anche detto “animalicidio”) è disciplinato dall’art. 544 bis c.p. che così recita: “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”.

Tale fattispecie delittuosa, che apre il titolo IX bis del libro II del codice penale, è stata introdotta nel nostro ordinamento giuridico dall’art.1 della legge 20 luglio 2004 n. 189; nel 2010 la norma di cui trattasi è stato oggetto di un’importante modifica legislativa ad opera dell’ art. 3, comma 1 lettera a) della legge 201/ 2010 che ha previsto, a decorrere dal 4 dicembre 2010, un aggravio della pena:  il limite minimo è stato innalzato da tre a quattro mesi mentre quello massimo è passato da 18 mesi a due anni. La novella normativa allo spazio edittale della pena ben rappresenta la valutazione del legislatore circa la gravità del reato in risposta alla crescente sensibilità degli italiani per gli animali e per il loro benessere. Ma, come subito si dirà, questo oggi non è più sufficiente.

Analizzando brevemente gli elementi oggettivi e soggettivi del reato di uccisione di animali, iniziamo col dire che si tratta di un reato a forma libera: la condotta del reo può essere costituita sia da un’azione sia da un’omissione . Di più, ai fini della rilevanza penale della condotta di uccisione di animali, è necessario che la stessa sia posta in essere “con crudeltà” o, in alternativa, “senza necessità”.  Nel primo caso rientrano le condotte che sono espressione di particolare compiacimento o di insensibilità; il secondo requisito di illiceità speciale (assenza di necessità) sussiste allorquando l’uccisione dell’animale non sia in altro modo evitabile perché dettata dall’esigenza di evitare un pericolo imminente  o impedire l’aggravamento di un danno giuridicamente apprezzabile alla persona e ai beni propri o altrui. Quanto all’elemento  soggettivo, secondo la prevalente giurisprudenza di legittimità, l’animalicidio si configura come reato a dolo specifico quando la condotta lesiva dell’integrità e della vita dell’animale sia tenuta per crudeltà; rileva invece il dolo generico quando la condotta sia tenuta senza necessità.

Ripercorriamo ora brevemente la tragica vicenda che ha portato alla condanna di Liparoto Giuseppe, Fusaro Nicholas, Bonanata Francesco e Bonanata Luca. Nella notte del 24 giugno 2016 i 4  imputati hanno catturato Angelo “un randagio particolarmente docile e fiducioso negli esseri umani”, lo hanno appeso ad un albero per il collo, lo hanno ripetutamente colpito con una spranga finendolo “tra commenti divertiti e facezie”. L’agonia di Angelo è stata ripresa con un cellulare da Bonanata Luca e pubblicata su facebook; il filmato è stato segnalato ai carabinieri della stazione di Cittadella del Capo che hanno provveduto ad identificare i responsabili. 2 minuti e 50 secondi: è questa la durata del terribile video che mostra gli ultimi istanti di vita di Angelo.
Il 26 maggio 2017 il giudice monocratico del Tribunale di Paola, Alfredo Cosenza, ha riconosciuto i quattro aguzzini di Angelo colpevoli del reato di uccisione di animali loro ascritto in concorso condannandoli a 16 mesi di reclusione ciascuno. Si tratta del massimo della pena considerato che gli imputati hanno scelto il rito abbreviato. Il massimo edittale della pena prevista dall’art. 544 bis c.p. (24 mesi) è stato ridotto di un terzo in ragione della scelta del rito abbreviato; gli imputati inoltre sono stati condannati al pagamento di 2000 € di risarcimento danni per ciascuna delle 18 parti civili costituite.

La sentenza emessa per gli assassini di Angelo rappresenta senz’altro una tappa fondamentale nel cammino per una più incisiva e sostanziale tutela degli animali. Oltre alla commisurazione del massimo della pena ” tenuto in particolare considerazione delle modalità particolarmente crudeli dell’azione, della gratuità di essa e dell’insensibilità manifestata per l’oggetto di essa”, nei motivi in diritto, il giudice sottolinea come l’art. 544 bis c.p. sia diretto a tutelare non solo il “sentimento che ogni persona nutre verso gli animali” ma anche “la vita dell’animale”: viene così superata la tradizionale impostazione in base alla quale l’animale è tutelato solo in via mediata perché il bene giuridico penalmente rilevante è in via diretta il sentimento verso gli animali. Nonostante queste considerazioni resta l’amarezza: in un Paese civile davvero la vita di un cane può valere solo 16 mesi? Basti pensare che il reato di furto è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 154 a 516 euro; a ciò si aggiunge il fatto che i quattro assassini di Angelo non varcheranno mai le porte del carcere. Il giudice infatti ha concesso loro la sospensione condizionale della pena subordinata allo svolgimento di sei mesi di attività di volontariato presso un canile della provincia di Cosenza.

Non ha avuto ancora giustizia Pilù, la cagnolina torturata e uccisa nel maggio 2015 a Pescia (Pistoia). Anche in questo caso le terribili violenze sono state filmate e diffuse da un video su facebook. Il 26 settembre scorso il processo a carico di G.F., l’uomo accusato di aver ucciso e seviziato la cagnolina, è stato rinviato a data da destinarsi per un vizio di forma.
Il 5 dicembre scorso,  nelle aule di giustizia del Tribunale di Bergamo, si è aperto il processo a carico di B.G. pensionato 84enne di Zanica accusato di uccisione di animali. I fatti risalgono al novembre 2017: l’uomo, con l’aiuto di un amico, aveva preso a bastonate e seppellito viva la sua setter di nome Siria. Salvata in extremis da una passante che ne aveva udito i guaiti, Siria non ce l’ha fatta: il suo corpo, già indebolito dal tumore, non ha retto alla violenza subita.  E’ attesa per mercoledì 19 dicembre la decisione del giudice Antonella Bertoja sull’istanza di patteggiamento presentata dai legali dell’uomo. Anche questo processo, come accaduto per Angelo, potrebbe concludersi con lo sconto di un terzo della pena. Come Angelo, anche Siria rischia di essere uccisa un’altra volta: vittima prima della furia assassina dell’uomo e poi di un sistema giudiziario che non è in grado di garantire la certezza del carcere per chi “per crudeltà o senza necessità” tortura ed uccide un animale.

Sono diverse e provenienti da tutte le forze politiche le proposte di legge già presentate per l’inasprimento delle pene con la certezza del carcere; è necessario che le stesse vengano calendarizzate senza ulteriore ritardo. “Carcere per chi sevizia ed uccide animali”: è questo quello che vogliono le oltre 270.000 persone che ad oggi hanno firmato la petizione lanciata dal PAE e che verrà consegnata proprio nel corso della manifestazione di venerdì prossimo.

L’assoluta ed urgente necessità di mettere mano alla normativa in materia di diritti degli animali (ed in particolare all’apparato sanzionatorio) emerge inesorabilmente anche dai dati contenuti nel Rapporto Zoomafia 2018 “Crimini e animali”: secondo i report dell’83% delle 169 Procure italiane,  viene aperto un fascicolo per reati a danno degli animali ogni 55 minuti (per un totale di 8518 fascicoli aperti nel 2017, sia a carico di noti che di ignoti) . Il maltrattamento (31,19%) e l’uccisione di animali (30,91%) sono i reati più contestati. Brescia si conferma maglia nera della classifica delle Procure con più procedimenti (527) seguita da Vicenza (256 procedimenti) ed Udine (213 procedimenti).

Appuntamento a Roma venerdì 14 dicembre 2018 per essere protagonisti di quel progresso civile che garantisca subito il carcere a chi si macchia di questi orrendi delitti a danno dei nostri amici animali.

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