Denazificazione e nazionalismo ucraino

Putin ha sottolineato uno dei suoi principali obiettivi: denazificare l’Ucraina.

Solitamente ciò che viene definito nazionalismo è un sentimento di ammirazione ed amore verso la propria patria; quello che invece molti ucraini decisero di abbracciare è l’estremismo di destra. Le sue radici affondano nel periodo della seconda guerra mondiale, quando molti ucraini si identificarono con il regime nazista di Adolf Hitler. Un collaboratore della Germania nazista fu l’ucraino Stepan Bandera. Antirusso ed antisemita, fu il fondatore dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) e diventò un simbolo da commemorare e un eroe per l’Ucraina indipendente. Prima deportò migliaia e migliaia di ebrei, poi subì lui stesso la stessa fine perché non andò a genio alla Germania l’idea di un’Ucraina autonoma. Sopravvisse ai campi di concentramento e nel 1959 venne ucciso da una spia del KGB a Monaco di Baviera.

Come lui, molti furono deportati e anche sterminati; allo stesso tempo, tanti altri iniziarono a sentirsi parte di un’ideologia, piuttosto che di un’identità nazionale. Un’ideologia russofobica: come i nazisti erano antisemiti, così i “nazionalisti” ucraini sono razzisti nei confronti dei russi.

La situazione si aggravò a partire dal febbraio 2014: le proteste avanzate con la Rivoluzione di Maidan culminarono con l’annessione della Crimea alla Russia, lo scoppio della guerra del Donbass ancora in corso e la crisi russo-ucraina che oggi trova il suo culmine. Questo provocò la distruzione di scuole, case ed ospedali e torture nelle regioni del Donbass e favorì l’appoggio per gli schieramenti nazionalisti ucraini.

Gli ucraini – prima amici della Russia e dei russi – diventano così filo-occidentali e filo-europei. Questo cambio drastico di interessi viene supportato dalle forze nazionaliste di estrema destra, che considerano la Russia e la popolazione ucraina filo-russa come il grande nemico da sterminare. Accadde ad esempio il 2 maggio del 2014, quando appiccarono il fuoco presso la Casa dei Sindacati ad Odessa, provocando almeno 48 vittime ucraine di etnia russa. L’evento fu un vero e proprio massacro, passato alla storia come strage di Odessa. Nessuno ne fu ritenuto colpevole.

Già in quell’anno la Russia propose una Risoluzione ONU per sottolineare la sua avversità contro l’ideologia nazista, che invece fu votata contro da Stati Uniti, Canada e Ucraina. Quest’ultima non sorprende affatto: la deriva nazionalista-estremista di destra ucraina continuò e continua tutt’ora a compiere atrocità in suolo ucraino.

Denuncia l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) nel rapporto “Detenzioni arbitrarie, tortura e maltrattamenti nel contesto del conflitto armato nell’Ucraina orientale, 2014-2021”:

<<I metodi di tortura e maltrattamento su entrambi i lati della linea di contatto includevano percosse, asfissia secca e umida, elettrocuzione, violenza sessuale su uomini e donne (come stupri, nudità forzata e violenza ai genitali), tortura posizionale, privazione di acqua, cibo, sonno o servizi igienici, isolamento, finte esecuzioni, uso prolungato di manette, incappucciamento e minacce di morte o ulteriori torture o violenze sessuali, o danni ai familiari”>> (capitolo I, punto 12).

La fazione estremista di destra ucraina vuole perciò combattere i separatisti filo-russi del Donbass, ovvero la popolazione ucraina che si sente più vicina ai russi. Non è limitata ai margini della società, ma dal 2014 è entrata nella vita politica e sociale del paese e ne influisce pesantemente il corso d’opera. Ne fa parte il battaglione Azov (Азов) fondato da Andrij Bileckyj. Antisemita e razzista, le sue chiare ideologie naziste sono incise anche sul simbolo che li identifica che a una svastica somiglia. Gli sono stati attribuiti ruoli militari e di polizia che ovviamente spesso ha ecceduto e ora rappresenta una forza regolare dell’esercito ucraino. Lo stesso si può dire di Svoboda, partito nazionalista, neonazista e russofobo e favorevole all’entrata nella NATO. Anche di Pravyj Sektor (Пра́вий се́ктор), gruppo paramilitare e partito politico ucraino di estrema destra. La sua bandiera a strisce orizzontali rossa e nera ricorda in toto quella dell’UPA.

Addirittura nel 2018 in Ucraina fu varata una legge, seguita da una manifestazione autorizzata nel nord del paese, che considera i collaboratori dei nazisti veri e propri eroi. L’America del tycoon Trump denunciò l’accaduto pronunciandosi contro la normativa, mentre l’Unione Europea tacque. Dopo quattro anni, lo stesso estremismo sorto nel 2014 si è diffuso ampiamente piuttosto che essere combattuto. A Bandera è stato dedicato un francobollo per il centenario della sua nascita. In varie città ucraine viene glorificato con statue e celebrazioni, considerato un patriota e non un terrorista. Gli stessi appartenenti a queste organizzazioni paramilitari assumono le vesti di paladini da onorare.

Le minoranze russofone ucraine del Donbass rappresentano il 30% della popolazione ucraina. Gli estremisti ucraini vi si sono mobilitati contro con atti criminali brutali e hanno imposto di non parlare la propria lingua e professare le proprie tradizioni. L’Unione Europea è a conoscenza della loro situazione ma non le ha mai protette. L’ONU, che dovrebbe tutelarle non l’ha fatto. La stessa NATO ha appoggiato ed alimentato l’estremismo di destra anti-russo, per suoi interessi.

L’odio Ucraina-Russia era già bollente da otto anni e nessuno ha fatto nulla per sradicarlo e promuovere la pace nel Donbass. La guerra oggi in atto non è assolutamente giustificabile, ma è stata ignorata. Era prevedibile, ma solo ora il mondo la prende in considerazione, nonostante abbia radici ben più lontane e profonde. La diplomazia non ha voluto prendere atto degli avvenimenti passati. Ora l’Ucraina sta prendendo una piega molto radicale, che farà fatica ad essere debellata anche una volta conclusosi il conflitto.

Lucia Valentini

Lucia Valentini è studentessa dell’Università di Bologna, dove frequenta il corso di laurea magistrale in Comunicazione giornalistica, pubblica e d’impresa. Si è laureata in triennale in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì. Tra i due percorsi di studi, per non prendere un anno sabbatico ha conseguito un Master di I° livello in Giornalismo e Comunicazione all’Università telematica Pegaso. Interessata alle questioni geo-sociali e politiche dei PVS e del Medio Oriente, ha partecipato all’International Summer School “Social-Political Conflicts of Modern Society” presso la Saint Petersburg Mining University nell’agosto 2019. Incuriosita dalle religioni e dalle criticità dei paesi in guerra, ha frequentato il corso “Hinduism Through its Scriptures” tenuto dall’HarvardX nell’aprile 2020 e “Terrorism and Counterterrorism” della GeorgetownX a febbraio 2022. Con grande passione per la lingua inglese e qualche conoscenza della lingua russa e hindi. 

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