Thermopolium di Pompei: è lecito parlare di omofobia nell’antica Roma?

people on historical place

Fine dicembre 2020: nella Regio V della città di Pompei è riaffiorato un ‘Thermopolium’ in sorprendente stato conservativo.

Che cos’è il Thermopolium

Il Termopolio, in latino appunto ‘Thermopolium’, termine composto a sua volta dai vocaboli greci ‘Thermόs’: caldo e ‘Poleo’: vendere, era un locale di dimensioni contenute che presentava un caratteristico bancone provvisto di diversi vani, concepiti per ospitare grandi giare contenenti vivande calde, pronte ad essere vedute ad un passante in cerca di ristoro. Uno scenario in cui noi facilmente possiamo immedesimarci.

L’entusiasmo che ha pervaso la scoperta del Termopolio di Pompei non riguarda solo il ritrovamento di questo ambiente ma anche la scoperta all’interno di esso di due corpi umani, di resti animali che ci forniscono preziosi dati sulla alimentazione del tempo e dei pregiati dipinti in ottimo stato di conservazione che adornano il bancone. Questi riprendono in alcune immagini proprio gli animali rinvenuti nelle giare.

La frase omofoba

Tuttavia, la scoperta di questo Termopolio non ci è nota soltanto per il suo valore archeologico ed artistico, una polemica ha coinvolto uno dei dipinti del bacone, il quale riporterebbe inscritta una frase omofoba. Insieme alla ‘Nereide su Ippocampo’, vicino a delle oche distese ed un gallo, troviamo raffigurato un cane nero con collare, bocca aperta e lingua di fuori, il quadro di un fedele compagno di caccia.

Sopra la sua testa troviamo inscritta a sgraffio la seguente frase: ‘Nicia Cinede Cacato’ tradotto ‘Nicia Cacatore Invertito’. Ai nostri occhi questa frase può risultare senz’altro una mancanza di rispetto nei confronti dell’orientamento sessuale di Nicia, un’affermazione omofoba non tollerabile, atta a colpire nell’intimo un liberto greco che visse intorno al 79 d.C a Pompei e capace di irritare anche noi oggi. Commenti stigmatizzanti a riguardo non sono stati risparmiati, dai privati sui Social sino ad importanti testate giornalistiche.

Ma è lecito parlare di omofobia? O meglio, è lecito trasporre il nostro concetto di omofobia nell’antica Roma? Tale polemica merita di essere approfondita con un breve excursus sulla sessualità nell’antichità romana e prima ancora, per completezza, nell’antichità greca. In tal modo potremo apprestarci a questa controversia assumendo uno sguardo critico.

Nell’antichità greca  

L’omosessualità nell’antica Grecia è testimoniata da una diversa varietà di fonti, dalle figurative alle letterarie sino a quelle poetiche. La pratica amorosa verso il medesimo sesso vedeva protagonisti un uomo adulto e un ragazzo non ancora in età puberale. Il primo aveva il compito di iniziare il ragazzo al complesso mondo della sessualità e guidarlo verso il proprio futuro di uomo, per il secondo invece tale rapporto era un rito di passaggio che gli avrebbe permesso in seguito di entrare in contatto con la figura femminile avendo la consapevolezza del proprio corpo maschile.

Tale fenomeno prende il nome di pederastia, termine di origine greca composto da ‘Pais’ fanciullo/a e ‘Erasteo’ amare e trae origine dai rituali di transizione verso l’età adulta delle antiche comunità indoeuropee. Possiamo ricordare una celebre coppia per tutte, Patroclo e Achille. Non di meno, ciò accadeva anche tra donne e ragazze, si pensi al Tiaso della poetessa Saffo nell’isola di Lesbo.

La frequentazione amorosa fra due coetanei adulti invece non era percepita come legittima in quanto in questo rapporto sarebbe venuti a mancare i valori sopra indicati. Numerose testimonianze però ci riportano che tali frequentazioni potevano comunque avere luogo restando nel riserbo personale.

Con l’avvento del Regno Macedone anche questi ultimi rapporti verranno accettati apertamente, pensiamo ad Alessandro Magno ed Efestione. Ad ogni modo l’intero mondo della sessualità era percepito diversamente, con meno reticenze su usi e costumi, si vedano i numerosi episodi ironici nelle commedie di Aristofane.

Nell’antichità romana

Anche nel mondo romano l’omosessualità trova numerose testimonianze e presenta con le dovute cautele alcuni contatti con la cultura greca. Il rapporto amoroso con lo stesso sesso aveva luogo principalmente fra il padrone ed il suo schiavo. Legati da una relazione di tipo gerarchico basata sullo status sociale, il primo era il conduttore del rapporto mentre il secondo doveva assecondare il primo in quanto confacente al proprio ruolo servile. Una volta che lo schiavo avesse riscattato la propria libertà o venisse affrancato direttamente dal proprio padrone, tale rapporto poteva continuare per diversi motivi. La frequentazione omosessuale poteva avvenire anche tra uomo adulto e ragazzo in quanto anch’essi giuridicamente di stati differenti.

Per riportare un esempio, celebre è l’amore dell’Imperatore Adriano nei confronti del suo schiavo Antinoo al quale dedicò numerose opere e città. Ovidio ancora ci parla dell’amore tra donne e inoltre, esaminando i numerosi riferimenti espliciti e sarcastici nei componimenti di Catullo e di Marziale, capiamo come spesso questa materia fosse non solo per i greci ma anche per i romani oggetto aperto di ironie. Un esempio per tutti è la sentenza di Cicerone su Cesare: ‘Marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti’. È importante ricordare infine che nella stessa Pompei vi sono preziosi esempi figurativi ed epigrafici che trattano l’omosessualità nel mondo romano.

Contestualizzare per comprendere

Dopo questo breve inquadramento possiamo capire come certamente la frase incisa sul dipinto del Termopolio rechi con sarcasmo, nel termine ‘Invertito’, l’orientamento sessuale di una persona con l’obiettivo di offenderla. Nicia potrebbe essersi offeso, qualche suo contemporaneo insieme a lui e noi a distanza di molto tempo insieme a loro. Ma in proposito non si può parlare di omofobia.

Questa frase non può essere dichiarata omofoba in quanto al tempo in cui fu scritta l’omofobia, intesa culturalmente come viene definita ai nostri giorni, non esisteva. La società romana, come visto in precedenza, era apertamente bisessuale, presentava codificazioni sociali che regolavano i rapporti intimi con altri sessi ed il medesimo, ma non conosceva altresì il concetto di omosessualità come da noi inteso né dunque il concetto conseguente di omofobia. Fare ironia su orientamenti e pratiche sessuali nell’antichità greca e romana era usuale, si vedano i già citati Aristofane, Catullo e Marziale. Nicia potrebbe certamente essersi offeso per una affermazione simile ma non avrebbe potuto accusare il proprio detrattore di omofobia, in quanto essa è un concetto culturale del nostro momento storico, delineatosi nel corso del ‘900. Tale definizione racchiude in sé un insieme di eventi ed una conseguente percezione dell’argomento che non possono essere trasposti nel passato, essi sono accaduti senza precedenti nella nostra epoca, in una società completamente diversa, distante 2000 anni da quella romana di Pompei che non conosceva la discriminazione dell’orientamento sessuale come la conosciamo noi.

Parlare di omofobia nei confronti della frase incisa sul bancone del Termopolio non è solo inappropriato, ma può inoltre risultare fuorviante e strumentale, un’occasione per creare scandalo. L’antichità classica è stata in varie epoche oggetto di ripresa interpretativa, un esempio per tutti, la già citata Saffo che, tra i vari ruoli assunti, in epoca napoleonica fu simbolo di debolezza femminile per diventare invece negli ultimi tempi eroina rivendicatrice dei propri diritti sessuali.

Guardare al passato con la sensibilità odierna è un errore comprensibile ma purtroppo spesso risulta non casuale. Per comprendere un qualsiasi avvenimento esso deve essere inteso ed analizzato all’interno del proprio contesto storico.

Paolo Urizzi

Nasce‌ ‌a‌ ‌Trieste‌ ‌nel‌ ‌1996. Laureato‌ ‌in‌ ‌Lettere‌ ‌classiche‌ ‌all’Università‌ ‌degli‌ ‌Studi‌ ‌di‌ ‌Trieste,‌ ‌prosegue‌ ‌il‌ ‌suo‌ ‌percorso‌ ‌accademico‌ ‌all’Università‌ ‌degli‌ ‌Studi‌ ‌di‌ ‌Padova.‌ ‌ Sin‌ ‌da‌ ‌giovane‌ ‌età‌ ‌si‌ ‌dedica‌ ‌alle‌ ‌arti‌ ‌figurative‌ ‌partecipando‌ ‌a‌ ‌numerose‌ ‌esposizioni‌ ‌ed‌ ‌eventi.‌ 

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