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Gianfranco Contini, Tutto esaurito. Chi ama è pericoloso. Intervento nell’ambito del convegno Le Voci che Sento – Come si racconta il disagio mentale di Rosalba Iemboli “Io vivo qua perché ho rubato sedicimila lire. Se-di-ci-mi-la-li-re”. Quando Gabriele Marchesini, attore e regista teatrale di grande bravura, inizia a leggere una pagina di “Tutto esaurito”, basta chiudere gli occhi per ritrovarsi davanti a una scena talmente nitida che sembra poterla toccare per mano. La voce dà spazio a pensieri, a un dialogo tra chi è disposto ad ascoltare e chi di solito non è ascoltato, a riflessioni che suscitano altre riflessioni. E domande su un luogo in cui è facile entrare, ma da cui è difficilissimo uscire. Nel libro “Tutto esaurito” lo psichiatra Gianfranco Contini racconta il disagio mentale attraverso una forma, quella letteraria, capace di fare immergere il lettore in universi distanti in cui mai penserebbe di entrare. L’autore si cala nel dolore di chi soffre nella mente, cercando di esplorare pensieri ed emozioni di chi ancora oggi è classificato come “pazzo”. Affronta da un lato il tema dell’amore come malattia, analizzando se c’è follia all’estremo di una passione e approfondisce dall’altro il tema dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, dove sono avvengono gli incontri narrati. Pur mostrando ammirazione verso coloro che con dedizione lavorano al suo interno, Contini critica questa istituzione, sostenendone l’inefficacia per la riabilitazione del malato nella società. Il tutto mediante un linguaggio concitato che ripropone il sottile limite tra normalità e anormalità.
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