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Prima della fuga. Aree di crisi, migrazioni forzate e politiche europee: Africa subsahariana, Corno d’Africa e Caucaso.
Nell’ambito del progetto regionale “Emilia-Romagna Terra d’Asilo”, in collaborazione con il Centro Dipartimentale di Studi Storici e Politici su Africa e Medio Oriente dell’Università di Bologna, l’11 Dicembre si è tenuto presso la Facoltà di Scienze Politiche di Bologna il seminario “Prima della fuga. Aree di crisi, migrazioni forzate e politiche europee: Africa subsahariana, Corno d’Africa e Caucaso”. Il progetto “Emilia-Romagna Terra d’Asilo”, nato nel 2005 e coordinato dalla Provincia di Parma, si pone come obiettivo la creazione di una rete tra enti locali e terzo settore che si occupano di diritti e accoglienza dei richiedenti asilo. Le attività svolte sono di due tipologie: l’analisi del fenomeno che si concretizza nella realizzazione di una ricerca annuale sui rifugiati in Emilia Romagna e l’organizzazione di giornate di sensibilizzazione e formazione sia per studenti che per operatori di enti locali e associazioni. In quest’ultimo filone di attività si inserisce l’incontro dell’11 Dicembre scorso che ha voluto porre l’attenzione sui contesti di provenienza dei richiedenti asilo. La professoressa Anna Maria Gentili, docente di Storia e Istituzioni dell’Africa presso l’Università di Bologna, ha offerto una panoramica generale sulle differenti aree di crisi e sull’impatto devastante dell’attuale crisi economica internazionale in Africa subsahariana, sottolineando come troppo spesso, quando si parla di immigrazione verso l’Europa, si trascuri il fatto che essa è solo una piccola frazione rispetto alle travolgenti migrazioni interne al continente africano. Esse sono dovute a una serie disparata di conflitti: da quelli armati tra comunità per garantirsi l’accesso alle risorse scarse ai conflitti politici, alle ribellioni per scarsità alimentari, fino ai conflitti di confine. Le cause dei conflitti sono molteplici e molto spesso da ricercare nell’eredità storica, nelle scelte politiche nazionali e internazionali in un contesto di grande cambiamento. Basti pensare che la popolazione africana raddoppia ogni 25 anni. La professoressa Federica Guazzini, che insegna Storia dell’Africa all’Università di Siena, ha approfondito le ragioni storiche della conflittualità nel Corno d’Africa, ovvero la penisola a est del continente africano composta da Etiopia, Eritrea, Djibouti, Sudan, Kenya e Somalia. Il Corno d’Africa, devastato da continui conflitti sia tra i paesi che lo compongono sia internamente ai singoli stati, produce uno dei flussi più importanti di rifugiati in Africa e verso l’Europa. La situazione del Caucaso è stata oggetto dell’intervento del dottor Francesco Privitera, docente di Storia dell’Europa Orientale all’Università di Bologna. La regione, composta da Georgia, Armenia e Azerbaigian, è un’area fondamentale sia dal punto di vista geopolitico che geostrategico, costituendo una via di transito tra Mar Nero e Mar Caspio e con il Medio Oriente, il cosiddetto corridoio caucasico fonte delle risorse energetiche fondamentali per l’Europa. Pur essendo una regione multietnica e poliedrica, il Caucaso di per sé non è una regione instabile, lo è divenuta a causa dell’influenza esercitata da attori esterni, i quali hanno fatto leva su tali differenze interne per ottenere il controllo dell’area. La regione, in particolare lo stato georgiano, è sotto i riflettori dall’estate scorsa a causa della guerra intrapresa contro la Russia per il controllo dell’Ossezia del Sud. A partire dalle aree di crisi si è poi affrontato il tema dei luoghi di transito dei migranti. La dottoressa Eleonora Zuolo, tirocinante presso la Regione Emilia Romagna, ha descritto la realtà del Passo di Calais, città portuale al nord della Francia collegata all’Inghilterra tramite l’Eurotunnel. Come altre aree di transito, ad esempio il porto di Patrasso in Grecia, quest’area è caratterizzata da una certa extraterritorialità, nel senso che i diritti normalmente garantiti in questi luoghi spesso non sono rispettati. In questo senso va intesa ad esempio la chiusura nel 2002 del centro di accoglienza di Sangatte, con la motivazione di essere un’attrazione per i migranti. Da allora le principali attività di supporto ai migranti, a partire dall’offerta di cibo, sono offerte da associazioni di volontariato. L’incontro si è concluso con una panoramica sulle politiche approvate di recente dall’Unione Europea in tema di migrazione. Uno dei meccanismi alla base della nuova Direttiva Rimpatri del Parlamento UE approvata lo scorso giugno è il ritorno volontario, il quale si basa sull’offerta di incentivi al cittadino di stato terzo che decida volontariamente di tornare al suo paese di origine. La direttiva prevede inoltre due elementi innovativi: l’estendibilità del trattenimento in Cpt (Centri di permanenza temporanea) di sans papieres per esigenze tecnico-burocratiche fino ad un massimo di 18 mesi e il rimpatrio di minori non accompagnati. In quest’ultimo caso occorre tenere conto dell'interesse superiore del minore e, prima dell’allontanamento dal loro territorio, le autorità degli Stati membri sono obbligate ad accertarsi che i minori saranno ricondotti a un membro della loro famiglia, a un tutore designato o presso adeguate strutture di accoglienza nello Stato di ritorno.
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