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Diverse povertà |

Padri separati, “poveri per legge”
Tra assegni familiari, mutui da pagare e nuovi affitti, vivono in condizioni di estrema povertà.
Sono circa 400, ogni anno, i padri separati o divorziati che si rivolgono, in cerca di assistenza legale e psicologica, ad Aps (Associazione padri separati), che ha la sua sede centrale a Bologna. Nell’ultimo anno, “i più fortunati” tra gli iscritti sono in cassa integrazione, dicono i responsabili dell’associazione. In questa condizione, e a fronte della crisi del lavoro, rispondere agli obblighi giuridici di mantenimento della famiglia per molti diventa un problema insormontabile. Non solo dal punto di vista economico, ma anche psicologico e morale.
La legge n° 54 dell'8 Febbraio 2006 sull’affidamento condiviso dice che la potestà genitoriale deve essere esercitata da entrambi i genitori e che le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all'istruzione, all'educazione e alla salute, devono essere assunte di comune accordo. Per quanto riguarda il mantenimento dei figli, ciascun genitore deve provvedervi in misura proporzionale al proprio reddito. Per questo, il giudice stabilisce il pagamento di un assegno periodico, al fine di realizzare il principio di proporzionalità, che tenga in considerazione le esigenze del figlio e il suo tenore di vita precedente alla fine della convivenza tra i due genitori. I padri separati che si rivolgono ad Aps sono molto spesso sposati da qualche anno, hanno figli di al massimo 2 o 3 anni ed un mutuo da pagare. Dunque, oltre all’assegno mensile per i figli, devono continuare a pagare il mutuo della casa acquistata di recente e provvedere ad una nuova sistemazione per sé stessi. Alcuni di loro hanno la possibilità di farsi aiutare dalle famiglie di origine o da amici, molti tornano alla casa in cui sono cresciuti, anche se non è un ritorno così facile da accettare. I più fortunati riescono, al massimo, a pagarsi un affitto per un monolocale, con il rischio che il giudice non riconosca la nuova abitazione idonea ad ospitare i figli. Purtroppo, sono ancor più numerosi i casi di padri che, trovandosi senza lavoro, in cassa integrazione o con il solo sussidio per la disoccupazione, sono costretti a dormire in macchina o nei dormitori ed a rivolgersi alle mense dei poveri della Caritas per un pranzo dignitoso. Secondo l’associazione, alcuni hanno scelto di trasferirsi nei campeggi fuori Bologna, di dormire nelle tende. La mattina, come se niente fosse, vestiti bene e profumati, si recano sui loro posti di lavoro.
A trovarsi in difficoltà, oltre ai disoccupati ed ai cassa integrati, ci sono anche i lavoratori. Operai, ma anche artigiani o liberi professionisti. Se di uno stipendio di 1000 euro al mese, 200 sono destinati all’assegno per ciascun figlio, circa altrettanti servono a pagare il mutuo della casa del coniuge affidatario e 500 al pagamento del nuovo affitto, quello che rimane per vivere è veramente poco. E così si scopre che oggi, un padre separato in Italia rientra tra le persone definite “nuovi poveri”: lontano dai propri figli, privato della sua dignità e non adeguatamente tutelato dalla legge. Oltre agli evidenti problemi economici, infatti, il dolore della perdita dell'affetto coniugale e la mancata vicinanza con i figli sono per i padri gravi fattori di stress. Si sentono impreparati davanti alla prospettiva di un divorzio, hanno paura di perdere la stabilità finanziaria ed il loro stile di vita, li spaventa l’idea di separarsi dal coniuge dovendo mantenere al tempo stesso il ruolo di genitore. Ma soprattutto, è l'improvvisa, spesso inaspettata e prolungata separazione dai figli a gettarli nello sconforto. L’Aps aiuta i padri separati su questo fronte, offrendo loro consulenze di avvocati e psicologi. Grazie al supporto che ricevono dall’associazione, riescono a sentirsi meno soli. Ma il traguardo più difficile che devono raggiungere è accettare la nuova vita e riacquistare la propria dignità, che sentono in discussione. Ci sono anche casi in cui molti padri decidono di trasferirsi all’estero, perché non accettano di vivere in condizioni deprecabili sotto gli occhi dei loro figli. A malincuore, preferiscono sparire per un po’ di tempo e tornare quando i figli, più grandi, saranno forse in grado di capire. Meglio fuggire che rimanere stranieri in casa, poveri nelle tasche, negli affetti, nei diritti.
Chiara Panzeri (Merate, Lc)
Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale – Università di Bologna
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